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BRAMBILLA:”RISCHIA ANCHE IL TURISMO”

Pubblicata il 25 Giugno 2008

“I continui rincari del costo del petrolio, ormai stabile al di sopra dei 130 dollari al barile, rischiano di provocare una crisi economica paragonabile a quella seguita agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. In Italia i ricavi del turismo iniziano a mostrare forti cedimenti, ma le proteste e i segnali d’allarme giungono ormai da tutti i settori produttivi. Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega al turismo, è in stato d’allerta. «Anche se è prematuro tirare le somme di questa prima parte della stagione turistica», spiega a Libero, «tutti i dati fino ad ora raccolti dalle varie parti del paese indicano che c’è una diminuzione, sia pure ancora lieve, per quanto riguarda presenze e soprattutto percorsi e itinerari».
Quali stime avete dell’andamento del settore?
«Si riscontra già una flessione abbastanza palpabile nei flussi turistici che, solo nella capitale, hanno registrato una contrazione di circa il 3,5% nel periodo aprile-giugno. Se l’Italia disponesse, al pari degli altri paesi europei, di una più efficiente e capillare rete ferroviaria, ci sarebbe uno strumento efficace per fronteggiare questa situazione. Ma, inutile nasconderlo, questa rete non è all’altezza della domanda».
Volendo tradurre il danno in termini monetari?
«È ancora troppo presto per quantificare le perdite. Il nostro Osservatorio Nazionale sta raccogliendo i dati che giungono dalle varie aree del paese, ma per le prime stime bisognerà attendere qualche settimana. Comunque, si tratta di milioni di euro».
Quali altri settori ne usciranno danneggiati?
«Sicuramente si avranno forti perdite nel settore del trasporto merci da e verso l’Italia. In Italia, come noto, circa l’85% del trasporto di prodotti avviene su gomma e la forte impennata del prezzo del gasolio non potrà quindi non incidere su tutta la filiera dei costi, con inevitabili ricadute sul livello dei prezzi».
I danni rischiano di essere ben peggiori. Se non si dovesse giungere ad un accordo tra i rappresentanti del governo e gli autotrasportatori, questi sciopereranno per quattro giorni a partire dal 30 giugno.
«La cosa che più mi sconcerta è il fatto che l’Unione europea non si decida a prendere un’iniziativa in questo settore, che pone problemi non solo all’Italia, ma anche agli altri paesi che aderiscono al Trattato. La verità è che Bruxelles è bravissima a stilare  direttive e a porre paletti al mercato, ma quando si tratta di fronteggiare situazioni di massima emergenza sul piano operativo tira le cose per le lunghe o resta addirittura con le mani in mano».
Insomma, dovrà pensarci il governo Italiano. Quali decisioni prenderete?
«Io sono convinta che il governo si adopererà in ogni modo per tamponare questa nuova e pesante emergenza. Il congelamento delle accise sugli aumenti è già un chiaro segnale. Tuttavia, è in sede europea che andranno prese le decisioni più importanti. Nel momento in cui l’export dei nostri prodotti nel resto d’Europa ha avuto un significativo incremento, è chiaro che il problema dei costi di trasporto e delle sue ricadute su tutta la filiera non può essere trascurato».
Tra le tante proteste, c’è anche quella del pescatori. Lei, oltre a
ricoprire un incarico di governo, è imprenditrice di un’azienda ittica. Che danni sta subendo il settore?

«Si tratta di danni assai gravi. Le prime manifestazioni di protesta, che si sono avute a Bruxelles da parte di questa categoria di operatori, sono già il segnale di una situazione allarmante. E l’interrogativo è sempre lo stesso: Bruxelles si deciderà finalmente a fare qualcosa di concreto?»
È vero che i pescatori non vanno più in mare? II costo del carburante è diventato così alto che hanno più convenienza a restare in porto?
«È evidente che, con l’aumento del costo del gasolio, il loro guadagno sul pescato si sta riducendo. Ma da questo a dire che abbiano addirittura deciso di fermare del tutto la loro attività, molto ci corre».
Cosa stanno facendo le aziende come la sua per fronteggiare il danno?
«Stanno cercando, nei limiti in cui ciò è possibile, di ridurre altri costi».

Libero, 25 giugno 2008

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