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BRAMBILLA:”LA DIGNITA’ NON SI TROVA IN PIAZZA”

Pubblicata il 14 Febbraio 2011

Ieri, alcune donne hanno manifestato nelle piazze italiane per reclamare il rispetto della loro dignità. Hanno preso la parola testimonial d’eccezione: professioniste, esponenti della politica, del mondo della cultura e dello spettacolo. Tutte donne che ce l’hanno fatta. Ma con la forza delle proprie idee e del loro lavoro. Hanno saputo emergere perché sono brave non perché qualcuno ha regalato loro dignità. Se la sono data da sole. Ed è questo il punto: ieri si è voluto resuscitare una sorta di femminismo fuori dal tempo per mascherare un uso tutto politico e “personalizzato” della questione femminile.
Dagli anni settanta ad oggi, le donne italiane hanno fatto tanta strada. Ero una bambina quando la componente più radicale e di sinistra scendeva in piazza inneggiando al diritto di potere disporre del proprio corpo e della propria libertà di scelta. Rivendicavano un cambiamento culturale che potesse metterle in una condizione di indipendenza, faticosamente affermata nei decenni a seguire, e per la quale tutte noi siamo debitrici. Hanno ottenuto il divorzio, la legge 194, purtroppo ancora in parte non applicata per l’aspetto del sostegno alle donne in difficoltà, perché l’aborto è un’opzione estrema – e sulla quale personalmente dissento -, che apre una ferita nella coscienza. Hanno ottenuto la legge sulla procreazione assistita, contrastata e discussa quanto si vuole, ma certamente un significativo passo verso la libertà di scegliere la maternità. E poi tutti gli strumenti di sostegno e gli incentivi, che negli anni la politica ha saputo concretizzare. Fino ad arrivare alla legge sullo stalking, un fiore all’occhiello di questo governo, che si è particolarmente distinto per la sua attenzione alle donne ed alle loro esigenze. Ma molto resta ancora da fare.
L’occupazione femminile in Italia – lo rilevo anche da imprenditrice – è inferiore alla media di altri paesi europei. Le ragioni sono da ricercare nella scarsità di servizi dei quali le mamme possono usufruire per potere crescere i propri figli e nel contempo continuare a lavorare. Gli asilo nido non bastano, i costi non sono sempre abbordabili anche per quanto riguarda le soluzioni alternative, c’è il problema degli orari pomeridiani che mal si conciliano con quelli di chi svolge un’attività di qualunque genere, c’è la cura degli anziani della quale farsi carico. Ma se è scarsa la partecipazione femminile al mondo del lavoro, lo è ancora di più ai piani alti dell’economia. Come nella politica. Dopo anni di chiacchiere sulle “quote rosa”, il Governo Berlusconi ha senz’altro segnato un significativo cambiamento con 5 donne ministro e portando in parlamento un congruo numero di deputate e senatrici.
Tuttavia, l’effettiva parità è ancora lontana.
Dilungarsi ancora sarebbe facile ma credo che oramai sia abbastanza chiaro perché, a mio avviso, non abbia alcun senso scendere in piazza per reclamare dignità. La dignità ce la diamo da sole. Sia che scegliamo di declinarla nel mondo del lavoro, sia crescendo i nostri figli. Quello che conta è la libertà di scelta. E se dobbiamo scendere in piazza, facciamolo per qualcosa di concreto, per pretendere strumenti che ci garantiscano maggiore autonomia. Non certo per la manifestazione di ieri, che non trova una sua giustificazione nella realtà ma – e mi dispiace dirlo – solo nella politica del tutto strumentale che la sinistra cerca di portare avanti, in mancanza di altri più credibili argomenti.
Qual è, infatti, il problema che tanto scalda gli animi delle signore di sinistra? Non volevano per sé quella libertà di disporre della propria vita, che oggi le giovani donne esercitano in misura sconosciuta alle loro nonne e forse anche alle loro madri? Le loro scelte vanno quindi rispettate, senza giudicarle. E questo certamente vale anche per coloro che ora sono scese in piazza. Libere di farlo, naturalmente. Ma non confondiamo un gruppo di donne fortemente politicizzate con tutte le donne italiane, che certamente esse non rappresentano e che, oltretutto, non hanno loro chiesto di farlo. Come donna e madre, ancorché Ministro della Repubblica, rivendico la mia totale non adesione a questa passerella. E propongo invece alle colleghe dell’opposizione, che sono state l’anima di questa manifestazione, di unire le nostre forze intorno ad un progetto comune: quello di lavorare per garantire a tutte le donne italiane il diritto ad un’uguale rete di servizi e di opportunità, che garantisca loro la libertà di vivere la propria vita come desiderano.

Michela Vittoria Brambilla, “Corriere della sera”, 14 febbraio 2011

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