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BRAMBILLA:”UN PROGETTO PER PROMUOVERE IL TURISMO CULTURALE”

Pubblicata il 18 Febbraio 2010

Il turismo è una risorsa incredibile per l’economia del Paese. Ma “finora non è stata sfruttata come si sarebbe dovuto. La politica in questi anni ha dormito. È mancata la necessaria programmazione. Una colpa grave. Se così non fosse stato, oggi l’economia vivrebbe una situazione diversa” perché avrebbe dalla sua parte un settore turistico competitivo in grado di fare da traino soprattutto in un momento di crisi come questo.
Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Turismo, per l’ennesima volta richiama l’attenzione sul ruolo strategico del settore, sottolineando il “cambio di passo” scelto dal nuovo governo.
L’occasione è stata la presentazione del progetto gli “Hotel della Cultura” promosso da Ance e Civita in collaborazione con Arcus e nato dalla volontà di mettere al servizio del grande patrimonio culturale e storico dell’Italia un vestito su misura: un network specializzato nel segmento del turismo culturale che consenta a chi viaggia di entrare subito in contatto con il territorio e i suoi doni artistici in modo semplice e sotto la regia sapiente di figure professionali ad hoc.
L’idea è quella di trasformare palazzi storici di grande valore ma abbandonati, in alberghi (ciascuno integrato nella catena “Hotel della cultura”) mirati a soddisfare una specifica domanda turistica.
Come? Mettendo a disposizione del viaggiatore navette che lo conducano nei luoghi del circuito culturale scelto, servizi ad hoc che disvelino al turista gli aspetti interessanti del territorio e gli permettano di conoscere tutti i prodotti enogastronomici che raccontano la Regione che lo ospita.
Pieno il plauso della Brambilla: “Gli ‘Hotel della cultura’ costituiscono un progetto di straordinario interesse e sono certa che produrranno riflessi positivi su tutte le strutture ricettive italiane. Il network è una delle carte vincenti per riguadagnare quote di mercato. Il mio Dipartimento è pronto ad operare per sostenere questo progetto facendo anche pressione sulle altre istituzioni”.
Sì, perché ora che l’idea è stata illustrata e portata all’attenzione delle istituzioni locali e nazionali, la palla passa proprio a loro. Come ha spiegato infatti il vice presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Civita, Pietro Valentino, il primo passo concreto da fare è quello di togliere il ‘vincolo’ agli immobili individuati come idonei per poi ottenere “l’approvazione della Sovraintendenza grazie alla quale accedere alle risorse del ministero dei Beni Culturali che possono così coprire il 50% dei lavori”.
E l’altro 50%? Deve metterli “il privato che, nel caso specifico, potrebbe anche beneficiare del contributo dei fondi comunitari destinati alle zone obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia)”.
Altra ipotesi è “la possibilità di coinvolgere i privati stranieri” tenendo in considerazione anche il fatto che esiste la possibilità di fare riferimento al mondo bancario: sarà “certamente più disposto – osserva Valentino – ad offrire credito ad una simile catena di hotel in rete”.
Non solo, fa notare, gli ‘Hotel della Cultura’ diventeranno così una porta di accesso al territorio e beneficeranno quindi anche della promozione fatta dagli enti e dalle istituzioni pubbliche preposte. Per entrare più rapidamente nel vivo del progetto, si spera che “il Demanio ci dica al più presto che è pronto a mettere a disposizione beni rimasti abbandonati”.
Intanto è stata effettuata la scelta degli ‘immobili’ pilota in base alla localizzazione e alle caratteristiche dell’immobile, criteri ai quali se ne è aggiunto un terzo legato ad aspetti di fattibilità procedurale, con la verifica dell’interesse degli enti proprietari alla sua trasformazione e destinazione ai fini di ricettività turistica.
L’esito di tale selezione ha portato all’individuazione dei quattro casi studio: Cavallerizza Reale di Torino, Caserma Monti a Forlì, Villa Favorita ad Ercolano (Napoli), Collegio dei Gesuiti a Noto (Sicilia).
“Considerando un dimensionamento ottimale del network nel lungo periodo intorno alle 150 unità alberghiere – spiegano gli ideatori – lo studio prevede che la spesa turistica generata, al netto dei costi dell’alloggio, sia pari a circa 765mila euro al giorno, corrispondente a 278.500.000 euro in un anno”.
Questo, prendendo a riferimento i dati sulla spesa pro-capite del turista culturale forniti dall’Osservatorio Turismo -Isnart-Unioncamere e ipotizzando un’occupazione media delle strutture ricettive del 65%. La portata economica e occupazionale del progetto, spiegano, “costituisce una quantificazione di massima delle ricadute dirette e indirette del progetto ‘Hotel della Cultura’ (HdC) sui sistemi produttivi locali che vengono coinvolti ed interagiscono con il sistema HdC”.

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