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ADOZIONI, BRAMBILLA: “DOPO IL FALLIMENTO DI BONINO E KYENGE, SUL CASO CONGO SI FACCIA SENTIRE LETTA”

Pubblicata il 18 Dicembre 2013

Certificato il “fallimento” dei ministri degli Esteri e dell’Integrazione, sulla vicenda delle famiglie bloccate in Congo con i figli adottivi “è tempo che intervenga direttamente il presidente del Consiglio” con un passo indirizzato alle autorità del Paese africano. Torna a chiederlo l’on. Michela Vittoria Brambilla (FI), presidente della commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza, che critica duramente il ministro Kyenge: “In questo caso bisogna parlare come minimo di una sua grave inadeguatezza: non è’ nemmeno riuscita ad assolvere ai compiti che le competono come presidente della Commissione per le adozioni internazionali e addirittura pare che non goda di alcuna considerazione da parte delle autorità del Congo, nonostante sia lei stessa di origine congolese”.
“Apprendo dalla stampa – spiega l’ex ministro – che l’ambasciatore italiano in Congo ha invitato le famiglie italiane a lasciare il Paese senza i propri figli adottivi, certificando quindi il fallimento, almeno finora, delle trattative condotte dal ministero degli Esteri. Ancor meno difendibile è la posizione del ministro Kyenge, che di ritorno dal paese africano aveva rilasciato dichiarazioni trionfalistiche. Secondo lei, tutte le circa 35 pratiche di adozione italiane erano in regola e sarebbero andate tutte a buon fine. Oggi vediamo che così non è. Dopo gli incontri avuti con i responsabili in loco, il ministro non poteva ignorare che le autorità congolesi avevano una visione ben diversa del problema.
“Poiché il blocco delle adozioni imposto dalle autorità del Congo il 25 settembre sembra sia stato superato, dopo un intervento di Parigi, da coppie di genitori adottivi francesi – argomenta ancora la presidente Brambilla – torno a chiedere che il presidente del Consiglio intervenga subito sul presidente Kabila e riferisca in Parlamento su una situazione così drammatica e incresciosa, Mi chiedo – afferma – cosa stia ancora aspettando il governo italiano per mettere in campo un’azione puntuale ed efficace e fare sì che queste coppie possano tornare a casa con i loro figli, visto che la loro permanenza là è costosa, e che stanno affrontando problemi quotidiani anche di salute. In tutto questo sono lasciati soli. Ora – aggiunge – l’ambasciatore italiano in Congo li ha invitati a tornare in Italia, senza bambini. Ma questi bambini non sono oggetti – ammonisce la parlamentare – e le istituzioni non possono chiedere ai genitori, che da due mesi sono con loro, di andare via. Queste coppie rappresentano la loro opportunità di iniziare una nuova vita, e il diritto a crescere in una famiglia deve essere salvaguardato”.
L’appello al presidente del Consiglio è una sorta di ultima spiaggia. “Che il premier Letta non abbia grande interesse nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza – osserva Brambilla – è chiaro già dal fatto che il governo ha tagliato del 30% circa, nel disegno di legge di stabilità, il fondo per l’Infanzia. Ora vedremo – conclude – se almeno sul fronte dei rapporti con Kinshasa il governo e premier stesso si decideranno a fare un intervento risolutivo”.

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