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ESERCIZI COMMERCIALI, ON. BRAMBILLA: “LETALE PER LA NOSTRA ECONOMIA FAR CHIUDERE LA DOMENICA, CI OPPORREMO IN OGNI MODO”

Pubblicata il 28 Febbraio 2019

“Un atto di puro autolesionismo, letale per l’economia nazionale”. Così, in un intervento pubblicato oggi su “Libero quotidiano”, l’ex ministro del Turismo on. Michela Vittoria Brambilla definisce la proposta della maggioranza gialloverde di reintrodurre, almeno in parte, la chiusura domenicale e nei festivi degli esercizi commerciali: un annuncio, criticato ieri dall’Unione europea, che ha già spaventato gli investitori, messo in allarme gli imprenditori e i dipendenti del settore e scontentato i cittadini ormai abituati a fare la spesa in qualsiasi giorno. “Ci opporremo in ogni modo”, assicura la parlamentare di FI.

“In generale, e a maggior ragione nelle attuali condizioni economiche, con l’indice di fiducia dei consumatori (altra notizia di ieri) al livello più basso da un anno e mezzo a questa parte – scrive l’on. Brambilla – l’assalto di M5s e Lega alla liberalizzazione dell’apertura degli esercizi commerciali, avviata in via sperimentale per i Comuni turistici da me, come ministro del Turismo del governo Berlusconi IV, e completata poi dal decreto Salva-Italia del 2011, è un atto demenziale, di puro autolesionismo, in linea con altri interventi letali per l’economia nazionale come il blocco delle grandi opere”.

“Pare incredibile – prosegue la deputata di Fi – che si voglia togliere a quasi venti milioni di consumatori la libertà di fare acquisti la domenica e nei giorni festivi, che si vogliano perdere 40 mila posti di lavoro, in buona parte di giovani e donne, che si voglia fare un grandissimo regalo ai giganti dell’e-commerce, gli unici a navigare con il vento in poppa (+ 12,1 per cento nel 2018), mentre crollano i fatturati delle piccole superfici e ristagna quello della Grande distribuzione. Un Paese già in recessione tecnica, con un tasso di disoccupazione al 10,5 per cento e di inattività al 34,3 per cento non si può permettere una follia del genere”.

“Lo sanno bene – aggiunge – non soltanto le organizzazioni del commercio e della grande distribuzione, ma anche quelle dei consumatori, contrarie in blocco alle chiusure la domenica e nei festivi. Mettere nel mirino gli esercizi commerciali e in particolare la grande distribuzione organizzata, reinventandosi le chiusure domenicali e festive e vietando le aperture notturne è una politica semplicemente folle: vuol dire far saltare, oltre ai posti di lavoro, il 15 per cento del fatturato settimanale delle imprese (realizzato la domenica) e 3 miliardi di investimenti l’anno da parte delle insegne della Gdo, di fatto già bloccati dall’effetto annuncio, mentre la nostra economia ne avrebbe un disperato bisogno”.

“Chi poi difende la proposta del governo in nome della “tutela dei lavoratori” – specifica l’on, Brambilla – o non ha capito, o fa finta di non capire o come minimo è incoerente, perché leva gli scudi solo su quelli del commercio e non su milioni di altri che già oggi lavorano la domenica e i festivi in servizi essenziali e non essenziali: sono dipendenti di serie B, per i quali il lavoro domenicale è ammesso senza discussione? E che cosa diranno a tutti quei dipendenti che arrotondano lo stipendio grazie alle maggiorazioni domenicali? Se il lavoro la domenica, come sostiene qualcuno, vale più di quanto è pagato oggi, si sveglino i sindacati e migliorino la contrattazione”.

In realtà, della controriforma in salsa grillo-leghista non ha bisogno nessuno. Servirebbe semmai il contrario:pensare ad ulteriori forme di semplificazione e di agevolazione per le grandi superfici di vendita. “L’affermazione della grande distribuzione e la diffusione dei centri commerciali (circa mille in Italia) – spiega l’ex ministro – hanno avuto un forte impatto anche sulla società e sulle abitudini degli italiani: un impatto positivo in termini di aggregazione, socializzazione, innovazione, correttezza fiscale, di riqualificazione urbana. I centri commerciali edificati in zone periferiche hanno contribuito a recuperare e riconvertire aree degradate delle città, a spezzare con opere di urbanizzazione l’isolamento di sobborghi spesso abbandonati, trasformandoli in organismi viventi. Danno agli abitanti delle periferie opportunità d’acquisto che altrimenti sarebbero riservate ai residenti nei centri storici. Rappresentano per i giovani un punto di ritrovo sicuro, alternativo alla strada, per anziani e famiglie nuovi luoghi di incontro, grandi spazi dov’è piacevole trascorrere il tempo libero anche grazie alla disponibilità di tanti servizi offerti gratuitamente, di attività ludiche, di intrattenimento, di volontariato. Proprio per riconoscere e valorizzare il ruolo sociale che i centri commerciali svolgono, ho presentato una proposta di legge che inserisce nel codice del commercio, tra gli obiettivi della programmazione affidata alle Regioni, anche la promozione di queste funzioni nelle medie e grandi strutture di vendita, in particolare la domenica e nei giorni festivi, considerata la maggiore affluenza, “attraverso convenzioni tra i gestori delle strutture, gli enti locali e gli enti del terzo settore per garantire servizi integrativi con funzione sociale, quali servizi educativi, ricreativi e assistenziali, con la previsione di requisiti strutturali e organizzativi agevolati e l’erogazione di contributi e finanziamenti per chi avvia l’attività di servizio”. Altro che -conclude l’on. Brambilla – chiudere la domenica e i festivi: l’attività della Grande distribuzione organizzata va tutelata come fonte di ricchezza, di occupazione e, non ultimo, per la sua funzione sociale. A meno che l’obiettivo di chi ci governa non sia quello di procurare nuovi “clienti” per il reddito di cittadinanza”.

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