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Sono in politica per
realizzare ciò che
credo giusto, altrimenti
mi sarei accontentata
di sognare.

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BRAMBILLA:”L’ANNO CHE VERRA’ DELLA BRAMBILLA”

Pubblicata il 4 Gennaio 2008

“In principio era Silvio e Silvio era presso Dio e Silvio era Dio. Poi è arrivata lei a tingere di rosso pel di carota l’altra meta, del cielo berlusconiano. Ed è scattata la rivolta azzurra contro la madrina dei Circoli della libertà. Perché è da un anno che il Cavaliere non ha occhi che per lei, parla solo di lei, si consulta solo con lei. Ed è a lei che ha affidato la svolta di Forza Italia. Ciliegina sulla torta, è infatti lei che Berlusconi ha incaricata quest’estate di depositare il marchio del suo nuovo partito, provocando quasi una diaspora tra i senatori forzisti. Ma piaccia o no, è Michela Vittoria Brambilla la “Marianne” del Partito della libertà.
Quali sono i risultati importanti che pensa di aver raggiunto nel 2007?
«Le potrà sembrare strano, ma devo molto a Romano Prodi perché senza i disastri prodotti dalla sua coalizione di governo non sarebbe forse scattato in me questo senso di fastidio e poi di vera ribellione nei confronti di un sistema politico che, per come oggi viene gestito, sta portando il Paese allo sfascio. Di qui è nata l’idea dei 6.000 Circoli della libertà».
I suoi Circoli sono spuntati come funghi da un giorno all’altro e molti mettono in dubbio che siano effettivamente 6.000. Come ha fatto a tirarne su così tanti in così poco tempo?
«Se in meno di un anno sono nati 6.000 Circoli, lo si deve proprio al fatto che fuori dai palazzi del potere la protesta contro questo assurdo modo di governare ha assunto valenze e latitudini fino ad ieri assolutamente impensabili».
Se qualcuno un anno fa le avesse detto che oggi sarebbe arrivata fin qui ci avrebbe creduto?
«Assolutamente no. È stato il quotidiano contatto con i cittadini a farmi capire che la politica è una cosa troppo seria per essere lasciata nelle mani di persone e apparati di potere che a tutto pensano meno che a produrre benessere e sviluppo. È stata la disastrosa prova fornita da questo governo a far capire agli elettori che è arrivato il momento di cambiare musica. Con Prodi deve finire questo sistema di governare».
Come ha fatto a conquistare il Cavaliere?
«È lui ad aver conquistato me, avendo intuito per primo la necessità di cambiare radicalmente il modo di fare politica in questo Paese».
Berlusconi conquista tanta gente. Ma come ha fatto a sedurlo lei politicamente?
«Non perdendomi in chiacchiere. E in questo mi ha giovato la mia esperienza di imprenditore».
Cioè, cosa faceva?
«Andavo da lui e gli dicevo: cosa ne pensa, presidente, di questa idea? “Non male”, era la risposta. Anche se, almeno all’inizio, aveva un certa diffidenza nei confronti di questa neofita della politica piena di entusiasmo».
Il Cavaliere diffidava di lei?
«Ma si è dovuto ricredere quasi subito perché ogni volta io partivo a razzo e, in pochi giorni, convertivo ogni progetto in fatti. È così che i Circoli di Roma e di Milano sono stati attivati nel giro di una settimana chiamando a raccolta tanti giovani laureati. Ed è così che in 27 giorni dal nulla ho realizzato un settimanale e, in meno di due mesi, una tv satellitare che viene vista da mezza Italia».
Ed è così che ha anche fatto girare le scatole a quasi tutta Forza Italia.
«So che per questo mio modo di operare ci sono politici che mi considerano tuttora una specie di alieno. Ma non lo sono per Berlusconi e questo mi basta».
Non ha mai avuto la sensazione che Berlusconi volesse usarla più come spauracchio nei confronti dei colonnelli che come figura politica vera e propria?
«Le rispondo con una sola sillaba: no».
Eppure è proprio sentendo il suo discorso alla convention dei Circoli della libertà del 6 ottobre che, parlando con i suoi, Berlusconi si sarebbe convinto delle sue ottime qualità di organizzatrice e del suo scarso spessore politico.
«Non mi risulta. Ad ogni modo, non ci sono ruoli calati dall’alto nel Pdl. Lo stesso presidente Berlusconi ha detto ben chiaro che si sottoporrà anche lui alle primarie».
La Brambilla è la donna dell’anno anche perché è la prima ad aver sdoganato le autoreggenti nel salotto di Bruno Vespa.
«Non le pare un po’ vecchia come battuta?».
Sarà vecchia, ma lei ci continua ad andare con le autoreggenti a Porta a Porta.
«Non amo parlare del mio look».
Non le è mai venuto il dubbio che presentandosi in tv in tailleur minigonna con autoreggenti a vista riesca ad intercettare anche parte del pubblico maschile?
«Ripeto, non sono interessata a disquisire di look, lunghezza delle gonne o dei tacchi. Per quanto riguarda le possibili attenzioni che mi può rivolgere il pubblico maschile, non ho mai fatto sondaggi in proposito né mi interessa farli».
Insomma, la sua avvenenza con la sua fortuna politica non c’entra niente?
«Ma via, crede davvero che ci sia ancora qualcuno disposto a dar credito a una persona in politica solo perché ha un bel paio gambe? Roba vecchia».
Eppure a via dell’Umiltà dicono che Berlusconi la stia spingendo proprio perché una bella ragazza con le gambe lunghe non gli fa paura come rivale.
«Sono ormai vaccinata a ogni genere di gossip».
Sono stati anche i suoi capelli a fare di lei un’icona politico-mediatica. È rossa maturale?
«Ma a chi può interessare?».
A tutti gli italiani. Lei è diventata la rossa nazionale…
«Sarà. Ma le assicuro che lai gente che mi vuole incontrare – ed è davvero tanta – di tutto vuol parlare meno che del colore dei miei capelli».
Rossa pel di carota pure nel 2008?
«Non ci crederà, ma non ci ho proprio pensato. Non è il mio look che deve cambiare ma qualcos’altro».
Lei è diventata la donna immagine di Fi prima e del Partito della libertà poi. Cos’ha provato, però, quando Berlusconi ha dettto che lei in tv aveva “esondato”?
«Ne sono stata lusingata perché voleva dire che sapevo correre più e meglio di altri».
Ma le sue ultime performance televisive devono averlo un po’ deluso se ha preferito spendersi mediaticamente Stefania Prestigiacomo. La cosa l’ha infastidita?
«Si vede che lei non mi conosce. Io non ho mai avuto gelosie e invidie nei confronti di chicchessia e di questo mi pare che ci siano ampiamente le prove».
Berlusconi ha realizzato attraverso di lei la svolta da Fi al Pdl. Ma com’è che finora non le ha affidato nessun incarico dirigenziale, né nel vecchio né nel nuovo partito?
«Saranno i cittadini, attraverso vere elezioni primarie, a scegliere i loro rappresentanti. Quel che accade nella fase di transizione non mi interessa. Vorrei ricordare che è stato affidato a me il compito fondamentale di fare nascere i Circoli della libertà. E vorrei ricordare che fui io ad agosto dello scorso anno a depositare, a nome di Berlusconi, il simbolo del nuovo partito».
Provocando un cataclisma in Fi, con i senatori che minacciavano di uscire dal gruppo. O la cosa non la sfiorò neanche?
«Rimasi sorpresa, ma non più di tanto, perché avevo messo in conto che rompere gli schemi della vecchia politica avrebbe suscitato reazioni da parte degli addetti ai lavori. Ma i Circoli sono nati proprio come avanguardia del Pdl che vuole realizzare una reale rottura con il passato. E se per questo mi sono presa un po’ di botte, penso ne sia valsa la pena».
A Mara Carfagna Berlusconi ha conferito il compito di coordinare assieme a Sandro Bondi la nascita delle commissioni che governeranno il Pdl. A lei che incarico ha assegnato?
«Come le ho detto, saranno i cittadini a scegliere il coordinatore nazionale del Pdl, così come tutti i coordinatori locali. Quanto a me, posso assicurarle che con Berlusconi mi sento quotidianamente, ma mi guardo bene dal raccontare cosa ci diciamo e su cosa ci confrontiamo».
Che ne sarà nel 2008 dei Circoli della libertà?
«Continueranno ad essere la costola più innovativa e spero più trainante del nuovo partito. Del resto, chi vivrà vedrà».
Li avrebbe fondati lo stesso se fosse stata eletta in Parlamento nel 2006 quando si candidò in Veneto?
«Certamente sì, ma forse col vantaggio di disporre anche di strumenti che mi potessero consentire di far implodere i palazzi della vecchia politica più rapidamente».
Nella sua struttura ha portato molta gente di Confcommercio. Non starà per caso cercando di realizzare in piccolo ciò che fece Marcelle Dell’Utri, cioè una Publitalia dei poveri?
«Ma lei lo sa che la maggior parte dei nostri aderenti è formata da professionisti, operai, salariati e giovani che fino ad ora non avevano avuto alcun tipo di contatto con la politica? Le consiglio di informarsi meglio su quella che è la vera identità dei nostri iscritti».
L’ho fatto e risulta che i Circoli della libertà siano pieni anche di forzisti scontenti che si sono rifugiati lì per trovare un viatico alla ricandidatura.
«I Circoli della Libertà hanno aperto le porte a tutti indistintamente, che avessero idee di destra o di sinistra».
Dove immagina di trovarsi tra 12 mesi?
«Dove sono ora: in mezzo a quei cittadini che non vedono l’ora di buttare a mare un governo che sta mandando in malora questo Paese. Chi è chiuso nei palazzi non ha ancora compreso la forte voglia di cambiamento che sta ormai maturando in ogni parte della nostra società civile. Molti di questi politicanti ancien regime rischiano di avere presto un assai brusco risveglio. O qualcosa di peggio».
Le piacerebbe un giorno guidare un suo partito?
«Io sono più che convinta che sarà Berlusconi a realizzare la svolta di cui questo Paese ha bisogno. E un partito del popolo basta e avanza».
Uno dei protagonisti al femminile del 2007 è stata Daniela Santanchè. Cosa pensa di lei?
«È una donna coraggiosa. Se ce ne fossero tante come lei, questo sistema potrebbe essere ribaltato più in fretta».
Elegga la donna dell’anno.
«La donna dell’anno è Benazir Bhutto, un esempio senza eguali di coraggio, dedizione e determinazione nel difendere i valori della libertà e della democrazia. Pur sapendo di andare incontro alla morte, non ha esitato un istante a difendere i suoi principi. Da lei abbiamo molto da imparare».
Italiana no?
«Il sindaco di Milano, Letizia Moratti: ha grinta, capacità ed è soprattutto molto pragmatica. Proprio quello che ci vuole per cambiare il volto alla nostra politica».
Lei ha dato la sua solidarietà a Flavia Prodi perché aveva difeso il marito contestato per strada. Come l’ha presa il Cavaliere?
«Non ne abbiamo parlato. Apprezzo la coerenza di Flavia Prodi. Ma se fossi stata al suo posto, dopo averlo difeso in pubblico, avrei chiesto il divorzio e per motivi più che legittimi».
Le piacerebbe che l’Italia fosse guidata da un premier donna?
«Non ho mai creduto alle differenze di genere. Per me contano le idee. E poi l’unico in grado di fare il premier in Italia è Silvio Berlusconi».
Marcello Pera, però, è convinto che il Cavaliere debba scegliere una volta per tutte tra la politica e le sue aziende se vuole ancora governare. E d’accordo?
«È stata proprio la sua grande esperienza di imprenditore a permettere a Berlusconi di affrontare la politica con molto più pragmatismo e senso della realtà».
Secondo lei Berlusconi incarna un conflitto d’interessi o no?
«Secondo me, no. Lui non tiene il piede in due staffe perché la sua scelta di campo in favore della politica oggi è chiara e irreversibile. E io ne ho le prove».
Tolto il Cavaliere, chi è secondo lei l’uomo dell’anno?
«Veltroni, sempre che abbia il coraggio di andare fino in fondo».
Si deduce che le piaccia l’asse Veltroni-Berlusconi sulla legge elettorale.
«Molto. Mi auguro che il confronto con Veltroni per approdare a una riforma elettorale che restituisca finalmente governabilità a questo Paese vada avanti e in fretta. Sarebbe un suicidio bloccare questo inevitabile processo di cambiamento delle regole del nostro sistema politico».
Qual è stato per lei il giorno più bello dell’anno?
«Quando in piazza San Babila Berlusconi ha annunciato la svolta. E io c’ero. Del resto, come avrei potuto non esserci?».
Quello, invece, è stato il giorno più brutto politicamente per Fini e Casini, che hanno vissuto la nascita del Pdl come un’imposizione dall’alto.
«Penso che abbiano torto. L’idea di un grande partito che sia espressione diretta dei cittadini non è contro nessuno e tanto meno contro chi, come Fini e Casini, condivide le idee, i valori e i programmi a cui si ispira questo nuovo movimento».
Ma la Cdl non esiste più e i rapporti tra Berlusconi e i suoi ex alleati sono ai minimi storici. Secondo lei, il centrodestra dovrebbe ricomporsi o pensa anche lei, come Pera, che è ora che Berlusconi si metta in proprio?
«Mi pare che Berlusconi, facendo politica, si sia messo in proprio ormai da un pezzo e in tutti i sensi, il che non esclude che possa avere alleati e interlocutori in altri partiti. Non sono Nostradamus ma, mi creda, vedrà che al momento giusto questo dialogo riprenderà».
E per lei il giorno più brutto dell’anno qual è stato?
«Lasciamo perdere».
Un suo bilancio personale del 2007.
«È stato l’anno più faticoso ma anche più costruttivo della mia vita».
Non pensa a volte di aver sacrificato un po’ troppo della sua vita alla carriera?
«Mi piacciono le sfide. Quella di imprenditrice l’avevo già vinta portando a casa bilanci soddisfacenti. Spero ora di poter fare altrettanto con la mia nuova attività».
Ma il suo compagno non si lamenta che lei non c’è mai?
«Torno a casa quasi ogni sera anche se poi passo buona parte della notte al computer per rispondere alle e-mail che mi arrivano da ogni parte. Lui apprezza il lavoro che faccio ed io il suo. Piena sintonia».
Consuntivo di mamma Brambilla?
«Vivo per mio figlio e ciò che sto facendo è proprio per cercare di dargli un futuro migliore».
Cosa sogna per se Michela per il 2008?
«Di riunirmi insieme a tutti gli aderenti ai Circoli della libertà e di brindare all’avvenuto cambiamento del nostro sistema politico. E spero che non resti solo un sogno».
Ma lei sogna come parla, solo in politichese?
«Per chi mi ha preso? Non c’è giorno o notte in cui io non pensi al futuro del mio bambino e a quel che dovrò fare sempre di più per aiutarlo a crescere nel modo migliore. Un’idea che non mi abbandona mai».
Sandro Bondi ha detto che presenterà una mozione per chiedere l’applicazione integrale della 194. Da donna e mamma come giudica la legge sull’aborto?
«Io credo invece che sia necessario rivederla. Ha idea della disinvoltura, superficialità e approssimazione con cui si applica oggi questa legge in molti dei nostri consultori? Decidere sulla vita o sulla morte di un nascituro è diventata una routine sbrigativa e questo mi pare un fatto davvero scandaloso».
Lei è anche un’animalista convinta. A quale animale associa Berlusconi?
«Alle tigri di Mompracen».
E Prodi?
«Lasciamo stare».
Fini e Casini almeno.
«Per ciascuno di loro la ricerca antropologica sarebbe troppo lunga. Per risponderle dovrei avere il tempo di consultare qualche dizionario».
Ci dice almeno il desiderio che ha espresso stappando lo spumante a Capodanno?
«Questo non posso proprio dirglielo. Troppa riservatezza e un po’ di scaramanzia».”
Libero, 04/01/08

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