“Quali iniziative intenda assumere per garantire, anche nei bandi per l’assunzione del personale, il rispetto dei principi costituzionali dell’ imparzialità della pubblica amministrazione e della non discriminazione”. Lo chiede in un’interrogazione al ministro dell’Interno l’on. Michela Vittoria Brambilla (Nm), presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, in relazione alla vicenda, riferita dal quotidiano “Il manifesto” nell’edizione del 28 agosto, di due agenti della polizia provinciale che sarebbero stati esclusi dai concorsi per l’assunzione in sette Province del Nord Italia (Cuneo, Mantova, Belluno, Venezia, Vicenza, Treviso e Rimini) perché i bandi inseriscono, come criterio obbligatorio per l’appartenenza al corpo, la “disponibilità incondizionata e irrevocabile” a sopprimere animali.
“I due agenti – spiega l’interrogante – sono obiettori e affermano di aver subito mobbing e trasferimenti per aver espresso questa convinzione: contro le Province di Belluno e Rimini hanno avviato una causa civile, contestando, tra l’altro, la violazione dell’art.15 dello Statuto dei lavoratori che proibisce le discriminazioni”. Infatti, “dopo la soppressione del Corpo forestale dello Stato, nel 2017, agli agenti della polizia provinciale, ultimo corpo rimasto con competenza faunistica e primariamente vocato alla difesa del nostro patrimonio naturale e al rispetto delle regole venatorie, è sempre più spesso delegato il compito di abbattere animali. Anzi, quest’ultimo sarebbe di fatto diventato il principale impiego del corpo”. L’on. Brambilla ricorda che “i bandi per l’assunzione non possono prevedere criteri obbligatori che incidano sulla libertà di pensiero e di coscienza e discriminino sulla base delle opinioni personali”.



