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BRAMBILLA: “TURISMO, SERVE PIU’ FORMAZIONE”

Pubblicata il 9 Settembre 2008

“Si dice che un certo numero di precari della scuola, centinaia, forse migliaia, potrebbero essere ricollocati nel turismo. Le risulta questa voce, sottosegretaria Michela Brambilla?
«No, se pensiamo ad un travaso automatico da un comparto all’altro».
E allora com’è la questione?
«Chiarisco. Il turismo è un settore fondamentale per l’economia del nostro paese, che genera l’11,4 per cento del Pil, ma da alcuni anni questa grande risorsa è in difficoltà. Da quando ho assunto la delega a questo comparto produttivo ho fatto un esame approfondito della situazione».
E a quale conclusione è giunta?
«Ci arrivo: dello quattro o cinque carenze di cui il settore soffre, una – gravissima – è quella formativa. Non solo manca una formazione adeguata e omogenea da un punto di vista tecnico, ma manca soprattutto una diffusa cultura dell’ospitalità, che gioverebbe enormemente alla crescita qualitativa del turismo».
E questa formazione potrebbero farla gli insegnanti in esubero?
«La risposta prevede un ragionamento più ampio. Noi, come governo, abbiamo verificato che da una parte c’e una carenza di formazione e dall’altra c’è, invece, una massa di personale professionalmente preparato e in grado di dare un supporto molto valido in questo senso. Si tratta di valutare di quale formazione specifica il turismo abbia bisogno e di come, eventualmente, alcuni insegnanti in esubero possano sopperire a questa esigenza. Quindi non si tratta di un “travaso” di personale da un settore all’altro, ma della valorizzazione di una risorsa umana per risolvere uno specifico problema».
Ne ha parlato con il ministro Gelmini?
«La questione riguarda il ministro Gelmini e altri, per esempio quello dei Beni culturali, Bondi. Anche il suo settore potrebbe aver bisogno di personale qualificato. Il tema è all’attenzione del governo: ci lavoriamo da settimane».
Avete in mente un piano operativo?
«Siamo in una fase di studio, non ci sono ancora né piani operativi né numeri né scadenze rigide. Anche perché la materia tocca competenze incrociate di più ministeri, delle regioni e, beninteso, anche la materia contrattuale che dovrà essere affrontata con i sindacati».
State forse pensando a un ammortizzatore sociale perché vi spaventa, politicamente, l’abbandono al proprio destino di una massa di precari colti?
«No, nessuna soluzione di ripiego. Abbiamo un progotto che vede da una parte lo Stato che ha delle esigenze di formazione molto sentite, e dall’altra un certo numero di professionisti che a questa esigenza potrebbero dare risposta. Stiamo verificando se c’è la possibilità di fare incontrare queste due istanze».

Raffaello Masci, La Stampa, 9 settembre 2008

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