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Sono in politica per
realizzare ciò che
credo giusto, altrimenti
mi sarei accontentata
di sognare.

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BRAMBILLA:”VOTATE UNA DONNA SOLO SE VALE”

Pubblicata il 8 Aprile 2008

“La frangia di Michela Vittoria Brambilla non vuole proprio stare a posto. La fondatrice dei Circoli della Libertà (oggi candidata nelle fila del Pdl) discute, gesticola, abbassa lo sguardo per trovare le parole, sorride e intanto i capelli continuano a ricaderle sulla fronte: sono il suo brand, dopo tutto. Brambilla è ospite di «Grazia» per l’ultimo di una serie di incontri con alcune delle più significative candidate alle prossime elezioni politiche (prima di lei i ministri uscenti Livia Turco ed Emma Bonino, e l’aspirante premier per La Destra, Daniela Santanchè).
Abbiamo deciso di invitare soltanto candidate donne. Una scelta di campo che, in qualche modo, dice: “Vota quel che vuoi, ma vota donna”. Condivide?
«Non tanto, per la verità. Non vorrei deludervi, ma io non credo alle differenze di genere».
Ci crede il mondo della politica, però: le donne sono pochissime in Parlamento…
«Vero. E questo è sbagliato. Ma io non sono convinta che le donne siano migliori proprio perché donne, io credo nella logica del merito. Bisogna votare chi vale di più, uomo o donna che sia».
Ci sono donne che meritano e che restano ai margini: della politica, dell’economia, delle camere.
«Vero. Trovo profondamente ingiusto che le donne, a parità di ruolo, abbiano stipendi mediamente inferiori del 25% rispetto a quelli degli uomini. Credo nella necessità di politiche a sostegno del lavoro femminile».
Quali?
«Aiuti economici e servizi. Sgravi fiscali su latte in polvere, pannolini, retribuzioni delle baby-sitter. E poi, più asili nido, più facilità a ottenere il part-time nelle aziende, più aiuti nella gestione degli anziani».
Per essere una che non crede alla differenza di genere, ne ha di idee per le donne…
«Una cosa è certa: le donne, come i giovani, sono una risorsa sottoutilizzata. Metterle in grado di lavorare al meglio vuol dire, da una parte, aiutare le famiglie e, dall’altra, dare un valido contributo alla ripresa del nostro sistema economico. È importante. Per tutti, non solo per loro».
Lei ha dichiarato: “Le donne si comportano troppo da donne, per questo sono penalizzate”. Che cosa vuole dire?
«Quella frase è estrapolata da un’intervista in cui facevo riferimento alla mia personale crescita professionale. Nella mia esperienza di imprenditore, infatti, mi sono resa conto che non ha proprio alcuna importanza il fatto che tu sia uomo o donna, ma la qualità dei prodotti che offri. Ma la mia è certamente stata una condizione privilegiata».
Però non ha abdicato a elementi di seduzione. In questo momento calza stivaletti tacco 12: faccia un po’ vedere…
Brambilla alza la gamba, sorride e dice: «Vi piacciono?».
Molto. Però per la campagna elettorale ha deciso un look più castigato: niente gonne corte, niente gambe in vista…
«Avevo troppi imitatori in tv: capelli fiammanti, autoreggenti… Ho deciso di spiazzarli con i pantaloni».
Tanti imitatori, tanto onore. La sua immagine a tinte forti sicuramente ha funzionato, no?
«Quella non è la mia immagine, sono proprio io. Mi vesto così da sempre. Non credere alla differenza di genere non vuol dire nascondere la propria femminilità».
Torniamo alla politica. Come le è venuta l’idea di fondare i Circoli della Libertà?
«L’idea non è mia, ma di Berlusconi. Mi ha fatto questa proposta e io ho accettato. Ponendo una condizione».
Quale?
«Potere avere solo lui come diretto interlocutore. Era l’unica via possibile per riuscire a realizzare quasi 7.000 Circoli della Libertà in poco più di un anno. Questa esperienza non è stata solo un successo politico. Mi ha fatto conoscere, da vicino e profondamente, i bisogni e l’esasperazione della gente, che ha risposto molto al di sopra delle nostre aspettative. Di città in città, non facevo in tempo ad aprire uno stand… la gente arrivava e diceva: fate qualcosa, non ne possiamo più. È questa la voce che voglio portare in Parlamento».
Daniela Santanchè, nel corso della nostra intervista collettiva, ha detto che tutte le candidate (tranne lei stessa) sono “donne del capo”, pronte a obbedire al maschio che comanda. Che cosa le risponde?
«Daniela è un’amica e sta combattendo con grande grinta una battaglia durissima e (quella sì) a tinte forti: rappresenta un partito che ha bisogno di esasperare i toni e creare contrapposizioni. Le auguro, comunque, ogni bene».
Stefania Prestigiacomo, anche lei candidata nel Partito della Libertà, sostiene che la politica è un datore di lavoro molto maschilista.
«Da Berlusconi non ho mai ricevuto ordini, solo consigli».
Se vincerete le elezioni, che ministero le piacerebbe gestire?
«Non rispondo. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché non lo trovo giusto…».
Un po’ per non fare innervosire nessuno…
«Giusto. Ci vuole molta prudenza».
E allora non parliamo di possibilità, ma di sogni. Quale ministero sognerebbe?
«Io non sogno, faccio. Sono una persona molto concreta. In Parlamento voglio continuare a rappresentare la voce dei cittadini. Sarà il presidente Berlusconi a decidere con quale ruolo potrò farlo meglio».
Lei è stata indicata come la “successora” di Berlusconi…
«Stiamo parlando di una persona, Berlusconi, con un carisma unico e irripetibile. Parlare di successione è assurdo quando c’è un leader acclamato dalla stragrande maggioranza degli italiani».
Se la candidata Daniela Santanchè sta esasperando i toni, lei li sta decisamente ammorbidendo. È pacata, possibilista. Sulla legge 194, per esempio, ha rilasciato dichiarazioni un po’ cerchiobottiste.
«Non direi proprio. Io credo che la 194 rappresenti una buona sintesi tra mondo cattolico e mondo laico e che non vada abolita, ma applicata in tutte le sue parti. Oggi questo non avviene e, purtroppo, molti consultori non sono che abortifici. Non credo che vi siano donne che vogliano abortire per avversione alla maternità, ma piuttosto per mancanza di sostegno famigliare ed economico. Pertanto penso che sia necessario mettere in campo serie misure di sostegno».
Lei era favorevole anche all’entrata di Giuliano Ferrara nelle fila del Pdl.
«Sì, sono convinta che il tema della difesa della vita sia importante. Nel rispetto delle decisioni personali, naturalmente. Io, quando sono rimasta incinta, non ho neppure voluto fare l’amniocentesi, perché il mio bambino era già il mio bambino: fin dal concepimento. Ma, ripeto, questa è una mia opinione personale. E, da convinta liberale quale sono, rispetto chi fa scelte diverse dalle mie».
Lei ha un figlio, Vittorio, di tre anni e mezzo. È a capo di alcune aziende di famiglia. E presidente dei Circoli della Libertà. E sta per essere eletta in Parlamento. Come fa a fare tutto?
«Lo ammetto: ho un ménage un po’ complicato. Ma ho anche degli ottimi collaboratori in ogni campo e delego moltissimo. Con il papà di Vittorio i patti sono stati chiari da subito: abbiamo stabilito che se uno non poteva esserci, ci sarebbe stato l’altro. In questo periodo, ovviamente, lui è presente molto più di me. Ed è bravissimo».
Vorrebbe un altro bambino?
«Moltissimo: voglio dare un fratellino a Vittorio. E se non riuscirò ad averlo, credo che proverò ad adottarne uno, ci sono tanti bambini soli…».
Ha più volte dichiarato di difendere la famiglia tradizionale. Ma non si è mai sposata.
«Sono certa che mi sposerò un giorno, perché ci credo».
E vero che lei dorme pochissimo?
«Sì, solo qualche ora».
Proprio come Berlusconi.
«La differenza è che io vorrei dormire molto, molto di più».
C’è qualcosa su cui non va d’accordo con Berlusconi?
Lunghissimo silenzio. E poi:
«Sicuramente c’è, ma non mi viene in mente. Comunque, nel mio piccolo, cerco di dargli molti consigli».
Quali?
«Il mio è un osservatorio privilegiato. Attraverso i Circoli della Libertà riesco a conoscere i desideri e le preoccupazioni della gente. E so che, oggi, la priorità assoluta è la sicurezza».
Davvero crede che gli italiani abbiano paura?
«Sì. La mancanza di sicurezza è la preoccupazione più grande. Più della mancanza di soldi e della pressione fiscale».
Quale la sua personale priorità invece?
«Io sono un imprenditore, vivo una condizione privilegiata. I miei bisogni sono: servizi, infrastrutture, un regime fiscale diverso per far funzionare meglio le imprese».
Se andrete al Governo, quali sacrifici pensate di chiedere agli italiani?
«Certamente noi non metteremo le mani in tasca agli italiani alzando le tasse come il Governo Prodi, ma le abbasseremo. Trovo però irresponsabile il tentativo di Veltroni di prendere ancora una volta in giro gli italiani: non è più il momento di vendere sogni».
Perché c’è stato un momento in cui era giusto farlo?
«Diciamo che adesso è il momento di essere molto concreti. I due anni di Governo Prodi hanno dato vita a quella che tutti chiamano “antipolitica” e invece è solo una sana esasperazione. La gente ha bisogno di risposte concrete a concretissimi bisogni».
Torniamo ai sacrifici.
«È difficile fare previsioni. Ma non chiederemo proprio sacrifici agli italiani. Abbiamo molte misure a sostegno delle famiglie, del lavoro e dell’impresa. Certo dovremo anche vedere quanto ci troveremo in cassa, ma abbiamo un programma chiaro per reperire tutte le risorse necessarie per rimettere i soldi in tasca alle famiglie italiane e fare ripartire l’economia e lo sviluppo».
Dopo l’esperienza nei Circoli della Libertà, si troverà alle prese con le logiche della politica tradizionale. Non la spaventa?
«È vero, devo prepararmi. Ma spero anche di riuscire a cambiare il modo di intendere e di fare politica. I Circoli della Libertà sono serviti anche a questo: a stravolgere il meccanismo dei partiti e a rifondare la politica».
L’attuale legge elettorale non aiuta: i cittadini non possono scegliere i candidati e le liste sono blindate dai partiti.
«Infatti è una legge sbagliatissima».
È stata approvata durante il Governo Berlusconi.
«È stato un grosso errore impedire ai cittadini di dare le preferenze».
Viriamo, per un momento, sul leggero: con chi andrebbe su un’isola deserta? Veltroni, Casini, Storace?
Attimo di sgomento. Poi Brambilla viene salvata da una provvidenziale telefonata da casa. Suo figlio ha la febbre. «Trentotto? Gli hai dato la tachipirina? La gola è rossa?». Tre domande, due indicazioni e si riprende. «Scusatemi, Vittorio è malato. Ho passato la notte a leggergli fiabe».
Com’è il suo bambino?
Sfodera il telefonino e mostra il salvaschermo, abbassa gli occhi e dice: «È così».
Lei piange mai?
«Io? Mai, assolutamente. È una questione di carattere. Sono abituata a cavarmela sempre. Sono allenata a fare cose difficili, importanti. Non mi scoraggio mai».
Nessuna debolezza?
«La mia debolezza sono i bambini, gli anziani, gli animali. Sono capace di arrivare a una riunione in ritardo perché mi sono persa via giocando con mio figlio o per mettere in salvo un cane trovato per strada».
Queste non sono debolezze, ci paiono punti di forza. Cosa ci dice dello shopping?
«Ho poco tempo. E quando faccio shopping, compro di tutto, tutto in una volta».
Come fa ad avere i capelli così perfettamente lisci? E la riga a zig zag? Passa ore dal parrucchiere?
«Non mi piace parlare di queste cose (ride). Comunque, perché siete voi, vi svelo il mio segreto: uso la piastra, che rende i capelli lisci e più lucidi. Anche se li rovina (alza una ciocca e mostra desolata le punte: eccola la debolezza!). E la riga me la faccio da sola con il pettine a coda».
Trascinata, suo malgrado, su un campo assolutamente “di genere”, Brambilla, finalmente, si rilassa, sorride. Si capisce che andrebbe avanti a chiacchierare, ma è ora di andare: si alza e saluta. Poi si ferma e dice: «Ho trovato. Ecco su che cosa ho litigato con Berlusconi: sui manifesti della campagna elettorale. Io volevo assolutamente una sua foto perché la gente lo ama moltissimo. Lui è stato irremovibile. Abbiamo discusso per ore: ho perso».”
Grazia, 08/04/2008

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