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ANIMALI, BRAMBILLA: “ORA CHIUDERE TUTTI I DELFINARI, SOSTENERE MIA PROPOSTA DI LEGGE E PETIZIONE LAV”

Pubblicata il 5 Aprile 2014

“La casa dei cetacei è il mare e lì devono stare. Perciò firmate, firmate, firmate in tutte le piazze italiane la petizione della Lav per chiudere i delfinari. Darà forza al progetto di legge che ho già depositato alla Camera e che si propone di mettere la parola fine allo sfruttamento di questi meravigliosi animali”. E’ l’appello lanciato questa mattina a Milano dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), al tavolo aperto dai militanti dell’associazione, in piazza Argentina, dove la raccolta di firme continuerà anche domani.

“La decisione della Corte dell’Aia di dichiarare “illegale” la caccia alle balene condotta dal Giappone col risibile pretesto della “ricerca scientifica” – ricorda l’ex ministro – ha richiamato l’attenzione del mondo intero sui pericoli che corrono, per mano dell’uomo, molte specie di mammiferi marini. All’alba del XXI secolo, costringere dei cetacei a vivere in vasche e ad esibirsi per il divertimento della folla è crudeltà allo stato puro. I delfini sono animali molto intelligenti, vivono in gruppi sociali complessi e, come gli esseri umani, hanno bisogno di un’intensa vita di relazione. Separarli ancora piccoli dalle loro famiglie vuol dire infliggere loro un trauma gravissimo, spesso insuperabile. In natura possono nuotare anche per 160 chilometri al giorno, cacciando e giocando. La loro casa è l’oceano, non certo una vasca di 400 metri quadri per cinque esemplari e 100 metri quadrati per ogni esemplare aggiuntivo. Parliamo, si badi bene, dello standard minimo dalla normativa italiana, considerata “generosa”. Sarebbe come se una persona fosse confinata in uno sgabuzzino per tutta la vita”.

L’alibi della ricerca scientifica, grazie al quale molte “prigioni per cetacei” sono riuscite a rimanere in attività, è solo un pretesto, demolito dalle investigazioni degli animalisti. “I delfinari – sottolinea l’on. Brambilla – non sono centri di ricerca, ma imprese commerciali: questi poveri animali prigionieri devono imparare ed eseguire “numeri da circo” di fronte a spettatori paganti. Non c’è da stupirsi se lo stress mentale, emozionale e fisico indebolisce il delicato sistema immunitario dei delfini, li porta spesso alla malattia e alla morte”.

“Fortunatamente – conclude l’ex ministro Brambilla – la magistratura italiana, come attesta la recente conferma, da parte della Cassazione, del sequestro dei delfini di Rimini, si è dimostrata attenta e sensibile alle denunce delle associazioni di protezione animale. Ma non basta, non c’è vasca che tenga: l’Italia deve unirsi ai paesi dell’Unione europea che hanno già bandito i delfinari dal proprio territorio nazionale”.

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