BRAMBILLA: “CERCO DI IMPARARE DA CHIUNQUE”

Dimenticavo: anche una coppia di asini. Il maschio si chiama Ugo e s’è convinto che la Brambilla sia la sua fi­danzata. È sopravvissuto a due tumori, uno dei quali in un organo strategico assai ca­ro a questi equidi, in partico­lare a maggio. Gli hanno fat­to una plastica ricostruttiva. Le viene incontro adorante. «Uuugo, amore mio!». Si ba­ciano teneramente. Ne sarà lusingato Vittorio Feltri, che quand’era direttore di Libe­ro le fece recapitare a casa il simpatico perissodattilo con un fiocco azzurro attor­no al collo: «Lo acquistò nel Pavese prima che ne faces­sero brasato per una festa dell’ Unità. Ugo è furbissi­mo. Si crede un umano. Quando parto per Roma, ra­glia disperato. Ne fa di ogni». L’espressione idiomati­ca, ricorrente nel linguaggio darwiniano del ministro, nel caso di specie sta a significare che Ugo ha staccato un orecchio a una capra. Per gioco, ci mancherebbe.
Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto di lei: «È senza dubbio ambiziosa, probabilmente spieta­ta, ma anche sorprendentemente naturale». Sarà col­pa della benedizione col succo di pera, ma né la prima né la seconda: qui mi pare buona solo la terza. Nel circo di Roma non saprei, là non l’ho mai vista in azio­ne.
La sintesi più efficace, semmai, è quella distillata tre anni fa dalla giornalista Barbara Palombelli, che, in quanto moglie di Francesco Rutelli, un candidato premier lo ebbe per casa e dunque ha l’occhio allena­to: «Giovane, capelli rossi, piglio combattivo e linguag­gio scandito. È l’Avatar di Silvio Berlusconi, l’alter ego virtuale (o reale, come sospettano e temono i tanti aspiranti alla successione del Cav) del capo dell’oppo­sizione e padrone di Mediaset. Ha tutte le caratteristi­che per stracciare i pretendenti al trono: donna, sve­glia, bella, non legata a precedenti esperienze demo­­cristiane o socialiste pre-Tangentopoli (vedi Casini e Tremonti), non deve farsi perdonare trascorsi nostal­gici (Fini), non sa di Transatlantico (come ormai tutti i colonnelli leghisti e azzurri: 13 anni di passeggiatine romane li hanno omogeneizzati all’amatriciana).
I na­viganti del Partito democratico – docenti e professori poco inclini a guardare al futuro prossimo, allergici ai clic computerizzati – sono avvertiti. E anche gli antichi combattenti della Casa della libertà – con le glorie e le medaglie acquisite nelle battaglie della prima ora – do­vranno vedersela con la rossa Mvb e i suoi seguaci».
Cominciamo da qui: perché s’è messa in politica?
«Come la maggior parte degli imprenditori, e io sono un’imprenditrice, mai, mai, mai, e poi mai, avrei voluto mettermi in politica. La prima volta che conobbi Berlusconi fu nel 2001 nel palazzo dei conti Brivio Sforza a Mi­lano, a una cena eletto­rale o­rganizzata per aiu­tare Forza Italia a racco­gliere fondi. Ero seduta con una dozzina di indu­­striali. Tutti bestioni, al mio confronto. Io ero un pulcino, anche per via dell’età. Alla fine il Cavaliere passò di tavo­lo in tavolo a spiegarci la rivoluzione liberale che aveva in mente. Fu sor­preso di vedermi: per quattro anni ero stata sua giornalista, credeva che fossi lì per gli specia­li di Videonews».