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BRAMBILLA:”IL PARTITO SI CHIAMERA’ POPOLO DELLA LIBERTA'”

Pubblicata il 13 Dicembre 2007

“Un Silvio Berlusconi ieri a tutto campo: ha annunciato che il nome del nuovo partito sarà Popolo della libertà perché lo ha scelto il 63,15% di quanti si sono recati ai gazebo; ha rivelato gli ultimi sondaggi che danno il Pdl al 37,1% e il centrodestra al 57,3% (col centrosinistra al 42,6%) per cui anche con l’attuale sistema di voto ci sarebbe, in caso di elezioni, una maggioranza stabile; ha confermato la propria disponibilità al dialogo con Walter Veltroni per una nuova legge elettorale, contemplando anche un «proporzionale con uno sbarramento» (che spinga i partiti minori a unirsi e che non costringa i grandi ad allearsi con forze disomogenee), con il preventivo impegno politico di coalizione e a condizione che «nessuno dei partiti del centrodestra venga penalizzato».
Un’apertura, questa, alle richieste di Gianfranco Fini, verso il quale ha avuto parole concilianti più che verso Pier Ferdinando Casini. E che il Cavaliere ha accompagnato reiterando l’invito a tutti gli alleati dell’ex Cdl a «costruire insieme» il nuovo partito unitario, perché – ha tenuto a precisare – «non ho mai pensato, nemmeno sognato, né detto “bussate e vi sarà aperto”».
Ospite della Tv della libertà, di Michela Vittoria Brambilla, Berlusconi ha auspicato che Veltroni, a dispetto delle difficoltà che incontra nel centrosinistra, «possa riuscire nell’impresa coraggiosa di portare avanti un disegno di legge elettorale che possa essere approvato in parlamento», e s’è dichiarato favorevole a «un solo turno di voto e a una sola scheda, senza marchingegni strani e alchimie» perché «gli eletti devono essere proporzionali al numero degli elettori». Il Cavaliere ha chiarito di aver parlato poco prima con Fini della legge elettorale: «I toni sono stati cordiali, non c’è stata una caduta di rapporto, né un silenzio prolungato. Forse, c’è stato un misunderstanding”, un fraintendimento, come se noi pretendessimo che loro si sciogliessero per entrare nel Popolo della libertà. Se gli alleati decidessero di mantenere ragione sociale e identità, è comprensibilissimo, resta il vincolo di alleanza». Ma un avvertimento a Casini: «È tanto che non lo sento. Deve esplicitare che cosa intende fare: se impegnarsi nel progetto» della Cosa bianca «oppure decidere di continuare nell’alleanza». E ha aggiunto di ritenere «che oggi in Italia non ci siano gli elettori né lo spazio per un partito che decida chi deve governare, secondo quella che il presidente Andreotti chiamò la politica dei “due forni”», alleandosi secondo le convenienze col centrodestra o col centrosinistra.
Replica di Fini: «Un’alleanza tra i partiti non si basa sulla cordialità né sulle polemiche tra i leader ma unicamente sulla condivisione di valori, programmi e strategie. Se Berlusconi ritiene strategica l’alleanza dell’ex Cdl lo dimostri, cercando una posizione unitaria di tutto il centrodestra sulla legge elettorale». Risposta di Casini: «Berlusconi è ossessionato da questa Cosa bianca. Io sono impegnato tutti i giorni con il mio partito contro il governo Prodi che sta facendo danni tremendi al Paese. È Berlusconi che deve rispondere del patto scellerato con Veltroni. Strano che chi parla di competizione voglia falsare la competizione politica e vincere a tavolino».”
Il Mattino, 13/12/07

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