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BRAMBILLA: “CAMBIAMO SUBITO LA LEGGE ELETTORALE”

Pubblicata il 2 Ottobre 2011

Di seguito il testo dell’intervista al ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, pubblicata sul “Corriere della sera” il 2 ottobre 2011.

Michela Vittoria Brambilla è “stanca di sentir tuonare professori e predicatori che non hanno l’autorità per fare la morale”, non vede in giro imprenditori dotati di “bacchetta magica” e difende Berlusconi. Per il ministro del Turismo le elezioni rischiano di generare una pericolosa “paralisi” e l’Italia “non può permettersi di restare senza comandante”. Il governo deve andare avanti, varare provvedimenti sullo sviluppo e riformare il “Porcellum”. Perché Maroni, sul referendum, ha ragione: “La voce del Paese va ascoltata”.

Il j’accuse di Diego Della Valle l’ha fatta arrabbiare?

“L’uomo delle Tod’s ha acquistato paginate per dire al governo cosa deve fare. Se è così bravo, perché non va a Palazzo Chigi?”.

Pensa che voglia scendere in campo?

“E’ facile con la brutta aria che tira inneggiare all’antipolitica. Ma chi sarebbe il salvifico ricambio, Della Valle? E’ l’uomo giusto per far marciare l’economia e ridurre le tasse a tutti? La sua lettera, per impalpabilità e genericità delle accuse, sembra scritta da Grillo”:

Non è vero che avete “trascurato gli interessi del Paese”?

“Il governo lavora da giorni a un provvedimento sulla crescita che contiene molte delle misure indicate nel ‘manifesto delle imprese’. Quel documento vuole essere la pietra filosofale di chi ha compiti di governo, invece sembra un collage di tutto quel che chiedono banchieri, industriali, assicuratori, commercianti e artigiani da cinquant’anni”.

Se lo chiedono è perché non è stato fatto…

“La Marcegaglia e gli altri hanno la presunzione di presentarsi come i cinque dell’Apocalisse. Vogliono commissariare le istituzioni, ma cosa hanno fatto loro per aiutare lo Stato a scrollarsi di dosso il suo mostruoso debito pubblico? E per disfarsi delle corporazioni? Noi non siamo il governo degli industriali, siamo il governo di tutti. Ci accingiamo a varare misure per lo sviluppo, che devono però essere accompagnate da quelle riforme che non abbiamo potuto realizzare. A me non piacciono i toni ultimativi della presidente Marcegaglia”.

Ha chiesto le “riforme coraggiose” che il governo, sin qui, non ha realizzato.

“Non dico che le proposte di Marcegaglia non siano condivisibili, ma ho l’impressione che la sua voglia di impartire lezioni alla politica sia inversamente proporzionale alla sua voglia di impegnarsi. Le è stato offerto il ministero della Attività produttive, ma è più comodo osservare la partita e fare commenti a bordo campo, invece che sottoporsi al voto degli elettori”.

Le imprese non hanno il diritto di stimolare il governo?

“Da imprenditrice e da ex presidente dei giovani di Confcommercio sono la prima a riconoscerlo, ma il ruolo delle imprese va esercitato con moderazione e spirito costruttivo. Nessuno è esente da responsabilità e nessuno può fare la morale agli altri, perché la crescita non dipende solo da cosa fa o non fa il governo.

Montezemolo è un altro imprenditore che da anni dà lezioni alla politica… Entri in Parlamento e vediamo cosa sa fare”.

Non crede che il presidente  della Ferrari abbia le carte in regola?

“Sono tre anni che tentenna. Se voleva candidarsi lo avrebbe già fatto. Ha presente quei cantanti d’opera che intonano “all’ami, andiam…” e poi restano dove sono per prendersi gli applausi? Se questa è l’Italia futura… Basta con chi sta in panchina a dispensare, con presunzione, verità rivelate. Il mio è un augurio sincero. Se ci sono imprenditori che hanno voglia di scendere in campo e sottoporsi al giudizio degli elettori, come ha fatto Berlusconi, ben vengano. Ma basta ultimatum e basta professori”.

Per Maroni il referendum è un segnale che va ascoltato. Non è ora di modificare il “Porcellum”?

“Quando la raccolta di firme ha proporzioni così importanti, la politica deve ascoltare il Paese e porre mano alle riforme. Noi stiamo lavorando a una proposta di legge da realizzare in tempi brevi con tutte le forze politiche. I punti chiave? Indicazione del presidente del Consiglio, della coalizione e del programma. Dopodichè si possono anche reintrodurre le preferenze”.

Corriere della Sera, Monica Guerzoni, 2 ottobre 2011

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