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BRAMBILLA:”IL MIO IMPEGNO PER RILANCIARE L’ITALIA”

Pubblicata il 25 Marzo 2009

“Un anno fa, alla vigilia del voto, imperversava su Tv e giornali. Difficile dimenticare le sue tante apparizioni televisive, anche perché la signora non passa certo inosservata. Capelli rossi, look aggressivo, piglio deciso. Tanto che qualcuno aveva addirittura parlato di lei come possibile successore di Silvio Berlusconi. Quasi un anno dopo Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, appare piuttosto oscurata dal presenzialismo di altre donne del governo. Almeno fino a sabato scorso quando il Cavaliere ha annunciato la sua prossima promozione a ministro.
Come ha vissuto questo periodo: una pausa di riflessione o uno stop imprevisto?
“Niente di rutto questo. Per quanto mi riguarda, il presenzialismo non è un valore né un traguardo. Prima delle elezioni Silvio Berlusconi mi aveva affidato un mandato preciso: costruire i Circoli della libertà. Io l’ho assolto e credo di aver meritato dieci e lode. Adesso, e anche questa non è certo una sfida facile, me ne e stato assegnato un altro ancora più importante, perché dal turismo possiamo ricavare le risorse che servono al nostro Paese in un periodo di crisi”.
Non le è dispiaciuto neanche un po’ di non essere diventata ministro?
“Il mio è un ruolo di grande responsabilità, al punto che tante volte non dormo la notte, per il peso che sento. Devo rilanciare un settore strategico come quello del turismo, che produce più del 10 per cento del Pil del nostro Paese, ma che nell’ultimo anno ha perso quattro miliardi di fatturato. È la nostra prima industria: un’attività produttiva che dà lavoro a quasi tre milioni di italiani”.
Riuscirà Berlusconi a farlo diventare un ministero come ha annunciato qualche giorno fa a Cernobbio?
Io credo che il presidente del Consiglio porti sempre a termine con successo tutto quello che ritiene giusto fare, ma l’essere un sottosegretario alla presidenza del Consiglio e non un ministro non limita certo il mio ruolo e il mio lavoro”.
Ma la Michela Brambilla con i tacchi a spillo e la bellezza aggressiva che eravamo abituati a vedere in tv che fine ha fatto? Sparita nelle pieghe dell’attività governativa?
“Avere scelto di ridurre la mia presenza in televisione, perché credo di avere il dovere di mettere tutte le mie energie al servizio del mio incarico di governo, non significa aver rinunciato alla mia immagine. È sempre uguale da vent’anni a questa parte, dai capelli alle scarpe: è il mio modo dì essere”.
Parliamo del suo nuovo ruolo. Come mai in un Paese come l’Italia, così ricco di bellezze naturali, il turismo non va più bene come una volta?
“Perché non c’è mai stata una programmazione di carattere nazionale, che ci avrebbe permesso di essere ancora competitivi come un tempo. E si deve solo agli sforzi degli enti locali e degli imprenditori, finora abbandonati a loro stessi dal governo centrale, se il nostro Paese non è scivolato ancora più in basso nelle classifiche di competitività. È sempre mancata una strategia complessiva di coordinamento”.
Difficile rilanciare il turismo in un momento come questo: di fronte alla recessione, le famiglie in difficoltà tagliano quello che possono, a cominciare dalle vacanze.
“Dobbiamo lavorare su due fronti: uno di carattere strutturale e l’altro di tipo congiunturale. Sul primo punto stiamo intervenendo con una politica di coordinamento che punta a valorizzare i singoli territori ma all’interno del marchio Italia, cominciando a ridurre il gap di infrastrutture, servizi e trasporti. Cerco la crisi economica non ci aiuta, ma per fronteggiarla abbiamo messo a punto pacchetti molto flessibili sia per il prezzo che per la durata. Con poca spesa e in pochi giorni garantiamo comunque una bella vacanza. Per le famiglie a basso reddito, che non superano i 35 mila euro all’anno, abbiamo istituito buoni ferie, fino a 500 euro, da spendere solo nei periodi di bassa stagione. I cittadini potranno ritirarli nel giro dì poche settimane”.
È vero che sta lavorando per permettere agli animali di viaggiare anche in prima classe? Lo fa per il comfort dei cani o dei loro padroni?
“Se lei viaggia abitualmente in prima, perché la devo costringere a stare otto ore in treno in seconda classe se vuole portare con sé il suo cane? È un disagio che, se posso, cerco di evitare, non al cane ma a lei che ne è il proprietario. Sa che negli altri Paesi spostarsi con un animale è molto più facile? Per rispondere alle esigenze di chi viaggia stiamo realizzando una guida che riunirà i recapiti di tutte le strutture dove è consentito l’accesso con cane o gatto al seguito. Dai ristoranti agli alberghi, alle spiagge e via dicendo”.
Anche da sottosegretario al Turismo la preoccupazione per gli animali è sempre nei suoi pensieri…
“Sono nata in una casa dove c’erano 14 cani. Sono cresciuta come Mowgli: ha presente il bambino del Libro della giungla? Sempre circondata dagli animali. Ho imparato a camminare attaccandomi al collare di una vecchia schnauzer gigante e così, una volta diventata adulta, mi è venuto naturale riproporre quella situazione. Ma le mie bestiole sono tutte state raccolte per strada o nei canili. Capre e asini erano invece destinali alla padella. L’ultimo arrivato è un alano incrociato, talmente terrorizzato dagli umani che per quindici giorni non era uscito dalla sua cuccia nel canile dove era finito. Non potevo lasciarlo là”.
Lei ha in casa: 15 cani, 24 gatti, 2 asini, 4 cavalli, 8 capre. Suo figlio che ha quattro anni come si trova a vivere in questa specie di “famiglia allargata”?
“A volte sembra più infastidito che felice per tutti questi animali che girano per casa, perché lo travolgono di attenzioni e di feste. Sono troppo esuberanti per i suoi gusti. Gli amichetti invece, quando vengono a trovarlo, si divertono moltissimo di fronte a questa sorta di zoo domestico”.
E con suo figlio che tipo di mamma?
“La classica mamma italiana e forse anche peggio: morbosa, possessiva, ossessiva. Ieri sono stata quasi mandala a quel paese dalla sua tata, una donna meravigliosa che è in casa mia da prima che nascessi io. Alla mia terza telefonata per chiedere se Vittorio aveva mangiato mi ha risposto spazientita: ‘Ma la vuoi smettere di disturbarci, certo che tuo figlio sta bene, perché è con me. Lasciaci in pace, se c’è un problema ti chiamiamo noi'”.
Lei non è sposata. Pensa che sia giusto regolamentare le coppie di fatto, o è un problema che non si pone proprio? II governo Berlusconi sembra aver chiuso la porta a qualunque possibilità di una legge.
“Ognuno deve poter fare le proprie scelte, nel rispetto degli altri, senza dover subire discriminazioni. Invece, nel nostro Paese, ancora oggi vedo tante volte pregiudizi nei confronti delle coppie di fatto, soprattutto quelle omosessuali. È giusto che tutti possano vivere la propria vita e i propri sentimenti come credono, a condizione che non si danneggino altri, ma non per questo c’è bisogno di nuove leggi. I diritti delle coppie di fatto sono già garantiti dal codice civile”.
All’ingresso del suo studio c’è un manifesto con gli occhi di un bambino e la scritta: «E se fosse tuo figlio?». Di che cosa si tratta?
“È una campagna che ho voluto con grande determinazione e che mira a combattere certi viaggi della vergogna che vengono impropriamente definiti ‘turismo sessuale’. In questa squallida attività gli europei primeggiano. Nel mondo i bambini abusati sono due milioni e mezzo. Il 40 per cento è sotto i dodici anni. E non sono solo i pedofili, cioè individui malati, ad abusarne, ma persone per così dire normali, tra i 30 e i 40 anni, di ceto medio alto, che vanno nei Paesi poveri a comprare le loro vittime con un alibi razzista: questi bambini non sono come i nostri. Oppure: se non lo faccio io, lo fa comunque un altro. O ancora: tanto nessuno mi scoprirà mai. Una vergogna che va combattuta con tutti i mezzi”.
Tra pochi giorni nascerà il Pdl. Quando fu la volta del Pd, lei dichiarò che era solo un’operazione di vertice. Adesso che tocca a voi, non le sembra che sia anche peggio? L’unico  dibattito   consentito è quello sulle regole e sui coordinatori.
“Il Pdl nel cuore dei nostri elettori e militanti è già nato da ben più di un anno, da prima delle elezioni. Il 27 marzo sancirà solo l’ultimo atto, quello di dare al Popolo della libertà un vestito, una struttura”.
È pronta a scommettere che anche senza Berlusconi il nuovo partito continuerà a restare unito?
“Senza il presidente? Non riesco proprio a immaginare questa situazione… Lui ci sarà sempre”.

Bianca Berlinguer, “Vanity Fair”, 25 marzo 2009

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