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INFANZIA, RIABILITAZIONE PEDIATRICA: SCARSITA’ DI RISORSE E “RITARDO CULTURALE” SUI METODI INNOVATIVI

Pubblicata il 25 Ottobre 2016

“In relazione al servizio sanitario pubblico non c’è solo un problema quantitativo, di risorse che negli anni sono oggettivamente diminuite, ma anche qualitativo, di allocazione delle risorse destinate alla riabilitazione pediatrica neurocognitiva”. Lo ha detto oggi la dottoressa Paola Puccini, presidente e direttrice scientifica del centro studi Lev Vygotskij di Pisa, audita dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla tutela della salute psico-fisica dei minori per il focus “minori e disabilità”, parlando di riabilitazione dei bambini con deficit neurologici di vario tipo. “Nel recupero di questi piccoli pazienti – spiega – c’è generalmente molta più attenzione per l’approccio meccanico e riflessologico, con prescrizione di farmaci e di tutori che limitano la libertà del bambino, mentre l’indirizzo neurocognitivo è trascurato”. Dalle paralisi cerebrali alla nascita fino alle patologie cerebrali conseguenti eventi traumatici, la possibilità di recupero di un bimbo è molto più vasta di quella di un adulto, grazie alla plasticità cerebrale che accompagna l’infanzia. La commissione si interroga quindi sulla reale adeguatezza delle cure alle quali tutti i bambini possono accedere nei confronti dei progressi scientifici intervenuti in questo campo, nonché sulla possibilità di usufruirne attraverso il sistema sanitario nazionale.

“Nel campo della riabilitazione pediatrica esiste anche un ritardo culturale, oltre che la scarsità di fondi a disposizione delle aziende sanitarie locali – aggiunge l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione – Una politica lungimirante e che davvero guarda alle necessità di tutti i minori dovrebbe correggere questa situazione che penalizza gravemente la vita attuale e futura di tante famiglie italiane”.

Il centro studi Vygotskij è un’associazione culturale e scientifica che opera nell’ambito della riabilitazione pediatrica e propone un modello alternativo rispetto a quelli tradizionali, cui corrisponde un’esperienza terapeutica di più di quarant’anni, attraverso lo strumento conosciuto come Esercizio terapeutico conoscitivo, con bambini per lo più affetti da paralisi cerebrale infantile. “In sostanza – chiarisce la dottoressa Puccini – facciamo leva sul riconoscimento dell’unità psico-fisica e diamo al bambino, tramite il movimento, l’opportunità di percepire il proprio corpo in maniera diversa da come imporrebbe la patologia di cui soffre. Gli esercizi neurocognitivi, proponibili a qualsiasi età, dalla nascita fino all’adolescenza, sono fondati sull’osservazione e sull’interpretazione dei comportamenti, che costituiscono la base teorica sulla quale si è evoluto il metodo. Il Centro ha inoltre intrapreso, in collaborazione con l’Associazione ARA, iniziative di confronto e di approfondimento tra genitori dei piccoli pazienti e riabilitatori, con l’intento di ricercare punti di contatto tra l’esperienza terapeutica ed il vissuto quotidiano, ed organizza corsi di formazione per medici e terapisti interessati ad approfondire il metodo neurocognitivo”. Rispetto all’approccio tradizionale, sottolinea la dottoressa, “i risultati sono stati eccellenti”.

“Al servizio pubblico – commenta l’on. Brambilla – è legittimo chiedere non solo più risorse destinate alla riabilitazione neurocognitiva pediatrica, che interessa comunque migliaia di famiglie, ma una maggiore apertura verso metodi innovativi soprattutto se, come in questo caso, si dimostrano più efficaci e meno limitativi della libertà del piccolo paziente”.

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