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COP26, ON. BRAMBILLA: “ALLEVAMENTI ASSENTI DAL DIBATTITO, DIAMO UN SEGNALE CON QUELLI DI ANIMALI DA PELLICCIA”

Pubblicata il 16 Novembre 2021

A Glasgow si è parlato “poco o nulla” delle emissioni da allevamenti, se non, implicitamente, ipotizzando il taglio del 30 per cento delle emissioni di metano, ma il tema è “ineludibile” e andrà affrontato a livello globale. Lo ha detto l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali e della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, presentando con Humane society international la proposta di inserire nella legge di bilancio una norma per chiudere definitivamente gli allevamenti di animali da pelliccia, oggi sospesi per effetto delle ordinanze anti-Covid del ministero della Salute. Nella legge di bilancio, spiega l’ex ministro, “possiamo dare un segnale certamente significativo: chiudere allevamenti non strategici, ad alto impatto ambientale, pericolosi per la salute umana ed eticamente più che discutibili, come quelli degli animali da pelliccia”.

“È incredibile come la Cop26 di Glasgow – ricorda l’on. Brambilla – abbia ignorato quasi del tutto il tema delle emissioni di gas serra prodotte dagli allevamenti. Secondo la FAO, valgono il 14,5 per cento delle emissioni globali, mentre “Our world in data” parla del 18,5 per cento includendo agricoltura ed uso del suolo. Non per caso cento ONG avevano chiesto, invano, che la Cop se ne occupasse. Anche nei commenti si è dato giustamente rilievo al fatto che, nonostante le resistenze di Cina ed India, per la prima volta il documento finale almeno menziona la riduzione del ricorso al carbone e dei sussidi ai combustibili fossili, molto meno si è parlato di questa clamorosa omissione, perché gli interessi coinvolti sono perfino più forti di quelli rappresentati dalla lobby del petrolio e del gas. In realtà si tratta di un argomento ineludibile: pensate che un rapporto della FAO e UNEP (Il programma ambientale delle nazioni unite) pubblicato nel settembre scorso valuta che il 90 per cento dei sussidi globali all’agricoltura (540 miliardi di dollari in tutto) abbiano in ultima analisi effetti dannosi per la salute umana e per l’ambiente. Prima o poi, quindi, andrà pure affrontato, anche a livello globale, il tema della zootecnia sostenibile e dei sussidi di cui godono, in varia forma, gli allevamenti. Nel frattempo, qui e subito, con la legge di bilancio, possiamo dare un segnale certamente significativo: chiudere allevamenti non strategici, ad alto impatto ambientale, pericolosi per la salute umana ed eticamente più che discutibili, come quelli degli animali da pelliccia. Esseri viventi sottoposti ad inenarrabili sofferenze e poi uccisi con il gas, solo per lucro e vanità: inaccettabile”.

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