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BRAMBILLA 1 MAGGIO: “CON NEGOZI E MUSEI APERTI RISULTATI MOLTO POSITIVI”

Pubblicata il 2 Maggio 2011

“Il 1 maggio con negozi e musei aperti è stato un successo: le città che hanno risposto a questa sollecitazione hanno avuto risultati molto positivi, che hanno finalmente posto le nostre realtà sullo stesso piano delle grandi capitali europee del turismo “. E’ quanto afferma il ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, che ha allo studio un disegno di legge in materia e che nei giorni scorsi aveva pubblicamente invitato i comuni italiani a prevedere la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e l’apertura nei giorni festivi (compreso il primo maggio).
“Questo risultato conferma quanto sia importante andare avanti – sottolinea il ministro – prevedendo in tutti Comuni a vocazione turistica, l’apertura degli esercizi commerciali durante i giorni festivi e la liberalizzazione degli orari. Il testo al quale lavoro da settimane si muove proprio in questa direzione: liberalizzare, deregolamentare e semplificare. Del resto, sono fermamente convinta – prosegue il ministro Brambilla – che più libertà d’impresa voglia dire più ricchezza per tutti, imprenditori, lavoratori ed amministrazioni pubbliche”.
Il Ministro del Turismo si dichiara quindi lieta di constatare che, in occasione del 1 maggio, la maggior parte delle associazioni dei commercianti e molti sindaci di grandi città hanno deciso di seguire la strada proposta, con risposte molto importanti sia da parte degli esercenti che in termini di afflusso di cittadini e turisti. “Se poi aggiungiamo il fatto che – spiega l’on. Brambilla – il ministero dei Beni culturali, secondo quanto previsto dalla nuova valorizzazione del turismo dell’arte e della cultura definita nel nostro Codice del Turismo, ha garantito l’apertura di oltre 350 tra musei, monumenti e siti archeologici e addirittura, per la prima volta, di archivi e biblioteche, possiamo davvero parlare di un grande passo in avanti per l’Italia. Musei e negozi aperti nei giorni di festa garantiscono maggiori servizi per tutti, oltre a rendere più attrattive e competitive le città d’arte e le località turistiche italiane, adeguandole a quella che in Europa e in tanti altri grandi paesi è già una realtà”.
Quanto alle polemiche che hanno accompagnato la festa dei lavoratori, il ministro precisa che: “Esistono i diritti dei lavoratori e nessuno intende, in alcun modo, prevaricarli ma esiste anche il diritto di un commerciante di organizzare la propria attività nel modo che considera più adeguato per poter offrire, sia pure nel rispetto delle leggi vigenti, un adeguato servizio ai cittadini. E’ questo che hanno chiesto le associazioni di categoria e in particolare la Confcommercio.”
“Il problema – prosegue il ministro – non sarebbe così importante se il 90% delle nostre imprese commerciali non appartenesse a piccoli imprenditori che, in questi ultimi anni, hanno dovuto fronteggiare numerose difficoltà per sopravvivere e ora hanno l’obbligo di adattare la propria offerta alle esigenze di consumatori che hanno cambiato ritmo e stile di vita. Ma che questo sia ormai necessario per tenere in piedi un’azienda a certi sindacati evidentemente non interessa: le dure critiche mosse dalla Cgil agli esercizi commerciali che hanno deciso di restare aperti anche nella festività del 1° maggio e le proteste inscenate a Milano e a Roma sono l’ennesima dimostrazione di come certe ali del sindacato non riescano a liberarsi di un corporativismo che è ormai fuori del tempo. E l’evidenza di quanto siano ormai datate ed anacronistiche certe posizioni è provata dal fatto che il numero dei loro tesserati attivi stia diminuendo a vista d’occhio: l’indice di sindacalizzazione dei lavoratori dipendenti è crollato dal 48 per cento della fine degli anni Settanta all’attuale 30 per cento circa. Se non fosse per le generose falangi dei pensionati – conclude il Ministro del Turismo – sarebbe difficile riempire le piazze e rimpinguare i bilanci. Un’organizzazione che fatica a rappresentare i giovani e i non garantiti, come la Cgil, dovrebbe pensarci due volte prima di dire sempre “no” a tutto”.

 

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