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PROSTITUZIONE MINORILE, ON.BRAMBILLA: “GOVERNO APPROVI PIANO ANTI-TRATTA”

Pubblicata il 10 Marzo 2015

Sensibilizzare i Comuni perché creino “unità di strada” pronte ad intervenire contro l’accattonaggio e la prostituzione minorile, spesso manifestazioni “contigue” della medesima logica di sfruttamento. E’ una delle proposte avanzate da Mirta Da Pra Pocchesia, responsabile del progetto “Prostituzione e tratta delle persone” del Gruppo Abele, durante l’audizione odierna, nell’ambito dell’indagine sulla prostituzione minorile, davanti alla commissione parlamentare infanzia ed adolescenza, presieduta dall’on. Michela Vittoria Brambilla. Al termine, la presidente ha sollecitato il governo a presentare il “piano nazionale antitratta”, atteso ormai da troppo tempo.

L’esperta ha tracciato un quadro complessivo del fenomeno prostituzione minorile, distinguendo tra la casistica dei minori stranieri o migranti, spesso vittime di tratta, e quella dei minori italiani, che si vendono tanto in situazioni di degrado quanto, per futili motivi, anche in condizioni di relativo benessere. Le principali criticità rilevate riguardano non tanto le norme di legge, ritenute adeguate, ma il sistema dell’asilo, gli strumenti di prevenzione e contrasto. Sul primo punto, paradossalmente accade che si rivelino “pericolosi” proprio le strutture dove vengono accolti i giovani o le giovani migranti, perché possibili “luoghi di contatto” con sfruttatori: “A volte la tratta non comincia alla partenza, ma all’arrivo”. Per quanto riguarda il secondo aspetto – ha sottolineato l’esponente del gruppo Abele – “occorre agire nella scuola per l’educazione dei giovani, maschi e femmine, ad avere rispetto di se stessi e degli altri”. Quanto al contrasto, si è sottolineato il ruolo degli ospedali e del personale medico, che più facilmente, rispetto a forze dell’ordine in divisa, può raccogliere le segnalazioni o le denunce delle giovani vittime. L’altra esigenza forte è quella di sensibilizzare i Comuni, che dovrebbero creare “unità di strada” per combattere fenomeni spesso contigui come l’accattonaggio e la prostituzione minorile. “In molti casi – ricorda la dottoressa Pocchesia – le amministrazioni “fanno finta di non vedere” per non dover sostenere i costi ingenti della collocazione del minore in una struttura di accoglienza. E questo è un fatto grave. A Torino – aggiunge – stiamo privilegiando anche per questa ragione la sistemazione nelle “comunità di fuga” per le vittime di tratta, dove i costi sono inferiori e i minorenni vengono a contatto con vittime adulte che possono dare un esempio e aiutarli a prendere la giusta direzione”. Peraltro, anche nella lotta alla tratta, molte cose sono cambiate in peggio “dal 2003, quando l’Italia era diventata un Paese poco agibile per i trafficanti di uomini, ad oggi”: la mancanza del piano nazionale costringe a procedere per aggiustamenti e rinvii.

Di qui la richiesta al governo, formulata dalla presidente, “di non perdere altro tempo” e di finanziare quanto prima un nuovo piano anti-tratta.

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