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“PASTA AGLI INSETTI” IN SCUOLA BRIANZA, ON. BRAMBILLA: “SEMPLICEMENTE INTOLLERABILE”

Pubblicata il 5 Ottobre 2016

“Diranno che sono cose che succedono, ma sono cose che non possono e non devono succedere. È semplicemente intollerabile”. Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, commenta la scoperta di larve d’insetti nei pasti destinati ai bimbi delle elementari di Colle Brianza e di Villa Vergano.

“Bene ha fatto il sindaco di Colle Brianza – osserva l’ex ministro – a chiedere chiarimenti al fornitore del servizio, ma il grave episodio (tutt’altro che isolato, a leggere le cronache italiane) deve richiamare l’attenzione di tutti, dai Comuni al governo, sul tema della qualità delle mense scolastiche. Lungi dall’essere la “Buona scuola” promessa dal premier Renzi – prosegue la deputata di FI -la scuola italiana è assillata da mille problemi, alcuni gravissimi e altri meno: dal balletto dei docenti, alla mancanza di insegnanti di sostegno per i disabili, alla stabilità degli edifici, ai locali-mensa inadeguati e giù per li rami fino alla carta igienica gentilmente offerta dalle famiglie. Un sistema che fatica a supportare, anche dal punto di vista fisico, una funzione fondamentale come l’istruzione non può consentire che ai bambini sia servita pasta alle larve o, come accade a Milano, non può fare la faccia feroce con quelli che si portano il panino da casa”.

“Su qualità e prezzo delle mense, e sul rapporto tra qualità e prezzo – prosegue la parlamentare – ovviamente non si può generalizzare, visto che il servizio a scuola è di competenza dei Comuni, circa 8 mila, ma senza dubbio, in moltissimi casi, ci son ragioni di perplessità sull’una o sull’altro. Ormai i colossi della ristorazione producono pasti a prezzi bassissimi, per battere la concorrenza negli appalti. Che garanzie di qualità abbiamo? La differenza tra quanto pagano i Comuni e quanto pagano i genitori – spesso notevole: a Torino si passa da 4,7 a 7,1 euro/pasto – è incassata dai Comuni stessi per coprire costi “indiretti”. Da che cosa è giustificato in realtà questo prelievo? Chi supera i limiti Isee – ricorda l’on. Brambilla – paga non poco il servizio mensa e in molti casi ha buoni motivi per essere insoddisfatto. Spesso i bambini non mangiano, tornano a casa affamati e le mamme devono provvedere. I Comuni, e i ministeri competenti, affrontino finalmente il problema della qualità piuttosto che spingere le famiglie a preparare panini e le scuole a ghettizzare chi li mangia”.

In conclusione, afferma ancora l’ex ministro, “non si tratta di dire no alla mensa tout court ma ad un servizio che spesso non è all’altezza e invece dovrebbe essere “competitivo” con la “schiscetta” dal punto di vista del sapore, del valore nutritivo e del prezzo. Se non si impegneranno sulla qualità, Comuni e ministeri competenti condanneranno a morte il servizio stesso, e con esso un’importante occasione di socializzazione di educazione alimentare”.

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