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BRAMBILLA:”LA SFIDA DELLA LIBERTA’NELLA SOCIETA’ GLOBALE”

Pubblicata il 15 Febbraio 2008

“Certamente il termine “libertà” non si identifica con nessun contenuto, ma nella realtà concreta esso significa, nella politica ,la domanda di non essere governati dalle ideologie. Significa cioè riconoscere la realtà come l’oggetto da comprendere, senza definizioni antecedenti del nemico politico. Oggi possiamo domandarci che cosa la parola “libertà” significhi perché il Governo ideologico di Prodi è andato in crisi ed è caduto. Se ciò non fosse avvenuto, avremmo ancora il senso di un regime minore che abbiamo dovuto affrontare: un Governo che si definiva come lotta contro un nemico. L’ideologia è sempre la definizione di un nemico, che si configura come una realtà sociale da abbattere per conservare la propria identità. Il Governo Prodi era un governo ideologico, e chiunque non fosse omogeneo ad esso si sentiva delegittimato come cittadino. Ci voleva l’esperienza di un Governo di sinistra perché l’idea di rivoluzione mediante il potere dello Stato venisse abbandonata come giustificazione politica suprema, anche se formulata in termini non cogenti come lo erano le espressioni originarie, totalitarie, da cui l’ideologia aveva avuto inizio. Il termine “libertà” come tema politico dominante è nato quando Berlusconi lo ha usato per combattere la convergenza tra la Procura di Milano e il partito pidiessino, che hanno incriminato i dirigenti dei partiti democratici occidentali. Da allora l’azione di Forza Italia e della Casa delle Libertà è stata, nelle varie legislature, l’elemento determinante per combattere l’ideologia che definiva l’Italia come Paese corrotto, da purificare mediante l’azione salutare di un Governo di sinistra. Oggi questo pericolo sembra scongiurato perché Prodi è stato sconfitto. Ora il linguaggio del Partito Democratico è intriso di buonismo e la definizione del nemico sembra rimossa dalle sue parole. Veltroni è l’immagine della sconfitta dell’Ulivo e dell’Unione e quindi incomincia a parlare un linguaggio diverso. Per questo ci sembra che, caduto il linguaggio del nemico dalle parole del segretario del Pd, la realtà sia cambiata, l’ideologia sia uscita dalla sinistra e si sia entrati in una fase più accettabile. L’impressione della libertà conquistata si fonda dunque sulla speranza che il cambio di linguaggio della sinistra, divenuta Partito Democratico,sia un cambiamento della sua realtà. Ma non è certo che sia così, e i fatti lo diranno. Il Popolo della Libertà pensa di poter vincere le elezioni e sente il vento in poppa,quindi non pensa più alla battaglia che ha combattuto. Ma quando i Circoli della Libertà sono nati, non era propriamente così. Ciò che ha unito il movimento promosso da Michela Vittoria Brambilla è stata la reazione all’ideologia di governo in nome della realtà del vivere sociale, parlando il linguaggio dell’esperienza nella forma dell’opposizione all’ideologia e quindi come esercizio di libertà.
Altro è invece il contenuto della politica. Qui certamente i Circoli hanno espresso il problema della rappresentanza delle giovani generazioni in un sistema in cui l’ideologia si è manifestata come tutela delle posizioni acquisite nel proprio tempo, trasformandole in privilegio dell’anzianità. La libertà è lo spirito con cui si guarda la realtà e quindi si affronta la problematica della società mondiale,che è divenuta un fatto sotto i nostri occhi. Le imprese italiane hanno dovuto affrontare la crescita dell’economia cinese e di quella indiana e l’importazione della manodopera dal Sud, dall’Est e dall’Ovest. Ciò in un sistema segnato dall’alta tassazione e dalla mancanza di servizi. La libertà ha capito che il problema del nostro Paese è quello di esistere a tutti i livelli sul mercato globale. Naturalmente ciò non toglie l’altro volto della libertà,quella che fu chiamata,nella Carta atlantica del 1942,”libertà dal bisogno”. Coniugare la libertà di chi può creare e il bisogno di chi non può è la forma della società democratica ed è il problema che riguarderà il nostro Governo dopo la vittoria elettorale. La grande sfida è se la libertà vincerà nella società globale e,con essa,la pace, oppure se una nuova stagione di conflitti attende il mondo. Questo riguarda soprattutto i giovani,che vivranno questo secolo affrontando una realtà che le generazioni precedenti non hanno mai affrontato prima. Esse trasmettono ai giovani il legato del conflitto novecentesco: la libertà come fede in ogni circostanza.
di Gianni Baget Bozzo
dal Giornale della Libertà del 15 febbraio 2008″

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