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BRAMBILLA: “VINCERO’ ANCHE FUORI CASA”

Pubblicata il 16 Marzo 2008

“Doveva essere anche ieri una manifestazione elettorale nella regione in cui è candidata, ma un impegno di analogo segno l’ha trattenuta in Lombardia. Conta poco. Michela Vittoria Brambilla promette non solo di scendere sotto il Po già da questa settimana con una serie di iniziative, ma di stabilire il proprio quartier generale in Emilia Romagna.
«Ho chiesto io al presidente Berlusconi di essere candidata in Emilia Romagna. Mia madre è romagnola e la regione che conosco meglio, a parte la Lombardia dove vivo, è proprio l’Emilia Romagna. Ho trascorso tutte le estati della mia gioventù in Romagna e l’unico dialetto che comprendo è quello romagnolo. Ma non è solo per ragioni affettive che ho deciso di candidarmi lì».
E allora perché?
«L’Emilia Romagna è una regione in cui il Pdl ha un grande lavoro da fare, certamente più difficile di quello che deve essere svolto per esempio in Lombardia. E siccome le sfide mi piacciono, eccomi qui».
Che presenza hanno in Emilia Romagna i suoi circoli?
«Abbiamo centinaia di circoli, con esponenti di rilievo. Prendiamo il caso di Giancarlo Mazzuca, ex direttore del Carlino, che è stato indicato dalla mia componente. Lui è romagnolo di Forlì, molto attaccato alla sua terra. Penso che farà bene e confido molto nel suo apporto».
L’Emilia Romagna è una terra «rossa». Non sarà come giocare fuori casa?
«Ho un ruolo nazionale, ho fatto politica ovunque e non credo di incontrare particolari problemi».
Stando almeno ai giornali, non sempre tutti gli esponenti del suo partito sono stati teneri con lei. Qual è il suo rapporto con la struttura emiliano-romagnola?
«Questi scontri sono stati molto enfatizzati da certa stampa che era sempre alla ricerca di un titolo a sensazione. Non c’è mai stato niente di concreto. Quanto all’Emilia Romagna, ho un ottimo rapporto con i vertici locali, da Bettamio a Berselli alla Bianconi. Lavoriamo insieme, remiamo nella stessa direzione».
Emilia Romagna significa anche coop rosse. Che idea si è fatta del fenomeno?
«Credo sia giunto il momento di chiedersi se questo grande sistema di potere che si è venuto a creare a metà tra l’economia e la politica non finisca per funzionare come un freno allo sviluppo. Io penso che una vera economia liberale possa inaugurare un ciclo virtuoso per lo sviluppo in maniera molto più efficace delle cooperative, che magari avranno storicamente avuto anche un ruolo importante, ma che adesso paiono aver esaurito la loro funzione».
In questa campagna elettorale Berlusconi sta usando spesso una parola inedita nel suo vocabolario: sacrifici. La sorprende tutto ciò?
«No, assolutamente».
E perché?
«Vede, il presidente Berlusconi è una persona seria, e a differenza di Veltroni non vuole prendere in giro gli italiani. Ci troviamo di fronte una situazione difficile, con due anni disastrosi di governo Prodi che non ce lo scordiamo è pur sempre il presidente del partito di Veltroni».
Siete passati al pessimismo?
«Tutt’altro. Siamo consci della bontà della nostra proposta e siamo sicuri che aiuteremo questa Itala a rialzarsi. Ma conosciamo i disastri che ha fatto la sinistra, e l’eredità che ci lascia sarà difficile da gestire».”
Il Resto del Carlino, 16/03/2008

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