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BRAMBILLA:”MI FIDO DI SILVIO E DEL SUO POSTERIORE”

Pubblicata il 1 Settembre 2007

“Caro Fontana,
le tue perplessità sul Partito della Libertà, la cui nascita è stata affidata alla levatrice Michela Vittoria Brambilla, sono le stesse di tanti uomini che attorniano Silvio Berlusconi, alcuni dei quali per la verità più che perplessi sono furibondi, spaventati e hanno perso la sinderesi. Se gli umori sono questi, una ragione o più ragioni ci devono essere. Vediamo come stanno le cose.
Tu dici: prima dell’estate il Cavaliere era molto forte e Prodi molto debole. Secondo   me non era così e, se lo fosse stato, lo sarebbe ancora. Perché a parte le performance   di Testarossa, nulla nel frattempo è mutato se non in peggio per il professor Romano, il quale si usura ogni giorno nel tentativo di tenere insieme una coalizione imbastardita dalla componente massimalista.
Il logoramento del premier – che continuerà – non bastava, non basta e non basterà a Silvio per avere la certezza di organizzare una maggioranza a tenuta stagna, affidabile e coesa, necessaria non solo per vincere eventuali elezioni anticipate; anche per governare senza perdere tempo ed energie in beghe interne, come avvenuto in passato. (…) I problemi da risolvere nel centrodestra sono tanti.
Anzitutto c’è l’anomalia Forza Italia che non ha una dirigenza compatta, granitica e selezionata su base democratica. Qui sono d’accordo con te. Occorrono degli aggiustamenti: dopo il “manifesto dei valori” (parole parole parole…) serve il “manifesto delle regole”. È assurdo che Berlusconi seguiti a procedere per cooptazioni: lui che sceglie, lui che compila liste elettorali, lui che promuove e boccia. Non è un padreterno da adorare e a cui ubbidire ciecamente, bensì un leader. E un leader serio deve mettere gli iscritti alla prova; la gara non può essere truccata; va avanti solo chi merita. Diversamente non si ha un partito, ma una monarchia assoluta, o meglio: un harem misto.
Secondo problema. Il Cavaliere per imporsi alle urne non si illuda di puntare esclusivamente su Forza Italia, per quanto riformata. Ha l’obbligo di ritrovare gli alleati e di averli a fianco in servizio permanente effettivo: Bossi, Fini e Casini. Senza i quali – ficchiamocelo in testa – al 51 per cento non si giunge nemmeno con l’aiuto di Padre Pio, San Gennaro e alcuni beati.
Terzo problema. Come fare a riedificare su basi solide la Casa delle libertà? Non è facile. Perché Berlusconi ha un brutto vizio. Quello di trattare i consoci come dipendenti, ragazzi di bottega. Qualche complimento, qualche regalo e tanti calci nel didietro. Se Pier Ferdinando Casini lo ha mollato e lavora in proprio è soltanto per questo. Non reggeva più il Padrone con le belle braghe bianche, non ne sopportava lo strapotere. Intendiamoci, Casini non scherza neppure lui con le provocazioni; pensiamo all’utilizzo di Pollini come spaccamaroni nella legislatura scorsa. Però la politica non è un Consiglio di amministrazione, e Silvio non se ne può dimenticare. Altrimenti la coalizione va a ramengo. Lo stesso discorso vale per Fini. Immagino che sia stufo marcio di star li a ricevere ordini. In effetti tende a svicolare.
Ciò sottolineato, si comprende perché Berlusconi, scoperto nella Brambilla un soggetto di poca teoria e di tanti fatti, le abbia dato in gestione i Circoli della libertà nella prospettiva di riunirli in un partito sperimentale con varie funzioni; raccattare consensi nell’area del non voto, degli scontenti e dei delusi, dei giovani e degli sbandati fuoriusciti da altri movimenti di destra, di centro e di sinistra. Una cavolata? Il sospetto c’è. Doppio, però: che il Partito della libertà cannibalizzi qualche suffragio in zona Forza Italia e rimanga un “cosino” da zerovirgola; oppure che sfondi e vada ad affiancarsi con un 4/5 per cento al partito maggiore del Cavaliere. Che nel caso avrebbe fatto Bingo.
Infatti non scordiamoci che Silvio si è aggiudicato lo Scudocrociato (il simbolo autentico della Dc) e ha fatto l’occhiolino a Storace. Perché questo ambaradan? Ramazzare voti anche negli angoli. Disporre di un pacchetto di minutaglia che, sommato a Forza Italia, darebbe al Cavaliere un cospicuo vantaggio su tutti e l’opportunità di indebolire An e l’Udc. Sulla carta. La realtà è un’altra storia. Verifi-cheremo a tempo debito.
Va da sé che se il gioco gli riesce, il Berlusca avrà la possibilità di confermarsi re di Forza Italia e, grazie all’annessione dello spezzatino, di essere imperatore d’una sottocoalizione dominante nella Casa delle libertà. Va aggiunto che il Fondatore del Biscione, nonostante le nostre critiche e i versacci delle cornacchie, spesso ci ha azzeccato. Se ci azzeccasse ancora? Non mi stupirei. Anche perché l’uomo è dotato di un posteriore gigantesco. E la sua Brambillona è una specie di carrarmato che se resta coi tacchi a spillo per terra è in grado di fornirgli parecchie bonacce.
Hai citato i personaggi di spicco di Forza Italia ai quali sarebbe giusto che Berlusconi conferisse maggiori poteri decisionali, tra cui Tremonti e Pisanu eccetera. Ma se Tremonti – per fare un esempio importante – si imbufalisce per la presenza della Brambilla, giudicandola fastidiosa, è ovvio che per Silvio – conoscendone il temperamento -la grana non è la Brambilla ma Tremonti. Benché l’inventore della finanza creativa sia un fuoriclasse, E lo è davvero, ma per essere all’altezza della sua reputazione dovrebbe dissimulare il nervosismo, specialmente quando è immotivato.”
Libero, Vittorio feltri, 01/09/07

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