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BOTTI DI FINE D’ANNO, BRAMBILLA, FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DIRITTI ANIMALI E AMBIENTE, APPELLO AI SINDACI: VIETATELI, SONO UN PERICOLO PER UOMINI E ANIMALI”

Pubblicata il 29 Dicembre 2012
Sono pericolosissimi per le persone, come dimostra il bollettino di guerra che ogni primo dell’anno viene riportato dai media, e rappresentano una vera e propria tortura, a volte con effetto mortale, per gli animali. Ecco perché l’on. Michela Vittoria Brambilla, anche a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, “ringrazia i sindaci che con regolamenti e ordinanze hanno già provveduto a vietare i botti di Capodanno”. Inoltre, rinnova l’appello a tutti i Comuni che non l’hanno ancora fatto, soprattutto quelli più grandi, “ad introdurre il divieto, a tutela di uomini e animali, e a non organizzare spettacoli pirotecnici”.
L’ex ministro del Turismo si rivolge anche alle persone che stanno pensando di acquistare petardi per l’occasione. “Non rischiate di rovinarvi la festa – chiede – e non mandate in fumo i vostri soldi. Potrete spenderli per una causa migliore”.
“I dati che le statistiche ci consegnano – ricorda – sono impressionanti”: negli ultimi 4 anni i festeggiamenti della notte di San Silvestro, prevalentemente a base di botti, hanno provocato quattro morti e 1.950 feriti. L’anno scorso i feriti sono stati 561, di cui 76 bambini fino ai 12 anni. Gravissime le conseguenze sugli animali, terrorizzati e spesso uccisi dalle esplosioni”. Secondo stime degli animalisti, infatti, i petardi provocano ogni anno la morte di circa 5 mila animali, tra cui 500 cani ed altrettanti gatti, oltre ai selvatici (soprattutto uccelli) che muoiono, come si diceva una volta, “di crepacuore”.
“Dove i botti sono ancora permessi – continua l’on. Brambilla – é importante prendere qualche precauzione per tutelare gli animali domestici, in genere molto più sensibili di noi ai rumori. Ci sono poche e semplici regole da seguire per fare in modo che anche loro trascorrano una festa serena. Le abbiamo raccolte in un piccolo vademecum che mettiamo a disposizione di tutti (www.nelcuore.org)”.
I Comuni che nel 2011 avevano vietato i botti erano 833, oggi sono oltre un migliaio. La stessa Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), investita del problema dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, ha incoraggiato le amministrazioni a prendere “provvedimenti meno occasionali e più complessivamente rivolti al contrasto del fenomeno, ed in particolare di quello illegale, proprio per le sue caratteristiche di pericolosità per l’incolumità di tutti, compresi gli amici a quattro zampe e gli altri animali”. Tra i “virtuosi”, che hanno proibito o limitato l’utilizzo dei botti, si segnalano – a titolo d’esempio – capoluoghi come Venezia, Torino, Bari, Modena, Grosseto, Vicenza, Brindisi, Cosenza, Brescia, La Spezia, Forlì, Cesena, Asti, Alessandria, Pesaro, Olbia, Foggia, Cremona, Cuneo, Verbania, Lecco, Imperia; Comuni come Cortina d’Ampezzo, Cesenatico, Boissano (SV), Faenza, Castelletto Ticino, Dormelletto, Borgo Ticino (NO), San Severo, Altamura, Vado Ligure, Quiliano, Cologno Monzese, Peschiera Borromeo, Sesto San Giovanni, Buccinasco, Montefalcone, San Giorgio, Montesilvano, Voghera, Carcare, Dronero, Ercolano, Angri, San Benedetto del Tronto, Mezzana, Cormons, Casalecchio di Reno, Arzignano, Girasole, Agropoli, Maddaloni, Valenza, Cervignano del Friuli. Altri Comuni, come Milano, Firenze, Napoli, Bergamo si sono limitati ad appelli o a campagne di sensibilizzazione.

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