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BRAMBILLA:”SIATE MISSIONARI DELLA LIBERTA'”

Pubblicata il 7 Ottobre 2007

“«E poi magari c’è ancora qualcuno che dice che i nostri circoli non esistono…». Non si trattiene più, Michela Vittoria Brambilla. Troppa è l’euforia del suo primo trionfo, questo enorme capannone della Fiera di Roma riempito con carovane di pullman gratuiti (lei sostiene 15 mila persone, quelli di Forza Italia sussurrano «al massimo 6-7 mila»), e troppi colpi bassi ha dovuto incassare la rossa MVB, per resistere alla tentazione di restituirli. «Ci siete davvero?», grida dal palco lungo 90 metri. «Sìììì», muggisce il popolo dei Circoli, adunati per il loro primo meeting nazionale. Insiste Michela Vittoria: «Dicono che siete dei fantasmi. Ma state attenti», dito indice puntato stavolta verso il Palazzo, «perché questi fantasmi finiranno per perdere la pazienza e per mandarvi a casa tutti. Ma proprio tutti».
Nel mirino i Prodi, i Veltroni, ma anche i Tremonti e i Bondi, le nomenklature della sinistra e della destra. Il ciclone Brambilla punta dritto su di loro. Con una carica di antipolitica apertamente rivendicata, con dosi di populismo da far impallidire i Grillo e i Santoro. «Siamo la gente comune che torna a far sentire la propria voce. Siamo», si lancia Michela Vittoria, stavolta in castigato tailleur e pantaloni neri, «la vera maggioranza che non sarà mai più silenziosa». Lei il leader della rivolta, lei la Giovanna d’Arco che rivendica il «diritto di esibire la ricchezza senza sensi di colpa», con un modello megalomane. Berlusconi? No, acqua. È la bionda fascinosa Yulia Timoshenko, «pasionaria» della rivoluzione arancione in Ucraina. Una donna-leader, che sfida il potere.
A proposito: e il Cavaliere? Per la prima volta, qualcuno gli ha rubato la scena davanti al suo pubblico. Anche nel linguaggio. Tanto è stato elementare, quasi primitivo quello della Brambilla (cittadini stanchi, burocrazia opprimente, fisco soffocante, giudici tolleranti, immigrati a piede libero), quanto già udito e prolisso il discorso di Berlusconi. Puro repertorio: la discesa in campo nel ‘94 per salvare la libertà in pericolo, la mamma che prima era contraria e poi gli aveva detto «figlio mio devi farlo», i brogli elettorali della sinistra, i comunisti cattivi… Poteva mancare il sondaggio? Ecco dunque la Cdl (se si votasse) al 56 per cento e l’Unione al 44, il premier sottozero. Votare è l’unica cosa che interessa al Cav. in questo momento, cogliere l’attimo. Promessa che «in primavera torneremo alle urne». E che ci si andrà «con questa legge elettorale», non serve riformarla perché il vantaggio a Palazzo Madama sarebbe di 39 senatori. Appena nascerà il Pd, «diverse personalità della Margherita si sentiranno libere di votare secondo coscienza». Ai Circoli, Berlusconi addita orizzonti di gloria. «Siate i missionari della libertà. Vostro compito è preparare dal basso il sogno di un grande grande grande Partito della libertà». Nel frattempo, porte aperte «per quanti vorranno candidarsi nelle elezioni comunali, provinciali e regionali». La platea lo interpreta come un via libera alle liste dei Circoli, letteralmente sommerge la voce del Cavaliere quando promette: «Alle elezioni politiche riserveremo a voi una quota rilevante di candidature…».
Crescete e moltiplicatevi è il verbo berlusconiano, tanto ci sarà posto per tutti: per i notabili forzisti (nemmeno uno presente in platea, tranne quelli al seguito del Capo) come per la nuova gerarchia brambilliana, chiamata sul palco per la prima consacrazione ufficiale: giovanotti e giovanotte entusiasti e un po’ dopati, abbracci, pacche sulle spalle, microfono che schizza da una mano all’altra come una saponetta. Sottofondo dell’inno che, sulle prime, pare identico a quello azzurro («La libertàààà, vive con nooooi…»), stessa melodia e in fondo le stesse persone a cantarlo. Le facce sono di Forza Italia, più qualche adesione di An e Udc. Quelli che non ce l’hanno fatta a trovare posto ai piani alti del partito, o ne sono stati respinti. E che ora provano a prendersi la rivincita sotto le bandiere di MVB. Striscione all’ingresso: «Il popolo c’è, ora manca solo un partito…».”
La Stampa, Ugo Magri, 07/10/07

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