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BRAMBILLA TURISMO: “PER ESSERE COMPETITIVI,PIU’ FORMAZIONE”

Pubblicata il 17 Gennaio 2009

“Uno dei problemi che, da sempre, affligge il nostro (ma siamo in buona compagnia) Paese è quello della ricerca di un posto di lavoro. Tutti sognano ancora un posto di lavoro a tempo indeterminato, ma con la crisi che c’è, alla fine i più sono costretti ad accontentarsi di un lavoro a tempo determinato o, peggio, di contratti a progetto o addirittura semplici stage. Così fa specie scoprire che attualmente nel Belpaese c’è un posto di lavoro libero ogni 100 lavoratori occupati. A fotografare la situazione – i dati si riferiscono ai trimestri compresi tra l’inizio del 2004 e la metà del 2008 – ci ha pensato l’Istat che, proprio ieri, ha presentato le stime per le attività del settore privato non agricolo, con dati che fanno riferimento a tutti i posti di lavoro vacanti, ad esclusione dei servizi sociali e personali. Il dato che emerge è quasi stupefacente: nelle imprese di industria e servizi esistono circa 85mila “posti vacanti”.
Ma che cosa sono esattamente questi “posti vacanti”?
Si tratta di posizioni libere per le quali i datori di lavoro cercano un aspirante. Il dato, insomma, corrisponde alla parte di domanda di lavoro non soddisfatta, rappresenta la parte di offerta non impiegata e fa da contraltare al tasso di disoccupazione. Quegli 85mila posti che vengono fuori dall’Istat corrispondono circa all’1% del totale degli 8 milioni di occupati dipendenti italiani.
II dato mostra inoltre un’evidente flessione nel primo quadrimestre del 2008, ultimo periodo disponibile, in concomitanza coi primi segnali della crisi economica in atto. Il confronto tra i macrosettori dell’industria e dei servizi privati mette poi in luce una significativa differenza di livello. Sull’intero periodo considerato, il tasso di posti vacanti dell’industria è in media dello 0,8%, mentre quello registrato dai servizi si attesta all’1,1 per cento. All’interno del macrosettore servizi un livello medio particolarmente elevato – l’1,5% – caratterizza gli alberghi e ristoranti, mentre il più basso – lo 0,9% – si registra nei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni. Considerando le singole sezioni di attività, invece, si può notare che una dinamica simile a quella generale si verifica solo per il commercio e le riparazioni. Per alberghi e ristoranti vi è un ruolo di rilievo della stagionalità, che domina la variabilità, con picchi nel primo trimestre dell’anno e minimi meno regolari ma generalmente registrati nel terzo trimestre. I comparti dell’intermediazione monetaria e finanziaria e delle altre attività professionali e imprenditoriali, infine, mostrano andamenti simili, con un calo sino alla metà del 2005 e una crescita nel periodo successivo che sembra interrompersi solo nei primi trimestri del 2008. Insomma, quello dei posti
vacanti appare come una sorta di cartina tornasole per l’andamento dell’economia del Paese. Quasi una specie di campanello d’allarme.
Ma per quale motivo è il settore turistico ad avere il più alto tasso di posti vacanti? “Oggi il livello di formazione professionale nel turismo è a macchia di leopardo, non omogeneo in tutta la Penisola e spesso inadeguato – spiega il sottosegretario con delega al Turismo, Michela Vittoria Brambilla – rispetto a quelle che sono le esigenze di un Paese come l’Italia a forte vocazione turistica. Paese che, tra l’altro, può e deve giocarsi proprio questa carta per uscire dalla crisi economica in atto. Per questo io, in accordo col ministro dell’Istruzione, Mariastella Germini, ho istituito un comitato di studio composto da professori a vari livelli (docenti universitari e professori di scuole superiori, ndr) – che metta a punto una proposta che possa razionalizzare ed elevare l’attuale livello di formazione in materia turistica. Facendo dialogare il mondo della scuola con quello dell’impresa, per fare così incontrare domanda ed offerta. Due mondi che oggi, su questo fronte, non si parlano abbastanza, per cui nonostante le imprese richiedano certe professioni, la scuola ne prepara altre. Concludo dicendo che per tornare ad essere competitivi sul fronte turistico, occorre puntare molto sulla formazione, adeguandola alle esigenze del turista che oggi ha molta offerta dinanzi a sé”.
Benedetta Vitetta, “Libero”, 17 gennaio 2009

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