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HARLAN, BRAMBILLA, NUOVA INTERROGAZIONE

Pubblicata il 29 Febbraio 2012

Quali presupposti siano stati considerati validi per autorizzare l’importazione in Italia, da parte della multinazionale Harlan, di ben 900 macachi destinati alla sperimentazione e in particolare quale documentazione garantisca che gli animali provengono da allevamenti e non siano stati prelevati nel loro ambiente. Lo chiede in una nuova interrogazione ai ministri della Salute, dell’Ambiente, degli Esteri, delle Politiche agricole e forestali, l’ex ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, in nome del fronte delle associazioni animaliste – Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), Lega Anti Vivisezione (LAV), Lega Italiana per La Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC), Organizzazione Internazionale Protezione Animale (OIPA) – ricordando che le specie coinvolte (Macaca mulatta e soprattutto Macaca fascicularis) sono minacciate dall’espansione incontrollata del loro commercio in Estremo Oriente. La parlamentare del Pdl chiede inoltre se i ministri non ritengano violato, in questo caso, il sentimento verso gli animali tutelato dal codice penale, “considerata la massiccia partecipazione dei cittadini Italiani alla sorte di questi animali e più in generale alla sperimentazione animale” e se non ritengano opportuno, tutto considerato, bloccare l’importazione delle scimmie.

Nell’interrogazione l’ex ministro ricorda che le specie Macaca fascicularis e Macaca mulatta sono incluse nell’appendice II CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione ) e che gli esemplari giunti in Italia dovrebbero provenire da centri di allevamento e riproduzione in cattività per rifornire i laboratori di sperimentazione e vivisezione. Già nel 2008 il documento “The Crab-eating Macaque (Macaca fascicularis): Widespread and Rapidly Declining, Ardith A. Eudey Asian Section, IUCN/SSC Primate Specialist Group, Upland, CA, US” denunciava il reiterato ed illegale prelievo in natura di esemplari per il costante approvvigionamento degli allevamenti degli animali destinati alla sperimentazione animale nei distretti Cinesi e di molti altri Paesi del sud est asiatico. Per la stessa ragione numerosi primatologi hanno considerato indispensabile rivalutare lo stato di conservazione della specie e hanno ritenuto opportuno che lo stesso impatto del commercio delle specie sia riconsiderato dal Segretariato CITES al fine di garantire maggiore tutela della stessa. In numerosi distretti – prosegue l’interrogazione – sono stati addirittura costruiti gli allevamenti per animali destinati alla sperimentazione in prossimità di aree protette nelle quali i macachi sono invece catturati dai locali, anche attraverso il metodo dell’abbattimento delle foreste. La stessa Autorità di gestione CITES della Cambogia afferma che le scimmie catturate illegalmente e rivendute hanno un valore di mercato che oscilla tra i venti e gli ottanta dollari americani a seconda del peso e delle condizioni degli animali. Anche numerosi osservatori appartenenti ad ONG internazionali hanno denunciato il traffico illegale di macachi catturati in natura e successivamente destinati agli allevamenti e venduti per la sperimentazione. Gli stessi osservatori hanno registrato la presenza di oltre 480 allevamenti tra il Vietnam, il Laos e la Cina che in realtà si riforniscono con animali catturati.

Negli allevamenti, inoltre, è d’uso, per ottenere l’aumento innaturale delle nascite, indurre l’ovulazione nelle femmine allontanando forzatamente e prematuramente dalle madri i cuccioli appena nati: “Un’evidente e grave forma di maltrattamento che nel nostro Paese è considerato un reato”, conclude Michela Vittoria Brambilla.

 

 

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