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ambiente

CONTRIBUTI AI CIRCHI

Pubblicata il 5 Ottobre 2012

Introdurre tra i criteri preferenziali per l’erogazione dei contributi alle imprese circensi l’offerta di spettacoli realizzati senza sfruttare animali. E’ quanto chiede la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente – alla quale aderiscono le più importanti realtà nazionali, tra cui Enpa, Lav, Lega del Cane, Leidaa, Oipa, Chiliamacisegua, Noi Animali, Sos Levrieri – al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, in una lettera datata oggi, giorno di San Francesco, che sarà proposta alla firma di parlamentari e cittadini. Scrivono i presidenti delle associazioni aderenti alla Federazione: “La fuga e la morte, il 21 settembre scorso, di una giovane giraffa del circo tuttora attendato ad Imola, proprietà di Aldo Martini, hanno riportato all’attenzione della pubblica opinione il tema dello sfruttamento degli animali negli spettacoli circensi. Sappiamo bene – affermano gli animalisti – che la vigente legge 337 del 1968 riconosce la “funzione sociale” dei circhi e che il DM 20 novembre 2007 e successive modificazioni, recante “Criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività circensi e di spettacolo viaggiante, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n.163” definisce attività circense quella di “un’impresa che sotto il tendone di cui ha la disponibilità, presenta al pubblico, in una o più piste, uno spettacolo nel quale si esibiscono clown, ginnasti, acrobati, trapezisti, prestidigitatori, animali esotici o domestici ammaestrati”. Tuttavia – sottolineano – nelle more di una profonda riforma della disciplina dei circhi, che si rende obiettivamente necessaria, nulla impedisce al ministero per i Beni e le Attività culturali di introdurre tra i criteri preferenziali per l’erogazione dei contributi l’offerta di spettacoli realizzati senza sfruttare animali. Modificando tempestivamente in questo senso il DM 20 novembre 2007, il governo darebbe un importante segnale all’opinione pubblica, turbata per l’incidente occorso ad Imola e generalmente ostile all’utilizzo di animali nel circo. Come indicato, di recente, dal Rapporto Italia 2011 dell’Eurispes, secondo il quale “solo il 10,1 per cento degli intervistati giudica positivamente l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi”.
“Gli animali nel circo soffrono,” ricordano i presidenti delle associazioni. “Lo dice il buon senso (la Bassa padana non è la savana) e lo dice un’imponente letteratura scientifica che illustra l’ovvio: prigionia e “lavoro” sotto il tendone sono assolutamente incompatibili con le caratteristiche etologiche delle specie coinvolte. Mancanza di spazio e di igiene, metodi di addestramento spesso brutali, seri interrogativi sul rispetto delle linee guida della commissione scientifica Cites “per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre itineranti” completano un quadro sconsolante. Ecco perché, a nostro avviso, è innanzitutto necessario – ribadiscono – quantomeno integrare i criteri che regolano l’erogazione di fondi ai circhi, premiando la vera arte circense e non lo sfruttamento degli animali”.

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