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BRAMBILLA:”TRIONFO DEI CIRCOLI DELLA LIBERTA’ AL MEETING DI NAPOLI”

Pubblicata il 20 Maggio 2007

“Se «I Circoli della Libertà non si piegano», una sveglia nel cuor della notte dopo una settimana pesante, un tamponamento subito in tangenziale, un volo perso, uno cancellato e una calza smagliata non spezzano l’imprenditrice padana che nell’atrio di Linate raccoglie i primi consensi e le prime sbirciate alle gambe già celebrate dalla pubblicità Omsa: «Avanti così, mandiamolo a casa quel Prodi!». I capelli sono d’un arancione assoluto, il tailleur scuro corto avvitato, le scarpe mirabili per acuminatezza di tacco e punta, la camminata fatalmente sbilanciata in avanti. «Piacere, Michela Vittoria». Piacere. Sono le sei del sabato mattina e il ciclone Brambilla fa rotta verso sud, c’è tempo per una sigaretta che lei fuma seduta su una bassa fioriera senza fiori. La giarrettiera è a vista. Rompiamo il ghiaccio parlando poco di Berlusconi («sta bene, l’ho sentito stanotte») e molto di gamrberetti. I suoi detrattori la chiamano «la rossa salmonata» per via dell’azienda di prodotti ittici conservati, «in realtà commercializziamo human food e pet food», spiega lei, che ha cominciato occupandosi di una salumeria in Montenapo, Milano, acquisita dal padre industriale dei profilati metallici.
Allora, la giovane Michela Vittoria s’era già lasciata alle spalle qualche fascia da miss e una carriera di giornalista e autrice di programmi Fininvest. Nasce il Gruppo Sal Spa (Sal sta per salumeria): «Ho avuto l’intuizione che il futuro era la grande distribuzione e non aveva senso fornire negozi che poi, su ogni busta di spada affumicato, ci facevano ricarichi da paura… Ho abbattuto i costi e in sei anni ho stravolto il mercato di cui ora siamo i leader». E la politica, quando l’ha sedotta? «La politica? Mai».
Ma ecco, chiamano il volo. Per Brambilla, presidente nazionale dei Circoli della Libertà e fresca candidata (da Berlusconi) alle primarie del centro-destra, è il debutto ufficiale in quel meridione che, a dar retta a «Il Foglio» appena acquistato, sarebbe il suo punto di debolezza. «Veramente, sondaggi alla mano, a me risulta che il gradimento al sud sia molto alto», chiosa Michela Vittoria; si capirà che ha ragione quando, sulla pista dell’aeroporto, un gruppo di napoletani di ritorno a casa le farà feste e raccomandazioni: «Dottoressa, mi raccomando con quella borsa, non giri così per Napoli!».
La borsa di Michela Vittoria è, in effetti, una mezza tragedia. Una capiente Vuitton che non può essere chiusa a causa dei mille oggetti stipati alla rinfusa – pennello del trucco, relazione da ripassare, flaconi di ricostituenti, sacchetto di caramelle molliccione, sigarette – e sempre sul punto di capottare – La numero uno dei giovani di Confcommercio, che in volo toglie le scarpe acuminate, la usa anche come poggiapiedi. Sfogliamo i giornali. Dai maldipancia di Dell’Utri e Tramonti alla successiva gara all’endorsement aperta da Ferrara, le cose per la presidentessa sembrano mettersi al sereno. Lei minimizza: «Può darsi che qualcuno abbia un mestruo doloroso, ma ora il flusso si è regolarizzato». Sì, perché a dispetto di tacco e giarrettiera, è una donna-uomo Michela Vittoria, che parla di sé al maschile e incarna un tipo di seduttività tanto dirompente quanto traversale: lei è la Berluscona, è Peron ed Evita incarnati nello stesso essere umano.
Sulla Maserati con sedili in marocchino rosso messa a disposizione da un industriale napoletano, la Berluscona impartisce ordini al telefonino. La sala dove parlerà (Alemanno e Pisanu a farle da spalla) è già gremita, lei fa rallentare: «Entrerò dall’ingresso principale, voglio, passare in mezzo al pubblico». Si preoccupa soprattutto che gli uomini della scorta si dispongano a cerchio intorno a lei, ma mica perché teme il bagno di folla: «Non permettete a nessuno di prendermi sottobraccio, neppure se sono parlamentari o senatori, chiaro?». Napoli l’accoglie a suon di orchidee e di striscioni: «Michela Premier subito», «La base di Forza Italia ti ama, il comitato provinciale e cittadino ti teme». Millecinquecento applaudono fino a spellarsi le mani, c’è un minimo d’incertezza tra chi scandisce Michela e chi Vittoria, poi la Berluscona attacca a parlare. Di sicurezza, tema dell’incontro, di costi da abbattere, contro «il terzomondismo d’accatto di Amato e Ferrero», cose così, intercalando con dei «Sapete», «Pensate» e anche «Guardate, amici..». Poi, colpo di scena, parte l’intemerata contro la camorra. Dice proprio «camorra», la Perona. Ripete la parola venti volte. Gli applausi si fanno più fievoli, lei non demorde, cita senza citarlo il libro di Saviano, «Che ci fanno tutti quei container nel porto di Napoli?», domanda; spara il super-botto: «La camorra è infiltrata a 360 gradi. Si può dire, o è tabù?». Lei lo dice, fedele al suo motto «Credere solo in quello che si fa e fare solo quello in cui si crede»; gli altri relatori preferiscono parlare di criminalità organizzata, di mafia, Michela Vittoria va all’affondo: «No ai politaci politicanti! No a chi parla in politichese!», e pazienza se poi alcune giovani pasdaran dell’antipolitica, convenute in bagno per rifarsi il trucco, definiranno «stand» il palco degli oratori. Logico, una successione apoliticamente corretta si costruisce anche coi dettagli, e la Berluscona dà l’annuncio: sta mettendo su un settimanale e una televisione, entrambi al debutto i primi di giugno.
A dirigere il giornale sarà lei, alla tv ci penserà Giorgio Medail, uno dei fondatori del Biscione, con Dede Cavalieri, ex mastino delle news Mediaset. Alle tre del pomeriggio i napoletani sono ancora in fila per l’autografo, le signore commentano, «Si vedeva già a Ballarò che di faccia non è bella», «Sì, vabbè, però è sensuale», «Antò, tu che sei maschio, ma secondo te è sensuale?» Missione compiuta, e rientro a casa in serata, dove ad attenderla ci sono due aziende, due presidenze, un giornale, una tv, un bambino di due anni, un compagno non ancora marito e uno zoo che, da elenco aggiornato a ieri, risulta così composto: «14 cani, 24 gatti, 7 caprette, 2 asini, circa 200 piccioni e tre galline che si chiamano come me, mia sorella e mia madre». Dice che va a letto ogni notte alle tre dopo aver risposto a chiunque le scriva e che il tempo di fare la ceretta lo trova. Ma sono dieci anni che non va dall’estetista, Michela Vittoria Brambilla. L’uomo che Berlusconi avrebbe voluto essere.”
La Stampa, 20/05/07

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