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PET THERAPY, PRESENTATA A MONZA LA PROPOSTA DI LEGGE DELL’ON. BRAMBILLA: “CRITERI E STANDARD VALIDI PER TUTTI, A TUTELA DEI PAZIENTI, DEGLI OPERATORI E DEGLI ANIMALI”

Pubblicata il 24 marzo 2013

Riconoscere la “pet therapy” come metodo di “co-terapia”, fissare il principio per cui essa sia fondata sulla relazione con gli animali coinvolti – ai quali devono essere garantite le migliori tutele – e non sul loro sfruttamento, dare un quadro di certezze a pazienti, medici ed operatori. Sono i principali obiettivi della proposta di legge “Disciplina delle attività e delle terapie assistite dagli animali”, depositata nei giorni scorsi alla Camera dall’on. Michela Vittoria Brambilla (Pdl). “Ai nostri bambini malati – spiega la parlamentare -deve essere garantito l’accesso ad ogni possibile attività e terapia che possa aiutarli e dare loro beneficio”. Il testo è stato presentato oggi a Monza, nel centro Maria Letizia Verga, specializzato in leucemie infantili, dove un nuovo progetto di “pet therapy” prenderà il via nei prossimi giorni con l’associazione “Frida’s Friends”.
La proposta di legge mira a colmare un vuoto. Alcune Regioni (Puglia, Piemonte, Veneto e ultimamente il Friuli-Venezia Giulia) hanno legiferato sull’argomento, ma manca ancora una legge-quadro nazionale, che riconosca esplicitamente la pet therapy e definisca criteri e standard validi per tutti. Il testo proposto dall’on. Brambilla distingue tra “attività assistite dagli animali” (AAA) – cioè “interventi relazionali di tipo educativo, didattico, formativo e ricreativo” realizzati da gruppi di lavoro qualificati – e “Terapie assistite dagli animali” (TAA) vere e proprie terapie necessariamente praticate con l’intervento del medico. Prevede l’istituzione di una commissione nazionale, composta da esperti delle varie discipline coinvolte, che, tra l’altro, definisca criteri, condizioni e requisiti per la valutazione dei progetti di AAA e TAA, individui le figure professionali specifiche e le procedure standard ed elabori un regolamento da sottoporre al ministero della Salute. Norme apposite sono dettate a tutela del benessere degli animali, che devono superare un’apposita valutazione e in nessun caso essere impiegati per prestazioni che comportino fatiche o stress psico-fisici. “La pet therapy – spiega l’on. Brambilla – non può e non deve essere “sfruttamento” degli animali, ma – al contrario – li riconosce come individui capaci di stabilire un rapporto emozionale profondo con gli esseri umani, rispettando le caratteristiche etologiche di entrambi”. Nel testo é peraltro previsto il divieto di coinvolgere animali selvatici o esotici, cuccioli di età inferiore ad un anno, animali anziani, femmine gravide, animali in condizioni patologiche. Inoltre, agli animali deve essere sempre garantita un’adeguata vita in famiglia con il proprietario/conduttore.
“E’ intuitivo- osserva l’on. Brambilla – che il contatto e l’interazione con gli animali domestici generino benessere e migliorino la qualità della vita delle persone sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Ma dopo l’esperienza di Levinson negli anni Cinquanta, si è diffuso in tutto il mondo l’apprezzamento per le potenzialità terapeutiche di questa antichissima relazione. Nel nostro Paese, nonostante l’accordo Stato-Regioni recepito con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003 e alcune iniziative legislative regionali, manca una disciplina nazionale che definisca figure professionali, standard e procedure. Di qui la mia iniziativa che punta a superare lo spontaneismo, per tutelare adeguatamente pazienti, operatori e gli animali stessi”.
Alla presentazione hanno partecipato l’équipe di cani-terapeuti di Frida’s Friends, partner principale di Medicuore-Associazione Medici Brianza e Milano onlus e aderente alla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, e la psicologa che li accompagna nell’interazione con i pazienti. “La presenza dello psicologo, o comunque dello specialista – spiega il presidente dell’associazione, Mario Colombo – è sempre necessaria, perché l’educatore cinofilo non basta. Inoltre siamo convinti che decisivo sia il carattere del cane, non la sua razza. La maggior parte dei nostri cani terapeuti proviene da esperienze di maltrattamento e abbandono: recuperiamo energia positiva da situazioni un po’ particolari”.

 

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