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COMMISSIONE INFANZIA, L’ONLUS “CARAMELLA BUONA”: “I SOCIAL? GRANDI COME STATI, MA SENZA CONTROLLO”. ON. BRAMBILLA: “PRESTO DOCUMENTO CONCLUSIVO SULLA PROSTITUZIONE MINORILE: PARLARNE PER COMBATTERLA”

Pubblicata il 27 Ottobre 2015

“Facebook ha le dimensioni di uno Stato, ma non gli strumenti di controllo tipici di uno Stato: sui social non sono più reati comportamenti che per il nostro codice lo sono. E questo non possiamo in alcun modo accettarlo”. E’ la denuncia di Roberto Mirabile e Anna Maria Pilozzi, rispettivamente presidente e coordinatrice dell’onlus “Caramella buona” durante l’audizione davanti alla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla, nell’ambito dell’indagine sulla prostituzione minorile, che si è conclusa oggi. “Comincia una fase di elaborazione – ha detto l’ex ministro – che porterà presto alla presentazione pubblica del documento conclusivo. Parlare di questo tema in maniera approfondita ritengo sia il primo passo per affrontare il problema e combatterlo”

I rappresentanti della onlus, ricordata la complessità del fenomeno della prostituzione minorile (in strada e indoor), lanciano l’allarme su diverse gravi criticità: sulla tratta dei minori in mano alla mafia nigeriana, sul ricorso al patteggiamento e al rito abbreviato nel caso di adulti che hanno rapporti sessuali con minori, sul preservativo “che nella prostituzione minorile praticamente non esiste, mentre i ragazzi che si prostituiscono ignorano del tutto il rischio di contrarre malattie veneree o AIDS”, sui social network “dove si aprono facilmente e si chiudono difficilmente – o meglio, non si chiudono affatto –  pagine che i minori utilizzano per vendersi o che inneggiano a rapporti pedofili”. Tanto che la piccola onlus con sede a Reggio Emilia, 18 anni di attività, 114 di carcere fatti assegnare a “sex offender” di vario genere, prevalentemente pedofili,  non ha esitato a denunciare il colosso della categoria, Facebook, dopo una lunga, ma infruttuosa, interlocuzione con i responsabili “a livello mondiale” del controllo sui contenuti segnalati: per l’Italia “un gruppo di lavoro attivo a Dublino, di cui solo alcuni – affermano gli auditi – sono italiani e quindi in grado di comprendere la nostra lingua”. Segnalare, sostengono, è facile, ma ottenere l’effettiva rimozione di contenuti “anche ripugnanti” (e in commissione sono stati menzionati esempi molto “crudi”) è diverso, “anche per un’impostazione culturale che privilegia la libertà di espressione senza limiti”.

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