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“CODICE ROSA” PER L’EMILIA-ROMAGNA, BRAMBILLA: “OPPORTUNO A TUTELA DI DONNE E MINORI”

Pubblicata il 1 Marzo 2014

“La violenza di genere non solo minaccia la vita e la salute delle donne, ma incide pesantemente sulla capacità genitoriale e sulla crescita e lo sviluppo dei figli. Portando alla luce il disagio e la sofferenza delle donne, preveniamo il disagio e la sofferenza dei bambini e dei ragazzi”. Lo ha detto oggi a Bologna l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, durante la presentazione dell’iniziativa di Forza Italia “Un codice rosa per l’Emilia-Romagna”, per introdurre nei servizi di pronto soccorso un particolare percorso di accesso riservato alle vittime di violenze.

“Giustamente – afferma l’ex ministro, che è anche responsabile del “Dipartimento per il sociale e la solidarieta” di Forza Italia – la proposta non fa distinzione di genere, ma sappiamo bene che la violenza contro le donne è diventata, nel nostro Paese, un fenomeno molto grave e preoccupante. Mercoledì, in una ricerca significativamente intitolata “Le voci segrete della violenza 2013”, “Telefono rosa” ha diffuso dati impressionanti: l’anno scorso 128 donne tra i 15 e gli 89 anni sono state uccise con le più varie modalità da uomini “a loro cari”. Il “femminicidio” è tuttavia solo la manifestazione estrema di un atteggiamento di sopraffazione e prevaricazione che produce molte altre forme di violenza, fisica e psicologica. Basti pensare alle minacce o agli atti persecutori (stalking) che sono diventati purtroppo sempre più frequenti”.

“Di questo mondo di sofferenza – prosegue l’on. Brambilla – buona parte ci sfugge e molti reati rimangono impuniti. Perciò è essenziale moltiplicare le occasioni di ascolto e soprattutto di ascolto qualificato. E’ esattamente l’esigenza cui corrisponde l’introduzione del “Codice rosa”. I servizi di “Pronto soccorso” degli ospedali sono infatti i luoghi ai quali più frequentemente si rivolgono le vittime di violenza. Qui la persona deve trovare operatori in grado di riconoscere i segni della violenza, anche se non dichiarata, e un gruppo multidisciplinare che presti le cure ed eventualmente avvii le indagini”.

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