“Non mi darò pace finché la famiglia non sarà riunita, finché i bambini non potranno tornare alla loro vita”. L’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, conclude la giornata romana dei coniugi Trevallion con un appello “a tutti i soggetti” chiamati a decidere: “Aiutiamo questa famiglia a riconquistare la serenità, aiutiamo questi bambini, non perseveriamo nell’errore”.
Sul caso di Palmoli, come in tanti, troppi casi simili “e purtroppo invisibili”, di cui sempre più spesso si occupano i media, spiega l’on. Brambilla, “vorrei fare chiarezza e ottenere finalmente giustizia. Quello della famiglia Trevallion è un vero e proprio calvario. Come presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, non posso dimenticare che nostro faro e guida, secondo la convenzione di New York, dev’essere il superiore interesse dei minori. Nel caso presente, il principio mi pare palesemente violato. I bambini soffrono da mesi e il grido di uno di loro durante la perizia – “voglio tornare a casa!” – è più forte di qualsiasi denuncia. Non c’è violenza in questa famiglia, che, al contrario, subisce una violenza soverchiante, una violenza di Stato. Andava accompagnata, non devastata”.
Nathan, con voce tremante dall’emozione, pronuncia poche parole prima in inglese e poi in italiano: “La gioia e la felicità dei nostri figli sono state distrutte. Mia moglie ed io siamo più che mai uniti nell’amore reciproco e per i nostri figli. Il nostro più grande desiderio è di essere riuniti. Noi non abbiamo fatto nulla di male. Vogliamo che i nostri bambini tornino a casa”. Catherine, prima di leggere una struggente lettera della primogenita Utopia, aggiunge con enfasi: “Non ho mai visto né udito una forma di crudeltà come quella che subiscono i nostri figli”.
“C’è una distanza siderale – osserva l’avvocato della famiglia, Marco Femminella – tra le parti che vivono gli effetti del processo e gli altri protagonisti, manca l’occasione per un confronto più sereno e approfondito, con i bambini innanzitutto, con i genitori, i magistrati, i servizi sociali, lo psicologo, manca quindi la percezione diretta di quelle che possono essere le problematiche. I coniugi Trevallion non hanno mai visto in faccia i loro giudici, non hanno potuto confrontarsi”. Quindi criticità che si potevano facilmente correggere “sono diventate le ragioni di un provvedimento estremo come l’allontanamento”. Per il professor Tonino Cantelmi, psicoterapeuta perito di parte, “con il trasferimento nella casa famiglia non si è risolto nulla”. Il professor Massimo Ammaniti, uno dei più autorevoli esperti italiani, chiede che la separazione tra genitori e figli “finisca subito”, per poter “sanare le profonde ferite inferte”.
La professoressa Daniela Chieffo invita a riflettere sui traumi che i bambini Trevallion stanno subendo e sulle gravi conseguenze di “un’indelebile deprivazione”. “Con la proposta di legge che ho depositato nei giorni scorsi – conclude l’on. Brambilla – vorrei offrire ai magistrati uno strumento in più per evitare errori, umanamente sempre possibili: le valutazioni di un collegio tecnico multidisciplinare coordinato da una figura nuova, l’esperto delle relazioni familiari fragili. Così si potrà superare una delle principali criticità attuali ossia che il giudice fondi le sue conclusioni esclusivamente sulla relazione dei Servizi sociali. O sulla relazione di educatrici della casa famiglia, che non hanno le competenze necessarie”.
(L’on. Brambilla con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion)



