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MINORI: AL SUD ALLARME SFRUTTAMENTO DI MINORENNI ANCHE AD OPERA DI ALTRI MINORENNI. PRESIDENTE BRAMBILLA: “NECESSARIO PIANO ANTI-DEGRADO”

Pubblicata il 27 Novembre 2014

Lo sfruttamento della prostituzione minorile anche ad opera di minori: è il triste fenomeno che devono affrontare le Procure per i minorenni soprattutto in alcune Regioni del Sud, dove le organizzazioni criminali si servono con sempre maggiore frequenza di persone di minore età per commettere questo ed altri reati dello stesso tipo. L’argomento è stato trattato dalla dottoressa Gianna Maria Nanna, sostituto procuratore presso la Procura per i minorenni di Bari, audita dalla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla prostituzione minorile. “Emarginazione e degrado – sottolinea la presidente della commissione, on. Michela Vittoria Brambilla – sono un fertile terreno di coltura per la criminalità organizzata. Oggi si ripropone con forza l’esigenza di un serio piano di contrasto alla povertà minorile, che colpisce più duramente il nostro Mezzogiorno”.

“Desta grande allarme sociale – ha spiegato la dottoressa Nanna – l’incremento di forme di criminalità, in cui i minori vengono utilizzati dalle organizzazioni malavitose anche per commettere reati di sfruttamento. I modelli mafiosi possono essere fortemente attraenti, specie per minori che vivono in condizioni di forte emarginazione e che, quindi, avvertono l’esperienza criminale come una forma di riscatto, sia pure nelle forme antisociali, con possibilità di affermazione della personalità, in un ambiente dedito all’illegalità”. Quello del minore che concorre allo sfruttamento di minori è, evidentemente, un caso molto delicato e complesso. “Il minore che partecipa – sottolinea il sostituto procuratore – è al tempo stesso “carnefice” nei confronti della vittima, ma egli stesso “vittima” di un disagio che lo rende depositario di esigenze di tutela non meno della persona sfruttata”. Soprattutto “nei confronti di ogni forma di pubblicità”.

Proprio perché questi comportamenti nascono “in un ambiente particolarmente degradato”, le azioni di prevenzione sono decisive per il contrasto. “Alla povertà materiale – ricorda l’on. Brambilla – è strettamente correlata la povertà educativa e di opportunità, intesa come la privazione, per un bambino o un adolescente, della possibilità di apprendere, di sperimentare le proprie capacità, di sviluppare e far fiorire il proprio talento. Questo tipo di povertà è ovviamente cresciuta con la crisi e si fa sentire soprattutto nel Sud, dove è carente la presenza di servizi educativi. I dati ci confermano che è necessario intervenire con la massima efficacia per evitare che prevalga, dove c’è più bisogno, l'”offerta” delle organizzazioni criminali”.

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