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BRAMBILLA:”SPOT E AVVISI CONTRO IL TURISMO SESSUALE”

Pubblicata il 12 Gennaio 2009

“Un pugno nello stomaco, ed è proprio quello che vuole essere. A partire dalle prossime settimane, quando compreremo un biglietto aereo in agenzia, troveremo una scritta sul retro della custodia. Non una pubblicità o un consiglio di viaggio. Ma un articolo di legge: “Sono puniti con la reclusione i reati inerenti la prostituzione o la pornografia minorile, anche se gli stessi sono commessi all’estero”. È l’ultimo passo della campagna contro il turismo sessuale lanciata dal governo e promossa da Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega al turismo.
Perché una scritta del genere?
“Perché il vero problema – risponde il sottosegretario Brambilla – è che di questi viaggi della vergogna finora si è parlato troppo poco. E il silenzio vuoi dire connivenza”. La legge italiana contro il turismo sessuale, che risale al 1998, è tra le più avanzate al mondo. Non solo punisce i reati commessi dagli italiani all’estero come ricorda quella scritta. Ma prevede il carcere fino a dodici anni e una multa fino a 150 mila euro per chi organizza questo tipo di viaggi. Eppure dopo dieci anni è stata applicata pochissime volte e non perché il fenomeno sia scomparso. Anzi. Le statistiche ci dicono che ogni ora nel mondo ci sono 228 minori vittime di abusi, un giro d’affari di questa macabra industria raggiunge i 100 miliardi di dollari. E solo in Italia a fare turismo sessuale sono in 80 mila, di cui il 3 per cento ha come obiettivo bambini e bambine.
Cosa non ha funzionato allora?
“Il guaio è che nei Paesi dove questa vergogna è più diffusa – dice ancora Brambilla – i governi chiudono un occhio perché sono ben contenti di incassare valuta pregiata e le forze dell’ordine sono spesso corrotte e conniventi. Senza denunce o segnalazioni non ci resta che la pressione internazionale”.
Da qui il senso della campagna lanciata nei mesi scorsi con lo slogan “E se fosse tuo figlio?”. Lo spot che abbiamo visto in televisione prima di Natale sarà proiettato anche a bordo degli aerei nei viaggi intercontinentali. Locandine e depliant saranno esposti nelle agenzie di viaggio e negli aeroporti. La stessa scritta messa sul retro delle custodie dei biglietti aerei la troveremo nei cataloghi di viaggio e nelle hall degli alberghi.
Può bastare un’opera di sensibilizzazione a contrastare un fenomeno antico e quasi sempre sotterraneo?
“No – risponde Brambilla – ma è un passo importante. Perché se l’esempio dell’Italia sarà seguito anche da altri Paesi occidentali, i governi degli Stati dove queste violenze vengono commesse avranno più difficoltà a chiudere un occhio”.
E poi non è questo l’unico strumento della campagna. L’intero mondo italiano dei viaggi – dalle agenzie alle compagnie aeree – sta aderendo al codice etico per il turismo responsabile. Non solo una generica dichiarazione d’intenti ma l’impegno a inserire nei contratti clausole precise. Come quella, negli accordi con gli alberghi stranieri, di non consentire l’accesso nelle camere dei clienti ai minori del luogo. Tra agenzie, compagnie aeree e tour operators la metà ha già aderito.

Lorenzo Salvia, Corriere della sera, 12 gennaio 2009

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