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BRAMBILLA:”FUORI LE OFFERTE E DECIDANO I CITTADINI”

Pubblicata il 24 Dicembre 2007

“La chiusura o il declassamento dell’hub di Malpensa? «Un’umiliazione per tutto il Nord». La vendita di Alitalia ai francesi? «Un grosso danno per l’Italia». I precari della compagnia di bandiera? «I lavoratori più tutelati». Michela Brambilla accende i motori del suo caccia e rolla sulla pista. Pronta al decollo per fermare la Pearl Habor dell’aeronautica civile italiana. «La cessione di Alitalia in mani francesi significa chiudere o comunque ridimensionare l’hub di Malpensa – mitraglia la Brambilla -. La Lombardia e il Nord ne sono penalizzati. Ha della follia chiudere Malpensa. Tutta questa faccenda è stata gestita in modo poco chiaro ed è la conseguenza della cattiva gestione di Alitalia che si è trascinata per anni». Parole e musica con cui la leader dei Circoli della Libertà ha avviato ieri la conversazione con il direttore di Qn-Il Resto del Carlino, Giancarlo Mazzuca, davanti a centinaia di simpatizzanti del nuovo partito.
Che cosa vuole fare per Alitalia a questo punto?
«Una grande mobilitazione. Chiederemo a Romano Prodi di rendere noti i dettagli delle trattative sulla vendita di Alitalia e le due offerte, oltre al piano industriale. Perché non possiamo conoscere bene le offerte di AirOne e Air France? I cittadini italiani hanno il diritto conoscere a fondo la questione».
Per ora come le sembrano le offerte?
«Mi sembra che AirOne possa essere una possibilità di rilancio, mentre con Air France si arriverebbe a perdere Malpensa o comunque a ridimensionarla».
Come si è arrivati a questo punto?
«La compagnia di bandiera è stata rovinata. Colpa dei sindacati, di manager non capaci, di intromissioni politiche. Dieci anni fa si parlò della necessità di 6.000 esuberi. Un piano di gestione di Alitalia per il rilancio del nostro vettore avrebbe giustamente previsto la riduzione del personale in esubero, oltre a investimenti».
Piani ce ne sono stati anche in passato..
«L’Alitalia l’abbiamo comprata un sacco di volte con i nostri soldi. Per colpa dell’intromissione della politica non è mai decollato un folte piano industriale. Il Nord ora paga le spese di una gestione cattiva e rovinosa».
Sarebbe un colpo duro per il Nord?
«Il 69% dei biglietti aerei viene staccato al Nord. E’ il Nord, con le nostre imprese, ad essere la spina dorsale del Paese. Declassando Malpensa diminuirebbero i collegamenti diretti con paesi importanti per le nostre imprese come Cina ed Emirati Arabi. Questo vorrebbe dire umiliare gli imprenditori e far pagare al Nord gli errori della gestione di Alitalia da parte della politica».
Umiliarli?
«Si, non e una questione politica. E’ come il problema della sanità o delle infrastrutture. La stragrande maggioranza delle imprese si trova al Nord. Impedire o ridimensionare i collegamenti aerei diretti fra la Malpensa e gli altri continenti significa penalizzare queste imprese. La verità è che hanno perso un sacco di tempo. Sei mesi a cincischiare e ora siamo al punto di prendere o lasciare, di decidere in fretta e furia»
Che cosa intende per una mobilitazione popolare sul caso Alitalia?
«Per l’Italia è importante poter contare su una compagnia di bandiera. Quindi la decisione sulla sua sorte è troppo importante. Non può essere decisa solo dal cda di Alitalia e dal Governo. Mi chiedo perché queste trattative le debba fare solo Prodi in privato».
E quando saranno resi pubblici i dettagli, che si fa?
«Chiederemo agli italiani che cosa vogliono con una consultazione popolare. Non si può gestire il nostro paese nel chiuso delle segrete stanze».”
Nazione – Carlino – Giorno, 24/12/07

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