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BRAMBILLA:”INVESTIAMO SUL TURISMO CULTURALE”

Pubblicata il 1 Marzo 2009

“Ha partecipato alla V conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo di scena a Torino e ha fatto il punto della situazione. Il sottosegretario al Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha voluto mettere a fuoco le principali criticità di cui soffre oggi il nostro turismo culturale cominciando dall’eccesso di burocrazia cioè da normative e poi da una suddivisione e da una regolamentazione di compiti e di mansioni, da un’organizzazione delle strutture, insomma “da un tipo di architettura che risale – ha spiegato Brambilla – agli anni ’50, quando di turisti in giro per il mondo non ce ne erano più di 25 milioni e nessuno ancora pensava alla possibilità che i nostri musei e le nostre eccellenze artistiche e culturali potessero attrarre una così enorme platea”. Nulla a che vedere con l’esempio della Francia e della Spagna dove la presenza della burocrazia esiste, ma dove “si è pensato per tempo a preparare anche professionalmente – e parlo di addetti ai musei come di chi gestisce gli avvenimenti – una burocrazia che fosse più funzionale al tipo di lavoro che sarebbe andata a svolgere. In Italia questo non è accaduto”. La causa? “La causa prima di questa nostra grave carenza va individuata – spiega ancora – nel fatto che non c’è mai stata, in questo paese, soprattutto dagli anni ’90, una politica che affrontasse, in termini proprio di strategia e di programmazione, i problemi che, con l’aumento vertiginoso dei flussi turistici, stavano via via lievitando in questo settore”. Un grazie va al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, perché ha avviato una strategia che ha fra i suoi obbiettivi anche quello di affidare a persone di comprovata esperienza manageriale il compito di creare strutture e di definire interventi che servano a valorizzare ancor di più il grande patrimonio dei nostri beni culturali. Non poteva mancare, nell’intervento di Brambilla, un riferimento al difficile momento di crisi economica. “Proprio in un momento come questo – ha sottolineato – caratterizzato dalla scarsità di risorse, è giusto iniettare anche in quest’area una buona dose di cultura imprenditoriale, l’unica che consenta, da un lato, di sburocratizzare per quanto serve le strutture e, dall’altro, di ottimizzare, anche sotto il profilo economico, le loro attività”. La rivoluzione del turismo, comunque, deve fare i conti con risorse limitate. Il turismo continua a rappresentare uno dei settori che per il momento stanno resistendo meglio alla crisi economica. “La crisi non deve trasformarsi in crisi della cultura, ed è nostra precisa intenzione mantenere una visione della cultura come una risorsa su cui investire, non un costo dal quale liberarsi. Ed ecco perché dispiace vedere che il turismo culturale, negli anni, non ha mostrato ancora la capacità di reazione e la spinta di innovazione di cui avrebbe avuto bisogno. Anche gli altri due grandi comparti del turismo italiano, il balneare e il montano, mostrano da molto tempo segnali di crisi e di invecchiamento del prodotto, a cui però dimostrano di saper reagire, cercando nuove soluzioni, nuovi sistemi di offerta, nuovi approcci al mercato, tentando inoltre di diversificare, specializzare e rinnovare il proprio prodotto”.
“Giornale Piemonte”, 01 marzo 2009″

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