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BRAMBILLA:”L’ALITALIA FRANCESE CI TRASFORMERÀ IN UNA META TURISTICA DI SERIE B

Pubblicata il 23 Marzo 2008

C’è una parte del programma predisposto da Air France per l’acquisizione di Alitalia che i grandi tour operator, quelli che pianificano con anni d’anticipo il turismo mondiale, stanno analizzando con attenzione pronti a rimodellare – e non si parla di dettagli – le loro strategie su volumi, flussi ed itinerari da e verso l’Europa, se essa decollasse. Preso atto dei diktat imposti da Spinetta per un ridimensionamento del nostro vettore e delle strutture del trasporto aereo, essi avrebbero già messo mano a quella che, per ora, è soltanto un’ipotesi di lavoro ma che, se venisse attuata, toglierebbe il sonno a chi, in Italia, considera il turismo una voce primaria per lo sviluppo e la ricchezza. Sono sostanzialmente due i punti del programma Air France che porteranno gli operatori a rivedere i loro piani.
1) La cancellazione di un hub come Malpensa, li costringerà a dirottare su Parigi gran parte di quel turismo di massa che poteva essere irradiato nelle nostre aree del Nord. Ovvio che, sbarcando a Parigi, l’operatore sia costretto ad offrire al turista itinerari diversi perché è improbabile che cinesi, giapponesi, russi e via dicendo, che acquistano pacchetti di viaggio che non superano quasi mai gli 8-10 giorni, accettino di stare solo 24 ore nella Ville Lumiere per poi andare altrove. Né è pensabile che, non avendo più Malpensa, un tour operator che opera su grandi numeri voglia sobbarcarsi gli oneri di logistica e di trasporto derivanti da un frazionamento di tutta questa massa turistica in aeroporti minori. Gli operatori di nicchia forse se lo potranno permettere, i grandi no. Delle città del Nord si salverà solo Venezia, l’unica città che non ha protestato contro il piano di Air France. Ma si illude, perché Spinetta non ha intenzione di continuare a privilegiare questa città a svantaggio di quelle delle coste francesi. Questo già scrivono i giornali francesi che danno per certo, per i prossimi tre anni, un aumento della domanda turistica del 12%. Tolto a noi naturalmente. 2) In vista di un piano che intende cambiare i flussi turistici, è più che logico che i tour operator siano in stand by: contavano sul potenziamento di Malpensa e non sul suo default e trovano per lo meno strano che il governo italiano non abbia minimamente pensato almeno a consultarli e a confrontarsi con loro. E restano attoniti anche per altri motivi. Innanzitutto, perché per loro non sarà facile vendere un prodotto italiano che viene ora offerto con marchio francese. Come se l’Italia fosse divenuta una colonia, cosa che anche l’avveduto turista giapponese non mancherà di sottolineare.
In secondo luogo, perché saltano o rischierebbero di saltare proprio i piani che da tempo essi avevano elaborato per fare dell’Italia un paese guida del turismo dei grandi numeri. Di qualità ma anche di massa. Infine, perché ormai cominciano ad avere più di un dubbio sull’affidabilità di chi gestisce la nostra politica, che prima promette rilancio, migliori infrastrutture e piani per il turismo e poi pensa di svendere e a prezzi stracciati l’unico tesoro che ancora gli è rimasto. Difatti, chi produce turismo non ha tempo da perdere né può giustificare gli irresponsabili errori commessi dal governo Prodi nella vicenda Malpensa e Alitalia. Volta pagina e va dove la realpolitik conta ancora qualcosa cioè lontano dall’Italia. Per fortuna, c’è ancora tempo per fargli cambiare idea. Almeno lo spero perché mettere una pietra sopra al turismo sarebbe l’inizio della nostra fine.

Michela Vittoria Brambilla, Libero, 23/03/2008

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