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BRAMBILLA:”CON GLI SLOGAN NON SI CAMBIA LA POLITICA”

Pubblicata il 20 Settembre 2007

“A fine estate era lei il fenomeno mediatico dell’antipolitica: MVB, ovvero Michela Vittoria Brambilla, fondatrice dei Circoli della Libertà e destinataria del «dono» berlusconiano del nuovo Pdl che ha agitato i sommi del centrodestra. Ora però sulla scena d’inizio autunno c’è un altro ciclone, il «V-day» di Beppe Grillo. Lei, la Michela nazionale, quasi pare scocciata da questa nuova ondata: «Mi fa ridere – dice al telefono -, pare che il pallino della politica sia nelle sue mani, di un comico che mi è purè simpatico, ma che sinceramente usa toni che non condivido…».
Signora Brambilla, che ne pensa del fenomeno Grillo?
«Guardi, io ho grande rispetto del sistema politico e non penso lo si possa cambiare lanciando slogan furbeschi. Lo dico con grande simpatia per Grillo, che è un bravo comico, niente affatto stupido».
Cosa intende per «furbeschi»?
«Grillo cavalca la giusta onda della protesta con toni da arruffapopolo, pericolosi. Non vorrei si tornasse a certi volantini che tenevano banco nella sinistra anni ‘70, quando dalla protesta si passò alla violenza».
Scusi, ma perché c’è tanta attenzione, allora?
«Lui è la cartina di tornasole della catastrofe culturale di questa sinistra al governo: ha messo alla berlina proprio la loro politica».
Le critiche che il movimento dei Circoli della Libertà hanno lanciato in questi mesi nascono dalla stessa esigenza, o no?
«Sì, sì. La politica delle parole ha stancato gli italiani. Siamo senza governo e senza scelte da più di un anno».
È l’onda antipolitica?
«No, gli italiani in realtà hanno voglia di politica, di partecipare all’ammodernamento di questo Paese».
Lei è una sorta di anti-Grillo?
«Noi ci muoviamo su proposte concrete. Io pongo quattro obiettivi di riforma: dell’assetto costituzionale; della pubblica amministrazione e della spesa pubblica; della sicurezza; del sistema fiscale. Eppure anche io sono stata bollata come “anti-politica”. L’antipolitica, non dimentichiamolo, è figlia della cattiva politica e dell’incapacità di governare. Grillo, sia chiaro, ha tutto il diritto di attaccare il sistema politico: condivido le sue critiche a Prodi, ma non deve insultare».
Si riferisce alla battuta sull’Alzheimer?
«Frequento gli ospedali, so che cosa significa essere affetti da quel terribile morbo. Dovrebbe fare pubbliche scuse per quel che ha detto».
Tra l’altro, presenterà anche lui le sue liste…
«Già. Il bello è questo: proprio lui, che vorrebbe distruggere i partiti, finisce per fondarne uno. Del resto, la sinistra è sempre stata allergica all’antipolitica: cerca la mediazione dei partiti.
L’insoddisfazione dalla quale parte la protesta del “V-day” ha bisogno di politica vera, di capacità di governo. Gli italiani vogliono poter cambiare».
A fine estate tutto girava attorno a MVB. Il famoso Pdl va avanti o no? Sarà la risposta a queste esigenze?
«Ripeto, non vogliamo sostituirci ai partiti. Vogliamo però far rientrare nelle istituzioni chi oggi pensa di voltare le spalle alla politica per colpa di Prodi. Berlusconi ha detto che siamo un affluente? Senza affluenti, che fine farebbero i laghi? In fondo, servono proprio a contrastare la siccità… Il progetto sta prendendo piede, non ci sono alternative».
Vi conterete in piazza, dal 6 ottobre?
«A Roma il 6 ottobre ci sarà soltanto un momento di confronto pubblico, con il meeting di tutti i Circoli. Poi vedremo. La gente si sente presa in giro, ma vuole risposte vere, non sogni fumosi».
Eppure il centrodestra non la ama. L’ultima esternazione è stata di Bossi: a «La Stampa» ha detto che Berlusconi la usa per togliere voti alla Lega.
«Noi siamo accanto a Bossi e alla sua battaglia fiscale. Quanto a Berlusconi, con lui c’è comunanza di idee e di passione, ma io vado avanti per la mia strada e lui per la sua. È il presidente di un grande partito, io sto con i Circoli. Che poi sono forti in tutta Italia, da Nord a Sud. E si sappia: io non ambisco a poltrone, ne ho già abbastanza nelle mie aziende».
Che effetto le fa essere già oggetto di satira tv? In fondo, è la vera consacrazione del politico.
«Sorrido. Mi diverto anche io, come quando vedo certe vignette. In fondo una vignetta è più importante di un articolo».”
La Stampa, Gigi Padovani, 20/09/07

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