Lettere

IL LAVORO È UN DIRITTO DI TUTTI

Pubblicata il 15 ottobre 2009

Con la presente vi espongo alcuni problemi miei e di tanti altri giovani che vogliono semplicemente lavorare: disoccupazione, lavoro nero e massiccia immigrazione di extracomunitari. Sono una ragazza siciliana, ho il diploma di “ragioniere e perito commerciale” conseguito nel 2005 (in ritardo di qualche anno ma solo ed esclusivamente per motivi personali e non scolastici) e con il risultato finale di 90/100. Oltre al diploma posseggo una qualifica professionale (durata corso: 2 anni) di “addetta segreteria d’azienda” conseguita il nel 1999 e dal 2004 la patente europea del computer (ECDL).
Il mio “dilemma” e quello di tanti altri giovani siciliani, io mi faccio portavoce di questi ultimi, inizia da qui…
Conseguita la qualifica professionale nel 1999, volevo semplicemente lavorare.
Ciò ai tempi non fu possibile per tante ragioni; per la mancanza di posti di lavoro in Sicilia (ho girato tutti gli studi della mia città, informandomi se avessero bisogno di una segretaria), per la massiccia presenza di lavoro nero e per la richiesta di alcuni datori di un titolo di studio superiore alla mia qualifica professionale: ovvero il diploma di scuola superiore. Dopo poco tempo, mi resi conto che era necessario il diploma di scuola superiore. Così sono tornata sui banchi di scuola quasi 18enne, per conseguire il diploma di “ragioniera” che a me piaceva molto. Da luglio 2005 a gennaio 2006 sono stati molti e vani i tentativi di entrare nel mondo del lavoro. Ho fatto dei colloqui presso alcune aziende, risultato: potevo lavorare, in ufficio, studio ecc. con uno stipendio che non superava i 350€ euro al mese, per 8 ore al giorno ed in più in nero, come è nero il 90% del lavoro che purtroppo esiste in Sicilia. Ero molto demoralizzata e delusa ma non mi arresi.
Ho trovato un lavoro, l’unica pecca purtroppo è che, come nella stragrande maggioranza dei casi, lo stipendio è misero ed inoltre il giorno dell’inquadramento contrattuale non arriverà mai. Quei pochi lavoratori che sono stati inquadrati in realtà percepiscono al massimo solo il 50% di quanto risulta effettivamente in busta paga.
A nessuno piace lavorare in nero, ma spesso per vari motivi non si ha altra scelta.
In più sul mercato del lavoro influisce molto il lavoro dell’extracomunitario, che ormai è nettamente preferito dai datori di lavoro perché pagato con pochi euro.
Non sono razzista. Anche loro hanno bisogno di lavorare… ma noi italiani lavoriamo e paghiamo le tasse per mandare avanti il nostro Paese.
Il lavoro è o no un diritto di tutti? Ma purtroppo chi è al governo non fa nulla per farlo diventare effettivamente un diritto.
Non chiedo l’impossibile. Questo è un problema comune alla stragrande maggioranza dei giovani, che dopo anni di studio e sacrifici restano senza un lavoro o sono costretti ad accettare quello nero, perchè l’Italia non offre altro.
Siamo costretti ad emigrare? Per quale motivo?
Chiedo solamente, a chi ha il potere, di effettuare tempestivamente e con mezzi efficaci controlli a tappeto per evitare che accada tutto ciò.
Se l’economia va male è anche colpa del lavoro nero: il lavoratore con un misero stipendio è costretto ad acquistare l’essenziale, e a risparmiare anche sulle piccole cose e poi difficilmente può risparmiare per il suo futuro.
Che ne sarà di noi? Che fine farà l’Italia con Prodi?
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