Quello del turismo, abbiamo detto, è un sistema complesso, nel quale la leva fiscale si configura come uno degli strumenti, non il principale, a disposizione di chi governa. Naturalmente sono ben consapevole del problema posto dai regimi Iva più favorevoli di cui godono i nostri diretti competitori : Francia, Spagna, Grecia, Portogallo. L’argomento è all’attenzione del “Comitato per le politiche economiche e fiscali relative alle imprese e al mercato del lavoro”, che ho insediato presso il mio ministero da diverso tempo e che lavora in stretto raccordo con i tecnici del ministero dell’Economia. I rappresentanti delle associazioni di categoria vi partecipano a pieno titolo. Ho anche analizzato il caso della Francia, dove nel luglio del 2009 è entrato in vigore l’abbattimento dell’aliquota Iva – dal 19,6 al 5,5 per cento – sulle attività di ristorazione, deciso dal governo. Con grande delusione del presidente Sarkozy, riferisce l’autorevole “Financial times”, nei primi mesi di applicazione della riforma i prezzi praticati dai ristoranti ai clienti sono diminuiti solo dell’1,46 per cento e non c’è stato alcun aumento degli investimenti nel settore. In uno scenario nel quale – con le attuali aliquote Iva al 10 per cento – l’Italia si pone al di sotto della media europea su strutture ricettive (10,4 per cento) e ristoranti (14,6 per cento), aggiungo, a completamento del quadro, che il mio omologo spagnolo ha recentemente annunciato l’intenzione di elevare di un punto l’aliquota Iva attualmente in vigore per le attività turistiche (7 per cento). Come ho detto, il comitato insediato al Ministero del Turismo sta lavorando su diverse ipotesi che possano essere compatibili con lo stato dei nostri conti pubblici.
La giusta considerazione delle criticità non deve comunque farci dimenticare che il nostro Paese occupa una salda posizione sul mercato. Se consideriamo quattro grandi competitor come Italia, Francia, Spagna e Grecia – vi cito rielaborazioni di dati Eurostat del 2008 – l’Italia è la seconda destinazione per arrivi negli alberghi (circa 77 milioni) dopo la Francia (99 milioni) ma è la prima per presenze che ammontano a poco meno di 252 milioni. La Spagna (con 75 milioni di arrivi e 247 milioni di presenze) risulta più allineata all’Italia. Mentre la Grecia può contare su una quota di arrivi decisamente più bassa, pari al 17 per cento di quelli che interessano l’Italia. Le presenze sono il 22 per cento di quelle italiane. Il sistema alberghiero francese è più dipendente dai mercati esteri di quanto sia il nostro, che può comunque contare su circa 110 milioni di presenze nazionali. Nel complesso le strutture italiane riescono a tenere il confronto a livello internazionale e il nostro Paese, nonostante l’abbassamento del livello di stagionalità resti un obiettivo da raggiungere, conferma la sua capacità di attrarre e trattenere turisti sul suo territorio.



