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BRAMBILLA:”GIUSTIZIA E IMMIGRAZIONE DUE RIFORME DIFFICILI MA DA FARE SUBITO”

Pubblicata il 20 Aprile 2008

Ma perché fa tanto scandalo il fatto che un clandestino, fermato quattro volte perché privo di documento di identità e poi espulso, non solo continui a girare liberamente per Milano ma possa stuprare anche una ragazza? O come stupirsi delle ultime due aggressioni avvenute ieri a Roma? Chi vive nelle nostre città lo sa bene, da tempo. Solo alcuni giornalisti sembrano accorgersi con ritardo di un fenomeno che ha ormai assunto proporzioni devastanti: almeno 100 mila clandestini a Milano e nel suo hinterland, più di 700 mila, secondo stime dello stesso ministero degli Interni, in tutta l’area del Nord; addirittura 200 mila, un immigrato su due, a Roma e nel Lazio. Ed è persino ridicolo quel che avviene in tema di espulsioni. Basta, del resto, chiederlo ai prefetti, costretti, in base al decreto varato dal governo Prodi, a fare ordinanze di espulsione che però restano lettera morta.
Per non parlare poi di coloro che, spacciando stupefacenti o entrando nei tanti giri del racket, finiscono in carcere. Tempo un mese o poco più e sono di nuovo fuori.
Insomma, la sicurezza è una vera emergenza. Viviamo in un Paese dove lo Stato non ha saputo far fronte al problema dell’immigrazione, in questi ultimi due anni. E di tutto ciò dobbiamo ringraziare il governo Prodi. Non solo non ha potenziato i controlli ma, al contrario, ha aperto, di fatto, le frontiere anche a tutti quegli immigrati che non avevano in tasca né un contratto di lavoro né reali opportunità per conseguirlo.
Ma c’è di più. L’altra emergenza si chiama Giustizia. Assistiamo a una delinquenza, di immigrati e non solo, che entra ed esce dalle carceri a suo piacimento, calpestando i principi del diritto e della legalità. A fronte di ciò si è consolidata l’abitudine ad istruttorie che durano all’infinito e a processi sia civili che penali che, quando vanno a sentenza, si rivelano inutili perché, nel frattempo, i reati in essi contestati sono caduti in prescrizione. La Corte di giustizia europea ci guarda inorriditi, ma più che mandarci moniti ed avvertimenti non può fare.
È anche per questo che la scorsa settimana – il 13 e 14 aprile – un numero straordinario di cittadini ha perso la pazienza e ha detto con chiarezza che, in questo modo, non si può proprio più andare avanti. Ed è pura follia pensare che il voto espresso nel Nord, ma anche in molte altre regioni d’Italia, sia dovuto a rigurgiti di matrice razzista. Non scherziamo: qui il razzismo non c’entra nulla come non c’entra nemmeno il colore politico. Tanto è vero che sul Pdl e sulla Lega si sono riversati, e a valanga, voti che prima erano di sinistra. Se, difatti, gli elettori hanno fatto questa scelta è perché sul tema dell’immigrazione, come su quello della sicurezza, nemmeno il nuovo programma enunciato da Veltroni è risultato credibile. Perché il suo biglietto da visita è stato quello di un ex sindaco di Roma che di clandestini e di criminalità è riuscita soltanto a fare il pieno e perchè molti degli esponenti del suo Pd erano proprio tra i responsabili di questo sfacelo.
A chi ha stravinto queste elezioni tocca ora un compito oneroso: invertire la rotta. Bisogna adottare provvedimenti che consentano di ridurre il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Ed è bene che si sappia fin da ora che certo non basterà, a questo fine, aumentare il numero dei poliziotti di prossimità. Il nuovo governo dovrà poi mettere mano a riforme che possano consentire alla macchina della giustizia di rimettersi finalmente in moto. E questo problema non è certo meno grave dell’ altro. Non c’è proprio più tempo per rinviare anche questa riforma che investe la responsabilità dei magistrati ma anche il comportamento dei cancellieri e l’ampliamento delle carceri, le cui esigue strutture non possono più essere considerate un alibi per rimettere in libertà ogni genere di detenuti. Così come non si deve più sentir parlare di indulti e di amnistie.

Michela Vittoria Brambilla, Libero, 20/04/2008

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