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FESTIVAL DI YULIN, ON. BRAMBILLA: “L’ORRORE NON SI FERMA, NEANCHE NOI CI FERMEREMO”

Pubblicata il 21 Giugno 2016

“Mangiare carne di cane è davvero una barbarie che non si può nemmeno commentare. Ma ancora, nonostante l’indignazione globale, undici milioni di firme di protesta raccolte su internet e l’evidente imbarazzo delle autorità locali, l’orrore di Yulin non si ferma. In queste ore, migliaia di cani per lo più strappati alle loro famiglie, sono arrivati in città, stipati in gabbie minuscole, dopo viaggi interminabili senza cibo né acqua: il loro destino è di essere torturati e uccisi a mazzate, spesso scuoiati vivi, per finire sui banchetti che offrono carne di cane durante il “festival””. Lo ricorda l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana Difesa Animali e dell’Ambiente e portavoce per l’Italia della World Dog Alliance, in prima linea da anni in questa battaglia e che, per la prima volta in Italia, ha portato la questione anche in Parlamento, spiegandone i dettagli e prendendo pubblicamente una posizione di grave censura. Dall’aula della Camera dei Deputati, l’ex ministro ha inoltre chiesto al governo di intervenire contro il festival di Yulin e il consumo della carne di cane con il governo cinese e con i governi di altri Paesi dell’area dov’è diffusa tale pratica.

Qualche speranza di porre fine alla barbarie c’è. “Le autorità di Yulin – ricorda l’ex ministro – sono in forte imbarazzo per gli spaventosi abusi sugli animali denunciati in tutto il mondo. Il 64 per cento dei cittadini cinesi interpellati, dice un recente sondaggio, chiuderebbe il festival, perché rovina la reputazione del Paese e il 51,7 per cento lo farebbe subito, mentre il 69,5 per cento dichiara di non avere mai mangiato carne di cane. Quindi la pressione internazionale ha stimolato anche un dibattito interno all’opinione pubblica cinese. Quest’orripilante tradizione vacilla. Bisogna insistere”. Come? “Promuovendo – risponde l’on. Brambilla – un’azione internazionale dei governi, a cominciare da quelli dell’Unione europea, per metter fine alla mattanza. Il nostro, come al solito, balbetta, per convenienza o per indifferenza. Ma noi lo impegneremo con un voto parlamentare. Non c’è più tempo da perdere. Se l’orrore non si ferma, non ci fermeremo neanche noi. Il fatto che queste atrocità avvengano in paesi tanto lontani dal nostro non ci autorizza a volgere lo sguardo altrove”.

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