BRAMBILLA: “CERCO DI IMPARARE DA CHIUNQUE”

È ancora presidente della Lega italiana per la difesa degli animali?
«Autosospesa dopo la nomina a ministro. Da bambina pensavo che il Signore mi aves­se messo al mondo per salvare tutti gli ani­mali della Terra. Ho ereditato questa patolo­gia dai miei genitori. Essendo imprenditori, erano spesso fuori casa. Sono nata in mezzo a 14 schnauzer, 46 conigli e non so quante pecore, in totale promiscuità. Conservo foto di mio padre con i galli che gli razzolano sul­la scrivania. A insegnarmi a camminare è sta­ta Gari, la mamma di tutti i nostri schnauzer. Mi aggrappavo al suo collare, lei mi tirava su e aspettava che facessi un passettino. Metta di vedere Mowgli nel Libro della giungla . Un po’ come oggi accade a mio figlio quando sono a Roma o in giro per il mondo. A 13 an­ni fondai una sezione della Lega antivivise­zionista. Fermavo le donne in pelliccia e chiedevo loro se non si vergognassero a gira­re per strada vestite di cadaveri. Per anni so­no andata di notte a soccorrere gli animali feriti o maltrattati. E le relative denunce pe­nali erano tutte presentate col mio nome e cognome, non come associazione».
Si sarà fatta molti amici fra i bipedi.
«Non ha idea di che cosa m’è toccato vede­re. La cavalla Melinda aveva sei mesi quan­do le portarono via la mamma facendola a quarti sotto i suoi occhi. Poi per un anno la tennero chiusa in una gabbia, col muso fuo­ri dalle sbarre solo per mangiare, senza mai pulirla. La trovammo col garrese che spinge­va contro il soffitto, tanto era diventato alto lo strato di sterco. Gli zoccoli le erano cre­sciuti all’insù, come i sabot delle olandesi. Alle contestazioni degli agenti, il contadino replicò: “Non si può tenerla così? Alora la copi subit!”, e afferrò un coltellaccio per sgozzarla. Dovetti comprargliela a peso di carne, 600.000 lire. Sette anni di cure fra vete­rinari e maniscalchi per rimetterla in sesto. Fui anche chiamata in un bosco di Costa Ma­snaga, dove un cacciatore aveva seppellito vivo il suo pointer perché non era bravo nel­la ferma».
Seppellito vivo?
«L’aveva tenuto fermo con un forcone pian­tato nel collo e riempito di randellate. Poi, credendolo morto, lo aveva sepolto. In real­tà la povera bestiola aveva solo perso cono­scenza per il trauma cerebrale. Dopo qual­che ora, scavando col naso, era riuscita a sgu­sciare fuori dalla fossa. Siccome aveva il ta­tuaggio dell’anagrafe canina dentro l’orec­chio, con i carabinieri risalii al proprietario. Senza dirgli che il pointer s’era salvato, an­dammo a chiedergli di che cosa fosse morto. “Me l’hanno avvelenato”, fu la risposta. De­nuncia e processo. Tracy ha vissuto sul mio divano. È morto pochi mesi fa, a 15 anni, di tumore».
A leggere le cronache, mi sa che oggidì hanno più bisogno di tutela i cuccioli d’uomo.
«Infatti ho tre grandi amori: i bambini, i vec­chietti e gli animali. Spero di avere altri figli, devo affrettarmi. Se non li avrò, li adotterò. Ne vorrei parecchi. Non capisco le donne che si sottopongono all’inseminazione arti­ficiale e poi, quando non arriva la maternità biologica, si rifiutano di fare da madri ai bim­bi abbandonati. Quanto agli anziani, è intol­lerabile il trattamento che questa società gli riserva, rinchiudendoli negli ospizi dove muoiono giorno dopo giorno. Ho fatto la spesa per anni a C. (prega di omettere il no­me: i parenti la riconoscerebbero) , l’ho assi­stita perché potesse restare fino all’ultimo nel suo mondo, a casa propria».