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REFERENDUM PIEMONTE, BRAMBILLA: “CALPESTATA LA VOLONTA’ DEI CITTADINI, NON FINISCE QUI”

Pubblicata il 3 Maggio 2012

“Prendo atto di quanto è accaduto in Consiglio regionale, che ha deciso di abrogare la legge regionale sulla caccia per non fare il referendum. Ma non credo proprio che la vicenda finirà qui”. Lo ha detto l’ex ministro del turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, che il 3 maggio ha partecipato ad una conferenza stampa indetta dal comitato promotore del referendum contro la caccia in Piemonte.

“Sono 25 anni che i piemontesi attendono di poter esercitare il loro diritto di esprimersi attraverso il referendum – spiega l’on. Brambilla – Credo che un tale schiaffo alla democrazia sia veramente senza precedenti. E ancora oggi, pur di evitarlo, sotto l’ipocrita paravento del risparmio delle spese, si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza. Gli assessori all’agricoltura che si sono avvicendati in questi anni avrebbero ben potuto procedere in sede normativa per recepire quanto previsto dai quesiti referendari, come si sarebbe potuto giungere ad un election day, se si voleva operare un’attenta gestione delle risorse pubbliche. Invece si continua ad ignorare la volontà popolare per tutelare gli interessi di quello 0,6% di piemontesi che sono cacciatori.   La verità è che non solo non si vuole cambiare la legge, ma si vuole perfino evitare che il corpo elettorale si esprima sulla materia. La minuscola lobby dei “Rambo” piemontesi non accetterebbe che si andasse al voto neppure se avesse la certezza del non raggiungimento del quorum, perché l’appuntamento con le urne evidenzierebbe comunque l’esistenza, nell’elettorato, di una forte componente anticaccia: molto più numerosa dei cacciatori”.

“Un sì al referendum, probabilmente solo rimandato –  continua l’ex ministro  – avrebbe affermato tre principi fondamentali di civiltà. Innanzitutto, mettere al centro la difesa dell’incolumità dei cittadini, che hanno diritto di potere passeggiare la domenica nei boschi con la propria famiglia senza dovere temere di essere impallinati. L’associazione vittime della caccia, anche quest’anno, ci ha presentato un vero e proprio bollettino di guerra: 11 morti e 75 feriti nella scorsa stagione venatoria. In secondo luogo, il diritto alla vita, perché la caccia contraddice il più elementare senso di rispetto dei viventi: non abbiamo alcun diritto di fare scempio delle creature che con noi condividono questo pianeta. E poi va ribadito che la caccia costituisce una grave ferita per l’ambiente, una pratica sistematica di distruzione che mette a rischio gli equilibri di un mondo che si è formato in milioni di anni e che abbiamo il dovere di tutelare per chi verrà dopo di noi”. “Non vi può essere divertimento nel togliere la vita ad una creatura vivente. E la violenza – conclude l’ex ministro – va combattuta sotto ogni forma con la quale si presenta”.

 

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