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GIUSTIZIA, ON. BRAMBILLA: “TUTELE PER GLI ANIMALI SEQUESTRATI, SONO ESSERI SENZIENTI NON OGGETTI”

Pubblicata il 21 marzo 2017

“Gli animali non sono oggetti. Non possono essere sequestrati da presunti aguzzini, affidati e poi strappati alle loro famiglie a seconda dell’esito dei procedimenti penali. Occorre tutelare il loro benessere e riconoscere i loro diritti: ogni sequestro deve essere immediatamente trasformato in “affido definitivo”. E’ quanto propone l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, con un progetto di legge, depositato nei giorni scorsi e presentato oggi a Roma, che aggiunge un nuovo comma all’art. 260 del codice di procedura penale.

“Proprio perché gli animali non sono cose – osserva l’onorevole – al momento del sequestro, di solito preventivo, sorge il problema della loro custodia, anche perché il provvedimento può durare a lungo, come il procedimento penale cui si riferisce. La legge già oggi dispone che gli animali sequestrati o confiscati siano affidati ad associazioni o enti, riconosciuti per decreto, che ne facciano richiesta. Ma vivere in un canile, anche il meglio organizzato del mondo, non sarà mai come conoscere il calore di una casa e l’affetto di una famiglia, di gran lunga la situazione più consona ad un animale domestico. Perciò si è diffusa la pratica degli affidi, durante il procedimento, a privati, che corrono il rischio di dover restituire gli animali, anche dopo anni di cure, se l’imputato è prosciolto o assolto o il sequestro è annullato. La mia proposta risolve il problema prevedendo che l’autorità giudiziaria ordini l’affido definitivo degli animali sequestrati con alienazione allo Stato, agli enti o associazioni autorizzati o ai loro subaffidatari”. Al giudice è riservato il compito di stabilire le modalità dell’affido. Potrà per esempio, com’è già avvenuto in alcuni casi-pilota, chiedere agli affidatari un “deposito giudiziario” per ogni animale affidato, con il quale indennizzare il precedente proprietario nel caso le ragioni del sequestro vengano a cadere.

“In questo modo – spiega l’ex ministro – l’interesse dell’animale, che ha ormai trovato una nuova famiglia, prevale su ogni altro, anche quello del precedente proprietario che dovrà accontentarsi di una somma di denaro. Non solo: c’è un ulteriore effetto deterrente (il rischio di perdere l’animale), si evitano contenziosi alla fine del sequestro, si liberano posti nei canili, dov’è molto difficile far adottare animali sotto sequestro proprio per il rischio-restituzione. A Milano, per esempio, questa situazione riguarda l’11 per cento dei cani ospitati nel parco canile. A Roma, il 5,36 per cento”.

“L’applicazione agli animali delle norme sui sequestri mostra con tutta evidenza l’inadeguatezza della tradizionale distinzione tra persone e cose, che appare sempre più anacronistica. Il Trattato di Lisbona definisce gli animali “esseri senzienti”, la Cassazione riconosce loro la capacità di soffrire e di provare dolore. Dovremmo prenderne atto anche nella Carta costituzionale, come ho proposto di fare con un mio disegno di legge, ma nel frattempo possiamo dare un segnale e risolvere un problema pratico che riguarda molte famiglie affidatarie”.

Alla conferenza stampa con l’on. Michela Vittoria Brambilla hanno portato la loro testimonianza otto famiglie affidatarie di alcuni cagnolini posti sotto sequestro sette anni fa a seguito di alcune verifiche effettuate presso un negozio di animali di Roma. Oggi si vedono richiedere la restituzione del loro quattro zampe, diventato ormai un membro della famiglia e un compagno inseparabile, alla quale si oppongono con grande determinazione.

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