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NAPOLI: BRAMBILLA A FIANCO DI BERLUSCONI

Pubblicata il 13 Luglio 2007

“Sceglie con cura le parole per bocciare l’idea di un esecutivo di «responsabilità nazionale con pochi punti in agenda, legge elettorale e qualche ritocco costituzionale» rilanciata con forza da Pier Ferdinando Casini in un’intervista all’Espresso. Silvio Berlusconi evita una polemica diretta con il leader dell’Udc, ma quello che dice è totalmente diverso da quel punto di vista dell’esponente centrista. «Non ci sentiamo – scandisce il Cavaliere – di spartire la responsabilità di un governo con questa sinistra. Noi di Forza Italia pensiamo che se cade questo governo non possa pensare ad altro che a un ritorno alle urne».
Il Cavaliere, cioè, esclude di avere un qualche interesse a tenere in vita l’esecutivo, come qualcuno maliziosamente ipotizza. «No replica secco a chi gli pone l’interrogativo – noi non privilegiamo l’utilità di parte ma quella del Paese». E «anche se lo facessimo tutti i sondaggi ci danno in vantaggio». Silvio Berlusconi è a Napoli per partecipare alla kermesse organizzata dal partito per festeggiare il successo ottenuto in Campania alle recenti amministrative. Prima incontra i giornalisti in un albergo del lungomare per fissare alcuni punti. Poi in serata sale sul palco allestito in piazza del Plebiscito dove tiene un comizio, assieme a Sandro Bondi (e non è una novità essendo il coordinatore di Forza Italia), affiancato (ed è la prima volta) dalla presidentessa dei Circoli della Libertà Michela Vittoria Brambilla, che così anche visivamente entra nel gruppo ristretto dei dirigenti azzurri. E alla fine Berlusconi le concede il «privilegio» di chiudere il comizio. Dal palco intrattiene la platea Mariano Apicella che intona melodie napoletane. Poi compare l’ex premier e dal pubblico sale un’ovazione per lui e cori contro il premier («Prodi, Prodi vaff…»). «Un po’ rozzi ma efficaci», è il commento del Cavaliere. E poi accusa la sinistra: «Per loro poliziotti e carabinieri sono traditori che per denaro hanno abbandonato il proletariato e si sono venduti allo Stato borghese».
Nel pomeriggio, parlando ai giornalisti, torna a invocare una rapida caduta del governo Prodi, sperando che i killer siano esponenti della stessa maggioranza «ormai a disagio con questa sinistra». Berlusconi ricorda in proposito di non avere affermato che «ci sono tanti senatori pronti a cambiare casacca». Dice, invece, «ho smesso di corteggiare le belle donne ma ho dovuto corteggiare brutti senatori». E questo suona come un appello esplicito a questi ultimi a farsi avanti. «Basterebbero pochi parlamentari-scandisce – quelli che stanno nel palmo di una mano per fare cadere questo governo e andare, come auspico io, ad elezioni». Un governo, insiste alludendo al voto di mercoledì a Palazzo Madama , che «si regge perché qualche senatore va alla toilette o qualche distratto che non pensa sia il momento migliore di mandarli a casa». E ai suoi confida che «Prodi cadrà in autunno non per un’imboscata ma per un’operazione politica». L’esecutivo, incalza il Cavaliere, è ostaggio della sinistra estrema che la fa da padrona su tutti i provvedimenti imponendo il proprio punto di vista. «Se al posto di Prodi dovessero andare Veltroni, D’Alema o Rutelli non potrebbero fare altro che accettare anche loro i diktat della sinistra estrema oppure andare a casa».
Tuttavia una possibile, sia pure remota, occasione di dialogo con la sinistra Berlusconi la intravede sulla riforma della legge elettorale. Il suo ragionamento parte – ed è la prima volta che il leader di Forza Italia parla hi maniera così esplicita della consultazione promossa da Giovanni Gazzetta e Mario Segni – da un giudizio negativo sul referendum che per rivedere il meccanismo di voto. «Se si volesse davvero modificarlo, basterebbero una settimana al Senato e una alla Camera». Noi, conclude, sosteniamo che sia possibile apportare solo «alcuni miglioramenti: ripristinare per il Senato il premio di maggioranza nazionale ripartito a livello regionale accompagnato da uno sbarramento del 4-5 per cento. Su queste basi potremmo discutere con la sinistra».”
Corriere della Sera, Lorenzo Fuccaro, 13/07/07

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