BRAMBILLA: “CERCO DI IMPARARE DA CHIUNQUE”

Da sottosegretario al Turismo era dima­grita di 4 chili. E da quand’è ministro?
«Boh, non mi peso mai. L’unico indicatore è dato da quanto ballo dentro le gonne. In que­sto momento ci ballo abbastanza». (Il cellu­lare si mette a cantare: «Mi chiamo virgola / sono un gattino / sono la stella del telefoni­no». La avvertono che due cani randagi vaga­no tra Calolziocorte e Olginate. In cinque mi­nuti il ministro coordina per telefono con di­sposizioni perentorie gli interventi di padre, autista, segretarie, accalappiacani, fino a chiudere con successo l’emergenza).
Una suoneria molto adatta per il Consi­glio dei ministri.
«Mio figlio detesta ciò che faccio. Almeno que­st­o contentino glielo do­vevo. Da piccolo, quan­do mi vedeva nei tele­giornali, scoppiava a piangere. L’ultima vol­ta che i miei si sono di­menticati di spegnere il Tg e io gli sono apparsa sul video a tradimento, non ha fatto una piega. Quando torno da Ro­ma, dormiamo nello stesso lettone. Spengo il computer alle 3 di not­te. Alle 5 e mezzo Vitto­rio è già sveglio. Per gua­dagnare mezz’ora di sonno gli metto Barba­p­apà sul lettore dvd por­tatile. Poi giochiamo al­la guerra dei baci e dei morsi. Vince sempre lui».
Chi dà i baci e chi dà i morsi?
«Secondo lei? Sono la classica mamma italia­na, morbosissima. L’ho allattato fino a 15 mesi. Vedo colleghe e amiche che non vogliono avere figli perché si sentono in carriera. Sono delle pazze, delle pazze. Non è possibile rinunciare a una famiglia per una promozione. La carrie­ra! Ma che cos’è la car­riera?».
Appunto, parliamo­ne. Il 24 febbraio Ber­lusconi l’ha nomina­ta coordinatrice dei neonati Promotori della libertà, che fanno riferimento al presidente del Consiglio.
«Il Pdl è un modello di partito democratico diverso da tutti gli altri, fermi all’Ottocento. Perché si basa sul rapporto diretto fra il lea­der carismatico e il suo popolo. Berlusconi dialoga in prima persona con i promotori, ogni settimana gli spiega che cos’ha fatto e che cosa intende fare, gli assegna i compiti da svolgere. I promotori sono i suoi portavo­ce sul territorio. Con questo sistema lui par­la direttamente alla gente e la gente parla di­rettamente a lui. E per gente intendo quella che s’incontra per strada, nei bar, sui bus, nei luoghi di lavoro, a scuola».
E come fanno a parlarsi?
«Lui con gli audiomessaggi, loro con Inter­net. È finita l’era dei politici chiusi nell’ac­quario con i cittadini a guardarli da fuori e l’Atlantico in mezzo. Quel partito lì Berlusco­ni non l’ha fatto, non vuol farlo e mai lo farà. Ho il compito di portargli, già segnate con l’evidenziatore giallo, pacchi di mail che gli danno il polso della situazione: come la gen­­te interpreta una certa riforma, un certo dise­gno di legge, una certa polemica di palaz­zo».