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SAFER INTERNET DAY, ON. BRAMBILLA: “IL CYBERBULLISMO SIA REATO, BASTA CON IL FAR WEST”

Pubblicata il 9 Febbraio 2016

La pubblicazione online di messaggi che incitano alla violenza o alla diffamazione, la spedizione ripetuta di messaggi offensivi sui social network o con sistemi istantanei, l’assunzione di una falsa identità, la pubblicazione di informazioni private o lesive della reputazione altrui, molestie e minacce sul web sono alcune delle condotte che dovrebbero integrare il reato di cyberbullismo, o più precisamente di “Atti persecutori commessi con mezzi informatici e telematici” secondo la proposta emendativa che l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha parzialmente illustrato oggi alla XIII edizione del convegno per il “Safer internet day”, organizzato da Telefono azzurro.

“Il Senato – ricorda l’ex ministro nel suo intervento – ha approvato un disegno di legge che prevede una serie di interventi di informazione e prevenzione, assolutamente indispensabili in un serio pacchetto di norme di contrasto. Altri se ne possono introdurre a sostegno delle vittime e per promuovere la collaborazione con imprese, providers, gestori dei social network. Ma la mia opinione è che siano necessarie anche misure di carattere penale. La proposta di legge che ho depositato in materia prevede l’introduzione di un reato specifico, definito rigorosamente e distinguendo con nettezza tra la posizione di autori minorenni o addirittura non imputabili, bisognosi di interventi educativi, e la responsabilità di maggiorenni. Le audizioni e il dibattito che si è svolto finora nelle commissioni consentono di tratteggiare il profilo di un nuovo reato, che è continuato (perché dura nel tempo) ed è complesso (perché costituito da condotte che già di per sé sono reato, quali il furto, le minacce, la diffamazione)”.

L’innovazione è necessaria non solo perché “il cyberbullismo è ormai un fenomeno di massa, che coinvolge un adolescente italiano su due tra gli 11 e i 17 anni”, ma perché insulti, furti d’identità, minacce, diffamazione formano oggettivamente un quadro persecutorio unitario: “Considerarli e punirli ciascuno per proprio conto – sottolinea l’on. Brambilla – sarebbe un errore anche logico”. Inoltre, continua la presidente, “le nuove tecnologie hanno enormemente rafforzato il molestatore, garantendogli l’anonimato, rendendolo difficilmente reperibile, annullando i limiti spaziali e temporali della sua azione. Non prendere adeguate contromisure sarebbe come, per esempio, trattare la messaggistica istantanea, con la sua potenzialità diffamatoria, alla stregua delle vecchie chiacchiere di paese. C’è una bella differenza, il fenomeno ha cambiato scala. Ed è ora di metter fine al Far West”.

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