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CHIUSURE DOMENICALI, ON. BRAMBILLA: “FOLLIA DEL GOVERNO, ORA MIA PDL SULLE FUNZIONI SOCIALI DEI CENTRI COMMERCIALI”

Pubblicata il 5 Febbraio 2019

Ritornare alle chiusure domenicali e festive dei negozi è “una follia del governo”, a maggior ragione nelle condizioni in cui versa attualmente l’economia nazionale. Lo sostiene l’ex ministro del Turismo, ed ex presidente nazionale dei giovani di Confcommercio, on. Michela Vittoria Brambilla, che non solo annuncia battaglia “contro questo atto di vero e proprio autolesionismo”, ma manda un deciso segnale nella direzione contraria depositando una pdl per promuovere le funzioni sociali del centri commerciali e della Grande distribuzione organizzata (Gdo).

“In un Paese – argomenta la parlamentare di Fi – che ha disperato bisogno di sburocratizzazione e liberalizzazioni, di investimenti su infrastrutture e formazione, il governo è una fucina inesauribile di interventi di segno opposto. L’ultimo è l’assalto concordato alla liberalizzazione dell’apertura degli esercizi commerciali, avviata in via sperimentale per i Comuni turistici da me, come ministro del Turismo del governo Berlusconi IV, e completata poi dal decreto Salva-Italia del 2011. Con un sol colpo – sottolinea – la maggioranza di governo riesce a picconare ulteriormente il nostro Pil, già disastrato da altre scelte nefaste, centrando tre obiettivi: togliere a 19,5 milioni di consumatori la libertà di fare acquisti la domenica e nei giorni festivi, far licenziare 40mila dipendenti, in gran parte giovani e donne, che lavorano la domenica anche per guadagnare un po’ di più (come minimo il 30 per cento), e porgere un formidabile “assist” ai giganti dell’e-commerce, temuti da tutti gli operatori del commercio fisico (si stima che le apertura domenicali valgano il 2 per cento dei consumi di beni non alimentari e l’1 per cento di quelli alimentari). Complimenti, bel capolavoro, proprio quello che ci vuole per un Paese già in recessione tecnica, con un tasso di disoccupazione al 10,5 per cento e di inattività al 34,3 per cento! Forse vogliono creare nuovi “clienti” per il reddito di cittadinanza? Peraltro sono milioni le persone che lavorano la domenica, in servizi essenziali e non essenziali: perché la levata di scudi riguarda solo il commercio? Gli altri – baristi, dipendenti degli alberghi e così via – sono lavoratori di serie B per i quali il lavoro domenicale è ammesso senza discussione?”

“Mettere nel mirino la grande distribuzione organizzata, reinventandosi le chiusure domenicali e festive e vietando le aperture notturne – aggiunge l’ex ministro – è una politica non solo inutile ma controproducente: vuol dire far saltare, oltre ai posti di lavoro, il 15 per cento del fatturato settimanale delle imprese (realizzato la domenica), 3 miliardi di investimenti l’anno da parte delle insegne della Gdo, un significativo fattore di spinta per i consumi (oggi stagnanti). Bisognerebbe semmai pensare ad ulteriori forme di semplificazione e di agevolazione, anche perché – con questo vengo all’argomento della mia proposta – l’affermazione della grande distribuzione e la diffusione dei centri commerciali (circa mille in Italia) hanno avuto un forte impatto anche sulla società e sulle abitudini degli italiani: un impatto positivo in termini di aggregazione, socializzazione, innovazione, correttezza fiscale, di riqualificazione urbana. I centri commerciali edificati in zone periferiche hanno contribuito a recuperare e riconvertire aree degradate delle città, a spezzare con opere di urbanizzazione l’isolamento di sobborghi spesso abbandonati, trasformandoli in organismi viventi. Danno agli abitanti delle periferie opportunità d’acquisto che altrimenti sarebbero riservate agli residenti nei centri storici. Rappresentano per i giovani un punto di ritrovo sicuro, alternativo alla strada, per anziani e famiglie nuovi luoghi di incontro, grandi spazi dov’è piacevole trascorrere il tempo libero anche grazie alla disponibilità di tanti servizi offerti gratuitamente, di attività ludiche, di intrattenimento, di volontariato. Proprio per riconoscere e valorizzare il ruolo sociale che i centri commerciali svolgono, propongo con la pdl di inserire nel codice del commercio, tra gli obiettivi della programmazione affidata alle Regioni, anche la promozione di queste funzioni nelle medie e grandi strutture di vendita, in particolare la domenica e nei giorni festivi, considerata la maggiore affluenza, “attraverso convenzioni tra i gestori delle strutture, gli enti locali e gli enti del terzo settore per garantire servizi integrativi con funzione sociale, quali servizi educativi, ricreativi e assistenziali, con la previsione di requisiti strutturali e organizzativi agevolati e l’erogazione di contributi e finanziamenti per chi avvia l’attività di servizio”. Altro che chiudere la domenica e i festivi: l’attività della Gdo – ricorda l’on. Brambilla – va tutelata come fonte di ricchezza, di occupazione e, non ultimo, per la sua funzione sociale. I centri commerciali hanno ormai sostituito vecchi luoghi d’aggregazione. Già ora ci si possono trovare servizi sanitari, uffici postali, asili nido, spazi di relazione e incontro, punti informativi dei Comuni, impianti sportivi, gallerie d’arte e spettacoli: è una tendenza che va incoraggiata”.

 

 

 

SCHEDA

Grande distribuzione e centri commerciali:

– 19,5 milioni di persone comprano la domenica (il 75% di chi è responsabile degli acquisti in famiglia) e per il 58% dei cittadini (15 milioni) l’acquisto domenicale è ormai abitudine consolidata (Indagine GFK-giugno 2018)

– la domenica è il secondo giorno per fatturato, e rappresenta quasi il 15% del fatturato settimanale, dove l’esercizio è aperto sette giorni alla settimana (Elaborazione Federdistribuzione su dati aziendali)

– 40 mila sono i posti di lavoro legati alle aperture domenicali solo tra gli associati a Federdistribuzione (Federdistribuzione)

– 3 miliardi di euro il valore degli investimenti annui da parte delle grandi insegne della Gdo (Federdistribuzione)

– + 1 e + 2 per cento, rispettivamente, è il supporto delle aperture domenicali ai consumi, rispettivamente di beni alimentari e non alimentari (Federdistribuzione)

– 1,4 è la percentuale di punti vendita chiusi nel primo quinquennio dopo la liberalizzazione degli orari: 2012-2017 (Osservatorio del Commercio del Ministero dello Sviluppo Economico)

– Circa 1000 i centri commerciali presenti in Italia, con 1,8 milioni di visite l’anno (della durata media di un’ora e mezza ciascuna) e 400 mila addetti compreso l’indotto (Prassicoop)

– 51 miliardi + IVA il giro d’affari dei centri commerciali (Prassicoop)

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