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BRAMBILLA:”ADDIO ALLA “GAUCHE” DEI PARIOLI”

Pubblicata il 18 Aprile 2008

“Non ce ne può fregar di meno se la Sinistra Arcobaleno e la Destra non hanno avuto dagli elettori abbastanza voti per mandare dei rappresentanti in Parlamento. Che la cosa sia capitata alla terribile coppia Storace-Santanchè era abbastanza scontato. La novità impressionante sta tutta nella scomparsa della sinistra alternativa.
In verità se la sono cercata. In primo luogo perché hanno fatto coram populo (durante la loro breve esperienza al Governo del Paese) la figura di quegli sciocchi che segano sorridendo il ramo sul quale stanno seduti. In secondo luogo perché hanno figliato per partenogenesi una sfilza di partiti comunisti da mezzo punto percentuale ciascuno, sommando i quali allo striminzito risultato della trojka si sarebbe superata la soglia magica del 4 per cento. Un esito questo ben poco confortante, visto che sarebbe stato ben al di sotto della metà del peso che i partiti confluiti nell’Arcobaleno avevano nella legislatura trascorsa. Comunque anche per i “compagni” sarebbe valso il detto del “primum vivere deinde philosophare”. Scomparsi dal proscenio delle istituzioni i leader dei partiti della sinistra sono rimasti sui media con la tracotanza di chi si considera indispensabile.
Ma perché la Sinistra Arcobaleno è stata tanto punita dall’elettorato? Le analisi che loro fanno di se stessi sono patetiche. Secondo questi  strateghi del nulla, oltre all’effetto del voto utile spregiudicatamente usato da Walter Veltroni, avrebbe operato un crescente disincanto delle masse. I lavoratori, delusi dalle politiche moderate del Governo Prodi, si sarebbero consegnati alla Lega quale unica forza in grado di raccogliere la protesta. Così i pariolini della gauche continuano ad illudere se stessi, pretendono di far calzare ad una società complessa come la nostra le brache strette della loro ideologia malata. In verità, la sinistra non capisce più la realtà; e nei suoi discorsi parla di un Paese che esiste unicamente nei suoi furori ideologici. Ve lo immaginate? Prendiamo la provincia veneta o le valli della Lombardia pedemontana. Certo non sono l’Eden, la gente ha tanti problemi, fatica a tirare avanti come si è sempre fatto in tutte le epoche e le generazioni. Ma quando Bertinotti, nei comizi, parlava di precariato, di famiglie sul lastrico, impossibilitate ormai ad arrivare a fine mese, quelle persone si guardavano negli occhi e si domandavano: “Ma di chi sta parlando?”.
Nelle regioni settentrionali esiste ormai una situazione di pieno impiego. Nella famiglie normali lavorano tutti i componenti adulti; qualcuno non esita a fare il doppio lavoro. Hanno la proprietà della casa in cui vivono. Spesso, in quella particolare configurazione urbana ed extraurbana, si tratta di villette uni o bifamiliari, isolate. Come non capire allora che ogni aggressione, ogni furto, ogni violenza perpetrata ai danni di un vicino inducono un sentimento di insicurezza percepita, spesso anche eccessiva, a cui la sinistra è sorda ? Come non comprendere che in una famiglia in cui entrano – lavorando sodo e senza risparmiarsi – tre o quattro stipendi abbastanza sicuri, il problema non è l’ammontare del reddito (anche se è modesto quello individuale, diventa discreto quello cumulato da tutto il nucleo) ma l’imposizione fiscale? Proprio perché il sistema edificato sulla base dei (dis)valori della sinistra odia e combatte il merito e la voglia di fare, il Fisco diventa sempre più arcigno nei confronti di chi lavora e produce. Come non rendersi conto dell’avversione suscitata tra i cittadini del Nord – che hanno risolto da soli i problemi della convivenza in una società ordinata – lo spettacolo miserevole di una Napoli e di una Campania soffocate dai rifiuti? Gli antichi dicevano che sono gli dei a confondere la mente di coloro che vogliono perdere. Il guaio è che i nostri obnubilati non solo non si rassegnano al loro ennesimo fallimento, ma pretendono ancora di impartire delle lezioni.
Di Gondrano, dal Giornale della Libertà del 18 aprile 2008″

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